di
Simone Canettieri
Le allusioni del faccendiere sulle persone ospitate nel suo B&B. I timori nella redazione per le ricadute del caso su «Report»: gli inviati pronti a riunirsi giovedì
Scene da una rottura. Volano i piatti. E, ovvio, sono stracolmi: cozze gratinate di messaggi trasversali, frittura mista di rancori, tranci di avvertimenti, sorbetti velenosi. Valter Lavitola, già «amico geniale» di Sigfrido Ranucci, con una gragnuola di interviste (ben quattro rilasciate solo venerdì) dice e allude. Manda messaggi. Parla. E comincia a raccontare dettagli e circostanze di un rapporto andato avanti per anni.
E sembra vacillare così l’unione fra i protagonisti di questo romanzetto ambientato in un bistrot di mare nell’ombratile Monteverde: il guappo e il segugio, fonte e fontaniere, che diventano sodalizio per poi finire — pare — ai ferri corti. Con una serie, forse, di «non detti» pronti a essere resi noti dal ristoratore. È la strana coppia — l’inquisitore e il simpatico peccatore — che scoppia. Fa «bum» come la bomba che è la cornice di questa storia in cui il giornalista, va ripetuto fino al tedio, è parte lesa.
I due non comunicano fra di loro. Né un messaggio né una telefonata per scelta dell’ex faccendiere. Piange dunque il telefono. E quindi sempre lui, Lavitola, fa sapere proprio ora di aver ospitato (gratis) un cronista di Report nel suo bed and breakfast ai tempi del Covid. Un favore: ce ne saranno stati altri? E sempre al quotidiano Domani aggiunge che se «Sigfrido dubita di me sono pronto a sputargli in faccia», come nei migliori film con Mario Merola.
Il «talento di Mr. Valter» era una spezia conosciuta e assaggiata da Ranucci (e da chi cerca notizie in relax). Così come «la sua faccia poliedrica», come la chiama il giornalista che ancora oggi non rinnega l’amicizia e chissà però se è pronto a restaurarla. «Non cambio idea su Valter e non ci voglio credere: mi spiace per aver tirato in mezzo la vicenda del figlio malato alla radice della nostro legame, mi scuso», dice in giro l’anima di Report, trasmissione che rischia di finire più che in un brodetto in una palude.
L’oste negli ultimi anni, almeno un paio di volte, si è presentato in redazione dall’amico (speriamo con qualche primizia di mare) con il quale condivideva la passione e il fiuto per le storie che animano i sotterranei della politica. E forse, per stima e legame, lo voleva spingere lassù. Fino nell’empireo del potere, via Campo largo, iniziando con croccanti sondaggi da commissionare e poi da far girare ai giornali. Ma guai ai passi falsi. Tanto che gli sconsigliò di seguire la pista (o meglio: patacca) del viaggio del ministro della Giustizia Carlo Nordio in Uruguay da Nicole Minetti, in attesa della grazia dal capo dello Stato, e da Giuseppe Cipriani. «Attento è una fake news», gli disse Lavitola. Così davvero intimo e fidato da custodire anche le presunte notizie di Ranucci e magari domarle, come ha detto il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini? «No, seppi di Nordio poco prima di andare in onda da Bianca Berlinguer, il commento di Valter arrivò a fatto compiuto a cena», mette in chiaro il giornalista, inseguito ormai come un’ombra dall’ex direttore dell’Avanti! Diventato un peso anche per la trasmissione che non piace al governo.
«Se avete dubbi su di me sono pronto a un passo indietro», ieri mattina Ranucci ha ribadito al telefono a un gruppo di inviati di Report la sua totale buona fede sull’attentato subìto, diventato però un caso ancora più complesso e da chiarire dopo il coinvolgimento di Lavitola. Tra i suoi «ragazzi» c’è chi addirittura pensa che «potrebbe essere ricattato». La domanda di Ranucci, per quanto retorica, racconta il clima che sta vivendo in questi giorni la trasmissione che si occupa di inchieste per Rai3 (il debutto fu su Rai2) da 32 anni. La redazione — 40 professionisti tra montatori, videomaker, redattori e inviati — è in «subbuglio» per la prossima stagione e alla luce dello stop alle repliche. Gli inviati, primo cerchio composto da dodici giornalisti esperti a cui vengono affidati i casi più delicati, sono pronti a riunirsi giovedì. Con o senza Ranucci per decidere il da farsi e chiedere magari un incontro ai vertici Rai. Ragiona uno di loro: «Con quale faccia potrò andare da un politico a chiedergli conto dei suoi legami pericolosi con personaggi controversi?».
E alla fine si ritorna sempre qui, a Monteverde, per la cena del sabato. Il proprietario non c’è. «È molto provato e ha deciso di staccare qualche giorno», raccontano dal locale-porto di mare e di confidenze. Il «loro» tavolo a sinistra è vuoto. Mancano Valter e Sigfrido, già «confraternita del mutuo soccorso». Chi ha memoria e cultura a destra ricorda, con uno sberleffo, la storia di Giulio Caradonna, deputato del Msi. I carabinieri lo trovarono col pennello in mano mentre scriveva un gigantesco «A morte Caradonna». E lui disse: «Ognuno si fa propaganda come può!». Non è questo il caso, e forse il missino non aveva un amico.
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12 luglio 2026 ( modifica il 12 luglio 2026 | 07:02)
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