di
Leonard Berberi

È successo all’aeroporto di Luton nell’aprile 2025 a un aereo noleggiato dalla low cost ma la vicenda è stata resa nota soltanto nei giorni scorsi. La compagnia: episodio isolato

Nel Regno Uniti un Boeing 737 Max ha sfiorato per 162 metri — pari a poco più di due secondi — un disastro aereo decollando quasi alla fine della pista perché i piloti hanno inserito sul computer di bordo parametri di volo sbagliati. Altri cinque, sei secondi e il velivolo sarebbe potuto finire contro la ferrovia e una strada a scorrimento veloce che si trovano in fondo alla striscia d’asfalto. 

La relazione delle autorità

Il fatto è accaduto ad aprile 2025 all’aeroporto di Luton, uno dei più trafficati di Londra. Ma è stato reso noto soltanto il 9 luglio scorso da un bollettino dell’Air accidents investigation branch (Aaib), l’ente investigativo britannico per la sicurezza aerea. Ha visto coinvolto un jet di Ascend Airways, vettore charter britannico, oggi non più attivo, che forniva velivoli ed equipaggi ad altri vettori nei periodi di picco.



















































Il collegamento

Quel giorno il velivolo stava effettuando il collegamento 5411 Londra-Atene per conto di Wizz Air UK, la divisione inglese della low cost ungherese. Il Boeing 737 Max (la flotta di Wizz Air è tutta Airbus) aveva a bordo 162 passeggeri, 2 piloti e 4 assistenti di volo, rende noto l’Aaib. L’equipaggio — il comandante aveva 10 mila ore di servizio, di cui 3 mila su quel modello di jet — aveva inizialmente preparato il volo per un decollo dall’intera lunghezza della pista 25.

Il cambio di programma

Ma durante il rullaggio la torre di controllo ha dato ai piloti la possibilità di accorciare il percorso utilizzando un’intersezione invece di percorrere la pista fino in fondo. Comandante e primo ufficiale hanno accettato, ma — sostengono gli investigatori britannici — senza verificare correttamente che le velocità di decollo (le cosiddette «V speeds») calcolate per la partenza dal punto più corto fossero state effettivamente aggiornate nel Flight Management Computer, il computer di bordo dell’aereo.

Le tre velocità chiave

Le «V speeds» sono le velocità di riferimento che i piloti calcolano prima di ogni decollo per garantire che la manovra si svolga in sicurezza, anche in caso di guasto a un motore. Sono fondamentali, ma sono anche specifiche per ogni volo, perché dipendono dal peso dell’aereo, dalla lunghezza della pista, dalla temperatura, dal vento e dall’altitudine dell’aeroporto. Sono tre le velocità cruciali. «V1»: è il punto di non ritorno, quello nel quale il pilota può ancora decidere di interrompere il decollo e fermare l’aereo entro la pista rimanente.

I parametri di decollo

Superata «V1», si deve proseguire con il decollo, perché non ci sarebbe più pista sufficiente per fermarsi in sicurezza. Poi c’è la velocità di rotazione («VR»), quando il pilota inizia a tirare la cloche (per i Boeing) per sollevare il muso dell’aereo e iniziare il distacco da terra. Deve essere sempre uguale o superiore a «V1». Infine c’è «V2», la velocità minima che il jet deve raggiungere e mantenere durante la salita iniziale, anche nel caso peggiore di un motore guasto, per garantire un adeguato margine di controllo e di prestazioni in salita fino al superamento degli ostacoli.

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La potenza ridotta

È proprio questa la velocità che, nel caso del volo Wizz Air a Luton, non risulta essere stata aggiornata correttamente nel computer di bordo dopo il cambio del punto di decollo. Il risultato, spiega il bollettino dell’Aaib, è stato un assetto di potenza insufficiente per la distanza realmente disponibile. Secondo l’analisi dei dati di volo condotta dagli investigatori, la spinta massima utilizzata è stata dell’82,1% — e non l’85,2% richiesto per un decollo dall’intersezione scelta —, pericolosamente vicino all’81,4% previsto per un decollo dall’intera pista.

L’asfalto limitato

Per questo, con la lunghezza di rullaggio disponibile dall’intersezione A pari a 1.771 metri — contro i 2.116 metri dell’intera pista — l’aereo ha impiegato molto più spazio del previsto prima di riuscire a staccarsi da terra, decollando con appena 162 metri di pista pavimentata ancora rimanenti. Al momento del distacco da terra, secondo i dati forniti da tre diversi siti di monitoraggio dei voli, il Boeing viaggiava a circa 276 chilometri all’ora, 16 in meno di quanto necessario.

La partenza a bassissima quota

Il Boeing 737 Max ha sorvolato la soglia di fine pista a meno di 4 metri, ben al di sotto del minimo di sicurezza di 10,67 metri previsto dalle norme internazionali per garantire un adeguato margine di distacco dagli ostacoli. Gli investigatori hanno scaricato anche i video delle telecamere di sorveglianza dello scalo di Luton per un confronto visivo tra il decollo del volo Wizz Air e quelli «regolari». L’aereo volava talmente basso da risultare a stento visibile al di sopra degli edifici dello scalo.

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Le falle nella programmazione

I controllori di volo, si legge nel bollettino, hanno riferito che l’aereo è comparso sul radar in salita a 274 metri a circa 0,8 miglia nautiche (1,48 chilometri) dall’aeroporto, a conferma della salita più lenta del normale. I comandanti consultati dal Corriere precisano che quando la lunghezza della pista lo consente, non è insolito effettuare decolli «a potenza ridotta» per limitare l’usura dei motori e risparmiare carburante. Ma nel caso del volo 5411, l’equipaggio avrebbe dovuto aumentare la potenza per compensare la minore distanza di rullaggio disponibile.

Il pericolo imminente

«L’equipaggio ha accettato una variazione del punto di decollo pianificato, ma non ha verificato che le prestazioni di decollo fossero inserite correttamente nel computer di bordo», conclude il bollettino. «Ciò ha comportato un’impostazione della potenza inferiore a quella richiesta, una corsa di decollo prolungata e una salita iniziale lenta». Se l’aeromobile «avesse subìto una perdita di spinta durante il decollo, ci sarebbe stato il rischio potenziale di non riuscire a fermarsi sulla superficie asfaltata rimanente» o «di non raggiungere i margini di altezza minimi durante la partenza in caso di decisione di proseguire il decollo».

La replica del vettore

Il volo è atterrato regolarmente ad Atene. «La sicurezza è la nostra priorità assoluta e prendiamo molto sul serio le conclusioni dell’indagine dell’Aaib», replica al Corriere una portavoce di Wizz Air. «Il volo in questione era operato da Ascend Airways, responsabile anche del comportamento dell’equipaggio di condotta e il rispetto di tutte le procedure operative e dei requisiti normativi applicabili». L’Aaib «ha identificato questo episodio come un errore procedurale isolato dell’equipaggio di volo e non ha riscontrato alcuna carenza tecnica e di sistema di gestione della sicurezza di Wizz Air», prosegue. 

«Vigilanza continua sui partner»

«Wizz Air applica una vigilanza rigorosa su tutti i partner di wet lease», commentano dalla low cost. «Prima che un operatore venga selezionato, deve soddisfare requisiti normativi, operativi e di sicurezza estremamente rigorosi. Per tutta la durata della collaborazione, gli operatori sono soggetti a una vigilanza continua, che comprende il monitoraggio regolare delle prestazioni, revisioni della sicurezza e audit, per garantire la conformità sia ai requisiti normativi sia agli standard operativi propri di Wizz Air».

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13 luglio 2026