L’ondata di calore che sta interessando il Paese dal mese di giugno e che, secondo gli esperti, proseguirà con nuovi picchi record delle temperature nella prossima settimana, ha gravi conseguenze, come è noto, sulla salute. Colpi di calore e scompensi acuti di patologie croniche pregresse sono i principali casi registrati nei presidi di Pronto Soccorso. A fare il punto della situazione è il dottore Mario Guarino, vice presidente nazionale Simeu (Società italiana di medicina di urgenza) nonché direttore della unità operativa complessa di medicina di emergenza di urgenza ospedale CTO azienda dei Colli.

APPROFONDIMENTI

Dottore, lei siede al tavolo interistituzionale del Ministero della Salute per l’emergenza caldo. Cosa è emerso dall’ultimo incontro a Roma?

«Lo scorso 2 luglio si è tenuto presso il Ministero della Salute il tavolo interistituzionale dedicato all’emergenza calore, al quale hanno partecipato FIASO, Federsanità, SIMG, la Protezione Civile e la Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU) da me rappresentata. Nel corso dei lavori sono stati presentati i dati statistici relativi all’impatto delle ondate di calore sul sistema sanitario nazionale che confermano un incremento del 15% degli accessi nei Pronto Soccorso italiani durante i periodi di calore estremo, ma anche gli aumenti significativi delle visite in emergenza durante le ondate di calore, con un rischio fino a 18,5 volte superiore per le patologie direttamente correlate al caldo».

Nel corso della riunione lei ha sottolineato un altro dato: quello dei malati cronici.

«Sì, il vero allarme sono loro, i malati con patologie pregresse e in cura farmacologica. La stragrande maggioranza di questi pazienti che in questo periodo di caldo record giungono in Pronto Soccorso, lo fanno non per colpo di calore in senso stretto, ma per lo scompenso acuto di patologie croniche preesistenti come: scompenso cardiaco, insufficienza renale, patologie oncologiche, diabete, malattie respiratorie croniche, demenza. Tutte situazioni che precipitano a causa dall’esposizione al calore».

Quanti gradi sopra la norma delle temperature possono causare questi scompensi?

«Una recente meta-analisi ha confermato che un aumento di 1°C della temperatura è associato a un incremento della morbilità e della mortalità negli anziani».

Quale fattore incide oltre al caldo?

«L’umidità. Questo è un fattore aggravante che compromette ulteriormente la capacità di termoregolazione per evaporazione, rendendo inefficace la sudorazione come meccanismo di raffreddamento.»

C’è una cultura della prevenzione o siamo ancora lontani?

«Le regole di base come non esporsi al sole nelle ore di punta, bere molto, mangiare frutta e proteggersi con un cappellino e crema solare sono norme ormai assimilate e spesso ben messe in pratica, ciò che manca è una riconciliazione farmacologica in previsione dell’innalzamento delle temperature. Nei pazienti affetti da malattie croniche, molti dei farmaci assunti quotidianamente come diuretici, ACE-inibitori, sartani, beta-bloccanti, anticolinergici, antipsicotici, antidepressivi, antistaminici, interferiscono con i meccanismi di termoregolazione attraverso la riduzione della sudorazione, l’alterazione della vasodilatazione, l’induzione di disidratazione e ipovolemia, o la compromissione della percezione del calore di conseguenza crolla il loro equilibrio».

Come contattare gli operatori sanitari di emergenza?

«Esiste il numero nazionale di pubblica utilità per l’emergenza caldo è il 1500, attivato dal Ministero della Salute per il programma “Proteggiamoci dal caldo”. Per emergenze sanitarie o malori gravi, contattare immediatamente il 118 o, dove attivo, 112 numero unico Europeo per le emergenze».

Voi avete lanciato una proposta come Simeu per la gestione delle emergenze per il caldo?

«SIMEU sta costituendo un gruppo di lavoro dedicato alla redazione di una “best practice” nazionale per rendere omogenei i percorsi di cura all’interno dei Pronto Soccorso italiani rispetto all’emergenza calore. Ovviamente tenendo conto anche del contesto in cui il presidio è collocato. Il protocollo coprirà l’intero percorso del paziente, dal preospedaliero al triage, dal Pronto Soccorso all’Osservazione Breve Intensiva, dalla Medicina d’Urgenza alla Terapia Sub-Intensiva, e sarà fondato sulle più recenti evidenze scientifiche internazionali».

In attesa che venga redatto e approvato come si può intervenire?

«Con semplici mosse. Noi, ad esempio al presidio di Pronto Soccorso del CTO abbiamo messo già ormai da qualche anno dei dispenser di bicchieri ed acqua refrigerata e a temperatura ambiente, un modo per intervenire subito e dare sollievo a chi è disidratato ma anche per aiutare l’ambiente e ridurre la plastica».

Qualche caso particolare che ricorda sia venuto in ospedale a chiedere aiuto a causa di questo caldo?

«I pronto soccorso sono un osservatorio ormai sul clima, in base al numero di accesi percepiamo se ci sia o meno una emergenza caldo, ma soprattutto siamo un osservatorio sulla povertà. Sono moltissimi i cosiddetti “Invisibili” che si recano in ospedale anche solo per avere un po’ di tregua dal caldo e stazionare nelle stanze con i condizionatori. Molte persone anziane e sole ci raccontano che pur avendo a casa condizionatori o ventilatori spesso non li usano per paura delle bollette, e quindi vengono a cercare rifugio da noi».