Sinner re di Londra, è tornato più forte di prima

(Gaia Piccardi, inviata a Londra)  Il muro di Berlino ci ha messo un po’, poi è crollato. Alla fine di un’altra domenica di gloria per il tennis italiano, Jannik Sinner si abbandona sul prato centrale di Church Road, gli occhi negli occhi con il cielo, l’affanno nel petto. Cinque settimane fa quasi sveniva in mondovisione a Parigi, travolto dai limiti di un fisico fiaccato dal carico di lavoro eccessivo. E adesso solleva la coppa di Wimbledon che gli consegna la principessa Kate, in un deja vu a cui non ci stancheremmo mai di assistere. È il quinto titolo Slam, il secondo di fila qui a Londra, in contumacia dell’arci-rivale Carlos Alcaraz, fermo ai box. Ha battuto in quattro set il migliore degli altri, Sascha Zverev, trasformato dal Roland Garros ma non abbastanza.

Non ci sono attendismi né rodaggio. Al secondo quindici è già partita vera: lungo scambio, Zverev chiama a rete Sinner e lo trafigge con una volée di rovescio; sotto 15-30, Jannik pareggia tirando un ace a 212 km all’ora. È passato un minuto dall’inizio: aggrapparsi all’architrave del servizio per non soccombere sarà il tema di tutta la finale. Molto bella, tesa, intensa. Di qualità. Spettacolo vero davanti alla famiglia reale, tra folate di vento che scompigliano le acconciature delle signore nel royal box. Aveva ragione Richard Krajicek, trent’anni fa olandese volante su questi prati, nell’intervista al Corriere: Zverev, dopo Parigi, è un altro giocatore. Più libero, quindi leggero. L’uomo di Amburgo fino al 4-3 cede due punti sul servizio, poi si va per la prima volta ai vantaggi e, con un inedito doppio fallo, offre la palla break. Su un innocuo palleggio, Jannik stecca di dritto e ristecca sulla risposta. Le percentuali dei duellanti sul colpo di inizio gioco, impongono il tie break. Entriamo in zona Sinner, eppure la perfezione in questo frangente è made in Germany. Ogni punto è un colpo vincente, in questa vicenda lunga 16 velocissimi palpiti di cuore. La nuova tempra di Sascha ha innalzato, insieme a tutto il resto, anche il livello del suo dritto, per solito impreciso. Quello di Sinner, invece, torna a vacillare come a inizio torneo, prima che coach Cahill lo convocasse sui campi indoor dell’All England Club per una sessione di fissaggio del timing sulla palla. Zverev carica il bazuka: servizio vincente (3-3), ace a 223 km/h (4-3), servizio vincente che viaggia a 218 all’ora (5-5), primo set point cancellato dall’azzurro con palla corta e dritto (6-6), poi tocca a Zverev annullarlo a Sinner con un ace a 215 all’ora (7-7). Nella sliding door del primo set s’infila il numero due del mondo con un rovescio affilatissimo, specialità della casa. È un sontuoso dritto insideout sulla riga a consegnargli, meritatamente, il vantaggio. 9-7, 7-6. È trascorsa 1h05′. Zverev fin qui è superiore: 74% di prime in campo (contro 65%), soprattutto 81% di punti vinti sulla prima (contro 73%). Quattro i punti di differenza. Siglinde Sinner, per il tormento, si alza e se ne va.

Zverev apre il secondo set ai vantaggi però continua a servire come un angelo vendicatore. Non ci sono break e nemmeno palle break, questa è la fase in cui Jannik si aggrappa alle virtù della battuta come un naufrago per non andare alla deriva. Rieccoci al tie break, il secondo consecutivo. Questa volta Sinner esce dai blocchi con tutta la classe di cui dispone mentre l’avversario non riesce a salire di livello, e rimane irrimediabilmente arretrato. Si aprono crepe sulla superficie del lago Zverev, che improvvisamente diventa falloso come la sua versione pre Roland Garros. Perde il dritto mentre Jannik ritrova il suo. 4-0, 5-2, 7-2 (7-6). Il campione in carica diventa imprendibile per gli umani, principe di Parigi incluso. Nulla di tutto ciò è un caso, naturalmente: i punti vinti sulla prima di Sinner, dal 65% salgono all’86%. La pressione impressa al rivale con il colpo in uscita da un servizio di qualità così alta, ne è la conseguenza.

Sinner esce. Si cambia, tira il fiato, forse ripensa a Cerundolo e a tutto ciò che non dovrà più permettere che accada. Rientra mamma Siglinde. Chi non c’è più, è Sascha Zverev. Una scivolata boicotta il suo tentativo di fuga: il tedesco cade, sbatte il ginocchio destro e non arriva sulla palla corta dell’avversario. La palla break sul 3-3 (la prima per il tedesco: si materializza a 2h43′ dall’inizio del match) finisce nel Tamigi. Jannik, con sportività, scavalca la rete per aiutare Sascha a rialzarsi. È l’inizio della fine. Scivolando anche lui nella stessa zona di prato, ma rimettendosi in piedi come un gatto, Jannik sfonda al game successivo (4-3): il dritto di Zverev torna ad essere il suo tallone d’Achille, Italia-Germania 5-3 e, a ruota, 6-3. Non ci sono più angeli nel cielo di Zverev.

Tramonta il sole, qui è l’ora di cena. Incombe il ballo di Wimbledon con la vincitrice del femminile, Linda Noskova. L’abito scuro di Jannik è arrivato sabato, fresco di sartoria. È l’ora di chiudere. Il break sul 3-3 del quarto set arriva al terzo tentativo, quando anche il servizio, ultimo dei soldati a sua difesa, abbandona Zverev. 4-3. Sul 5-4 uno scambio forsennato, chiuso da Sinner con una prodezza strettissima di rovescio, lo porta al match point. È un dritto lungolinea a sigillare il secondo trionfo consecutivo in Church Road. Può lasciarsi cadere per terra, esausto e felice. E poi scalare le tribune per abbracciare la sua famiglia. Come nel 2025, il saluto alla mamma è il più sentito. La corsa è finita, il vulnus parigino sanato. Il mondo è di Jannik Sinner, il campione che si era solo assentato un attimo, poi – come l’anno scorso quando la fenice risorse dalle ceneri dei tre match point gettati nella Senna – è tornato più forte di prima.