di
Rosanna Scardi
Il 40enne milanese è andato al pronto soccorso cinque giorni dopo essere tornato da un viaggio in Africa: «Temevo di aver preso la malaria, poi l’infettivologa ha identificato la rickettsiosi»
Pensava di aver contratto la malaria, invece è finito in ospedale, pochi giorni dopo essere tornato da un viaggio in Africa, per il morso di una zecca. Brutta disavventura per l’inviato delle Iene Stefano Corti che l’ha raccontata attraverso due storie sulla sua pagina Instagram. «Bene ma non benissimo, sono stato morso da una zecca africana. Dolori, nausee e febbre fino a 39,5», scrive sui social. L’episodio gli ha provocato un’infezione, la rickettsiosi, trasmessa all’uomo tramite il morso di artropodi infetti.
L’inviato, milanese 40 anni, pubblica l’immagine della lesione sulla gamba e di una foto che lo ritrae nel letto d’ospedale con una flebo attaccata. «All’inizio – scrive – pensavo che fosse semplicemente un pelo incarnito. Poi mi si è gonfiato un linfonodo e sono andato a fare un’ecografia. Da qualche giorno avevo anche dolori alle ossa, fiato corto e una forte spossatezza, ma li avevo attribuiti alla stanchezza dopo giorni molto intensi. Poi è peggiorato tutto: sono iniziati i brividi e una febbre altissima fino a 39,5, quasi 40».
Di fronte al repentino peggioramento, Corti si è rivolto al pronto soccorso nel cuore della notte. Essendo di ritorno da un’area dell’Africa a rischio malaria, l’allarme è scattato immediatamente, anche se «non era il periodo – spiega – di maggiore attività delle zanzare». A chiarire la natura del malore è stato il medico della struttura sanitaria, che ha escluso la malaria e identificato la causa dei sintomi.
«L’infettivologa – prosegue – ha subito capito che la malaria non c’entrava. Diagnosi: rickettsiosi trasmessa da una zecca, un’infezione batterica che, se non riconosciuta e trattata in tempo, può diventare anche seria».
L’inviato, ora in cura, ha voluto lanciare un messaggio d’attenzione e prevenzione ai suoi follower, ringraziandoli per il grande affetto mostrato nei suoi confronti con centinaia di messaggi di supporto. «Un promemoria per tutti dopo un viaggio, soprattutto se si è stati a contatto con la natura: non sottovalutate mai sintomi come febbre, brividi o lesioni cutanee. Raccontare ai medici dove siete stati può fare davvero la differenza».
Corti ha anche pubblicato due video per spiegare meglio l’accaduto e ringraziare il personale sanitario e tutte le persone che lo hanno supportato con affetto attraverso centinaia di messaggi. «Nel momento in cui le zecche ti mordono – spiega – rilasciano una sorta di anestetico e non te ne accorgi, l’insetto si nutre finché non si stacca; a quel punto passa l’effetto dell’anestetico e senti gli effetti del batterio che intacca le cellule dall’interno e io, dopo cinque giorni che ero rientrato dall’Africa, ho iniziato a sentire nausea, dolori alle ossa e nonostante provassi a riposare, non recuperavo. Avevo un linfonodo ingrossato e l’antibiotico non faceva effetto: avevo febbre, brividi, quando è salita a 40, mi hanno ricoverato. Ora sto riposando, mi sto riprendendo. Grazie a tutti».
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12 luglio 2026
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