di
Antonella Baccaro

I dirigenti valutano gli scenari. «Comunque vada l’immagine di Sigfrido non ne uscirà come prima. In Rai non potrà fare più il bello e il cattivo tempo», commenta un dirigente

Quel che è fatto è fatto. Non resta che attendere. Ai piani alti della Rai, dopo l’editto che ha sospeso le repliche di Report, il diktat del silenzio obbligherebbe tutti a tenere i telefoni chiusi. Ma qualche dirigente che nella calura estiva risponda un po’ annoiato dalla spiaggia lo si trova sempre. I ragionamenti si soffermano su quello che è appena successo: «La sospensione delle repliche — dice uno di loro — era un segnale che bisognava dare, perché la vicenda, per come sta emergendo, lascia molti dubbi sulle fonti di Sigfrido Ranucci». E pazienza se si trattava solo di puntate già viste. «Se le vedranno su RaiPlay» è la sentenza.

Ora, va tenuto conto che alcuni dei dirigenti Rai attuali sono ex finiani che Valter Lavitola, ai tempi dello scandalo della casa di Montecarlo che costò la carriera a Gianfranco Fini, lo hanno fronteggiato. Per loro, chi è amico del faccendiere è un nemico.



















































Ecco perché è facile sentirne qualcuno che invoca per il conduttore di Report la pedissequa applicazione del Codice etico come una sorta di contrappasso, ricordando come finora Ranucci «abbia fatto la morale a molta gente sulla base di semplici indizi, o utilizzando materiale “discutibile”, come la telefonata privata tra il ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie. Con la scusa del libro — prosegue l’anonimo direttore — si è fatto una bella campagna elettorale su tutte le altre reti, aggirando le norme Rai».

E quindi? Quali regole dovrebbero essere applicate a Ranucci? Il punto è esattamente questo. «Una cosa è che l’inchiesta arrivi al punto incredibile di provare che Ranucci la bomba se l’è messa da solo. Un’altra è che si scopra che lui abbia semplicemente subito l’iniziativa di Lavitola o, ancora meno, che lo abbia frequentato» ragiona un dirigente più moderato.

Nel primo caso è facile immaginare che le conseguenze penali di una simulazione di reato comporterebbero un provvedimento assai pesante, che va dalla sospensione al licenziamento del vicedirettore e conduttore. Molto diverso è il secondo caso, quello in cui Ranucci risulti semplicemente aver frequentato un pregiudicato che ha immaginato di fare di lui un premier. In cosa può consistere la tutela del «buon nome» della Rai in questa circostanza? Si possono sindacare le fonti di un giornalista d’inchiesta o addirittura le sue frequentazioni personali? La questione è scivolosa, tanto più in una Rai costantemente accusata dalle opposizioni di epurare e censurare.

Qualcosa però vorranno dire le parole che il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, si è lasciato sfuggire (per poi ritrattarle) a proposito dell’ipotesi che in autunno, a condurre Report, sia Giorgio Mottola, “scudiero” di Ranucci. Insomma, se è chiaro che la trasmissione non si può toccare, qualche ragionamento su chi altri la possa guidare, c’è. E Corsini — che le puntate di Report le ha potute vedere, a suo dire, «solo il giorno prima» — non vede l’ora.

Questo è una ragionamento che circola anche tra gli altri direttori e vicedirettori: «Non credo — osserva uno di loro — che Ranucci si sia fatto mettere una bomba. Ma comunque vada a finire, penso che in ogni caso la sua immagine non ne uscirà più come prima. Con la conseguenza che in Rai non potrà fare più il bello e il cattivo tempo». Sigfrido Ranucci? Uno dei tanti.


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12 luglio 2026 ( modifica il 12 luglio 2026 | 06:58)