di
Guido Olimpio

L’Iran non teme di prendere l’iniziativa, reagisce con azioni sempre più ampie: cosa c’è dietro le ultime rappresaglie ad ampio raggio volute dall’ala dura dei Pasdaran

L’Iran non si discosta dalla strategia iniziata con il conflitto: non teme di prendere l’iniziativa, reagisce con azioni sempre più ampie
Almeno quattro i punti da sottolineare.

1) Per ribadire il proprio controllo su Hormuz ha “sparato” su petroliere di paesi arabi della regione. E lo ha fatto sapendo che avrebbe innescato i raid statunitensi.



















































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2) Alla prima ondata di attacchi Usa ha replicato prendendo di mira non solo Kuwait e Bahrein – bersagli consueti e scontati – ma anche il Qatar, stato mediatore, e la Giordania. Lo schema si è ripetuto nelle ultime ore dopo la massiccia serie di strike nemici (140 secondo il Pentagono). 

I guardiani hanno lanciato i loro vettori sulle diverse monarchie del Golfo che ospitano basi statunitensi, su un’installazione in Giordania e un sito non specificato nella penisola di Musandam, in Oman. Il Sultanato è in una situazione particolare: vanta diritti su Hormuz in quanto controlla la parte sud; Teheran gli ha proposto una gestione in comune con la volontà dichiarata di imporre un pedaggio camuffato da spese di transito; Muscat è da sempre coinvolta nei negoziati e rappresenta un canale di comunicazione; nella penisola di Musandam c’è una stazione di intelligence britannica (se ne parla poco, però domina lo stretto).

3) Durante le altre crisi la Repubblica islamica aveva scelto di rispondere in modo più contenuto e in qualche caso persino simbolico (tipo il bombardamento “telefonato” sul Qatar). Ma l’approccio è stato considerato troppo debole dall’ala più dura e i pasdaran si sono preparati per le prove successive con piani diversi. 

Ecco le rappresaglie ad ampio raggio, ben lontano dai confini dello scacchiere. Questo per dimostrare risolutezza, agganciare il confronto nel Golfo al dossier Libano e al Mar Rosso, far pagare un prezzo alto a tutti. Interessante che esponenti radicali abbiano invocato una punizione nei confronti degli Emirati, in apparenza risparmiati nell’ultimo round. 
Nota: nelle scorse settimane si era parlato del passaggio di fondi dagli emiratini agli ayatollah.

4) Sono significativi i continui riferimenti alla vendetta. C’è della propaganda ma anche la determinazione a non dimenticare la perdita di figure rappresentative e del più alto livello. I nemici non devono dare nulla per scontato o pensare di imporre dei meccanismi bellici. 

Restano, come sempre, le incognite sul futuro viste le troppe variabili dello scontro e le precarie condizioni socio-economiche del regime.

12 luglio 2026