di
Francesco Battistini
Lo sceicco aveva 74 anni: nel 2013 – conuna scelta rara – aveva abdicato volontariamente in favore del figlio, lo sceicco Tamim bin Hamad. Nel Paese lutto nazionale per quattro giorni
Lo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro del Qatar dal 1995 al 2013, è morto domenica 12 luglio, all’età di 74 anni. A comunicarlo è stato il governo qatariota, che ha proclamato 4 giorni di lutto nazionale. Questo è il ritratto di Al Thani firmato da Francesco Battistini.
Al contrario di Re Mida, che trasformava in oro tutto quel che toccava e per questo rischiò la morte per fame, l’Emiro Hamad bin Khalifa Al-Thani ha sempre saputo gestire benissimo il suo tocco che trasformava il gas liquido in una straordinaria, forse unica liquidità finanziaria.
Ma i 74 anni della sua vita di platino sono stati anche infelici: già tredici anni fa, quando abdicò in favore del figlio con un discorso in tv e non per un’oscura congiura di palazzo, caso quasi unico nelle dinastie arabe, già allora Al Thani stava combattendo da sedici anni con una malattia che non gli dava pace.
Tutto il suo mito, si può anzi dire, è stato edificato nello scintillio e nell’opacità. E il suo regno, uno dei più piccoli eppure più ricchi del mondo, è cresciuto nelle luci d’uno sviluppo vertiginoso e senza pari e nelle ombre d’una politica spesso spregiudicata e senza freni.
Arrivò al potere nel 1995 e nella sorpresa di tutti, deponendo con un golpe incruento il padre, che s’era sempre rifiutato d’aderire alla federazione degli Emirati Arabi Uniti e che lui riteneva, però, ormai vecchio e inadatto a gestire le immense risorse naturali di gas. Mollò il potere nel 2013, ancora più a sorpresa, lasciando all’attuale e giovane Emiro Al Thani la gestione d’un Paese ormai rivoluzionato.
Per capire che cosa sia diventato in questi trent’anni il Qatar plasmato dal vecchio Al Thani, che negli anni ‘90 era soltanto un periferico e irrilevante trono del Golfo, basti un elenco di nomi: Al Jazeera, dal 1996 il punto di riferimento di tutta l’informazione tv nel sud del mondo; gli investimenti bancari in Credit Suisse e Barclays; l’acquisto di giganteschi asset mondiali, dai magazzini Harrods di Londra alle squadre di football del Paris Saint-Germain e del Manchester City, dagli studios cinematografici della Miramax ai cataloghi artistici Vivendi, dalla sponsorizzazione del Barcellona all’acquisto dei capolavori di Cezanne e di Hirst per il museo di Doha; i soldi nella moda di Louis Vuitton, nel Charlton Hotel di Cannes, nei terreni della Costa Smeralda (preludio alla vendita della Villa Certosa di Berlusconi, quest’oggi); gli investimenti milanesi di Porta Nuova, compresi piazza Gae Aulenti e il Bosco Verticale; i Mondiali di calcio del 2022, assegnati nel 2010, che non sarebbero stati possibili senza gli enormi investimenti nello sport; gli Open di tennis, idem come sopra…
E poi la centralità diplomatica, che spinge ancora oggi il Qatar a mediare fra Stati Uniti e Talebani o fra Hamas e Israele. Gigante economico grazie a un fondo sovrano che vale il Pil d’una ventina di governi mondiali, la Qatar Investment Authority, ostentare soldi non era nello stile della casa: il vecchio Al Thani compariva poco in pubblico, a differenza d’altri sultani. Quando però il suo superyacht veleggiava nel Mediterraneo, e imprenditori e politici facevano la coda per omaggiare, era un fiorire di racconti e d’aneddoti, richieste d’investimento e di favori: l’Air Force One donato dal figlio a Donald Trump è solo l’ultimo di migliaia di gadget elemosinati a governanti amici.
La sua ascesa politica, spinta dai soldi e dal soft power di Al Jazeera, è fatta di pagine storiche, pagine nere e pure pagine epiche. Il primo capo di Stato che visitò e finanziò Gaza. Il primo arabo a incontrare, contemporaneamente, la premier israeliana Tzipi Livni. E pure a inviare aerei da guerra per deporre Gheddafi, o soldi ai ribelli siriani che tentavano d’abbattere Bashar al Assad. Chi, se non il Qatar di Al Thani con la sua tv, soffiò sulle Primavere Arabe? E che dire dei terroristi dell’Isis, finanziati nemmeno troppo di nascosto assieme a Hamas? O dell’appoggio alle secessioni in Libia? O del ruolo recentissimo, ma con radici antiche, nella contrapposizione a corrente alternata all’Iran sciita?
Nelle ore della morte dell’Emiro, per il quale sono stati proclamati quattro giorni di lutto, Doha si trova a reggere l’ennesimo assalto di droni da Teheran ed è a questo «momento di particolare complessità per i nuovi, inaccettabili attacchi iraniani » che si riferisce il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, nel messaggio di cordoglio per un re « ricordato per la sua storica amicizia nei confronti del nostro Paese». « Uno di quei rari leader che hanno cambiato il corso della storia della visione della propria nazione », lo ricorda anche la premier italiana Giorgia Meloni.
Una storia costata anche cara: ai due milioni e mezzo di qatarini, che vivono sotto una monarchia assoluta dov’è proibito criticare l’Emiro, dove le donne hanno meno diritti che in altri Paesi del Golfo, dove gli immigrati indiani e filippini. – il 90 per cento della popolazione – campano da mezzi schiavi.
Il denaro perse Re Mida agli occhi degli dei. Il gas degli Al Thani, per il momento sembra di no.
12 luglio 2026 ( modifica il 12 luglio 2026 | 17:31)
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