di
Cristina Ravanelli

L’uso dei dispositivi elettronici, soprattutto se prolungato, può modificare la postura, favorire disturbi muscolo-scheletrici, aumentare la miopia e affaticare la vista

Non è solo il cervello a pagare il prezzo dell’utilizzo eccessivo degli schermi: smartphone, tablet e computer lasciano il segno anche sul corpo. Dalla schiena al collo, dagli occhi fino a mani e polsi, un uso prolungato dei dispositivi elettronici può modificare la postura, affaticare la vista e favorire disturbi muscolo-scheletrici che, se trascurati durante la crescita, rischiano di accompagnare una persona per tutta la vita. L’allarme arriva dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot), secondo cui le posture scorrette legate all’uso sempre più intenso della tecnologia stanno contribuendo all’aumento di problemi ortopedici, soprattutto nei più giovani. 

Schiena e collo 

Tra le parti del corpo più colpite c’è la schiena. Ore trascorse davanti a tablet, computer e smartphone favoriscono la comparsa della cifosi, un’accentuazione della fisiologica curvatura dorsale che rende più difficile mantenere una postura corretta, sia da seduti sia in piedi. Secondo la Siot, nelle scuole medie inferiori i casi sono aumentati del 700% negli ultimi dieci anni. Anche il collo è sempre più sotto pressione. Uno studio pubblicato su European Spine Journal, basato sui dati del Global Burden of Disease 2021, mostra che il numero di persone con dolore cervicale è quasi raddoppiato tra il 1990 e il 2021, passando da circa 115 a oltre 206 milioni nel mondo. Tra i principali fattori di rischio, oltre alla sedentarietà, figurano proprio l’uso intensivo dei dispositivi elettronici e le posture scorrette. Gli specialisti parlano di tech neck o «collo da tecnologia»: spalle incurvate, torace chiuso e testa costantemente piegata verso lo schermo. Questa posizione aumenta fino a cinque volte il carico sui muscoli cervicali rispetto a una postura eretta e, con il tempo, può provocare contratture croniche e favorire la comparsa della cosiddetta «gobba del bisonte», un accumulo di tessuto alla base del collo.



















































Buone abitudini 

Per prevenire questi problemi bastano spesso piccoli accorgimenti quotidiani. La prima regola è evitare di rimanere immobili troppo a lungo: è consigliabile alzarsi almeno una volta ogni ora e dedicare qualche minuto allo stretching. Fondamentale anche la posizione dello schermo, che dovrebbe essere all’altezza degli occhi, mentre tastiera e mouse devono consentire agli avambracci di appoggiarsi comodamente alla scrivania, evitando tensioni a spalle e collo. 
«Quando guidiamo, a ogni semaforo rosso, possiamo posizionare le mani sul volante alle 10 e 10, contrarre la muscolatura degli arti superiori ed esercitare una spinta con la nuca sul poggiatesta mantenendola per 10 secondi. Se incontriamo più semafori rossi, lo stesso esercizio può essere ripetuto con la testa leggermente ruotata a destra e a sinistra, così da mantenere attivi anche i muscoli paravertebrali posteriori», suggerisce Erika Maria Viola, direttrice dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia dell’ASST di Cremona.

Mani, polsi e gomiti

Anche mani, polsi e avambracci possono risentire dei movimenti ripetitivi richiesti dalla digitazione o dal mantenimento del telefono nella stessa posizione per lungo tempo. Tra le patologie emergenti c’è il BlackBerry thumb, noto anche come «pollice da smartphone»: una forma infiammatoria del tendine flessore del pollice, simile al dito a scatto, provocata dall’uso continuo della tastiera del telefono. Non esiste più soltanto il «gomito del tennista», ma anche il «gomito da cellulare». Secondo i ricercatori dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, anche parlare a lungo al cellulare può mettere sotto tensione il nervo ulnare, causando dolore, formicolio e, nei casi più importanti, difficoltà nei movimenti della mano.

Aumento della miopia 

Gli effetti degli schermi si fanno sentire anche sulla vista. Negli ultimi anni la miopia è aumentata in tutto il mondo e numerosi studi indicano che il rischio cresce significativamente quando il tempo trascorso davanti agli schermi supera un’ora al giorno. Tra una e quattro ore l’aumento è particolarmente marcato, mentre oltre le quattro ore continua a crescere, seppure più lentamente. Ogni ora aggiuntiva davanti a uno schermo è stata associata a un incremento del 21% del rischio di sviluppare miopia. L’esposizione prolungata può provocare anche affaticamento visivo digitale, noto come «sindrome da visione artificiale», con sintomi come vista offuscata, secchezza oculare e difficoltà di messa a fuoco. Per ridurre il sovraccarico gli oculisti consigliano la regola del 20-20-20: ogni 20 minuti trascorsi davanti allo schermo bisogna interrompere l’attività e guardare per almeno 20 secondi un oggetto posto a circa 6 metri di distanza.

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12 luglio 2026