Il Pallone d’oro 2024: “Non vedo l’ora di giocare la semifinale. In Nations League abbiamo vinto noi, ma il Mondiale è un’altra storia”

Chiediamo a Rodri dov’era e soprattutto cosa faceva a 19 anni e il capitano della Spagna sorride. Sa benissimo da dove viene la domanda, e la riflessione è all’altezza del personaggio, Pallone d’Oro, capitano e uomo intelligente. Oggi Lamine Yamal compie 19 anni, bontà sua. Alla vigilia di una semifinale Mondiale. Rodri soffiò sulle 19 candeline preparando un Europeo Under 19, e oggi Lamine Yamal parla da capitano e da collega ammirato.

Rodri

Pallone d’Oro 2024

Ha esordito in Liga col Villarreal per poi passare all’Atletico. Dal  2019 è al Manchester City con cui ha vinto una Champions e 14 trofei

Ma partiamo da lei. Fino allo scorso anno aveva al suo fianco Carvajal e Morata e vi dividevate il ruolo di leader: il madridista curava la parte competitiva, Alvaro quella più personale, lei le questioni di campo. Ora è rimasto solo.

“Sì, ma in questi anni ho cercato di assorbire un po’ quelle che erano le qualità di Dani e di Alvaro e ora cerco di trasmetterle. Diciamo che ho appreso a diversificare nel mio ruolo di capitano”.

L’abbiamo vista discutere in campo con Lamine Yamal. Come prende eventuali critiche?

“Molto bene. Uno dei suoi punti di forza, oltre all’enorme maturità, è che ascolta sempre ciò che gli viene detto. È molto ambizioso e la cosa lo porta a prestare attenzione agli altri perché pensa di poter sempre migliorare”.

E come può farlo secondo lei?

“Restando tranquillo. È un’ala classica, vuole sempre cercare l’uno contro uno e a volte se non gli riesce il dribbling o se sente che dovevano fischiargli un fallo e non l’hanno fatto magari si ferma. Io lì intervengo e lo invito a non desistere, a non mollare, a continuare a provarci. E lui presta attenzione, ha una gran voglia di imparare e di migliorare, io da capitano dico che per il gruppo dal punto di vista comportamentale è un esempio”.

“No, appunto. Lo diceva il Mister domenica: credo che debba calmare un po’ l’ansia che a volte gli viene di voler dimostrare, di dover fare. È un giocatore importantissimo per noi per ciò che fa con e senza palla, ed è un ragazzo molto molto intelligente. Poi è chiaro, resta sempre un tipo di 19 anni e in alcuni momenti della gara va tranquillizzato, perché poi per il resto il calcio ce l’ha dentro, bisogna solo trovare il momento giusto perché lo possa tirar fuori. Può ancora migliorare nella lettura specifica dei momenti della gara, ma il suo straordinario livello è ormai chiaro per tutti”. 

E domani (oggi per chi legge, ndr) compie 19 anni. Lei alla sua età dov’era, cosa faceva?

“Non ero neanche professionista, iniziavo col Villarreal B, andavo a fare casino alle feste con gli amici. E quell’estate giocai l’Europeo Under 19”.

Lamine invece è alla vigilia di una semifinale Mondiale.

“Incredibile, ma poi se uno pensa che due anni fa quando festeggiammo insieme il suo 17° compleanno eravamo alla vigilia della finale dell’Europeo… Diciamo che sono passati già due anni e non fa quasi più impressione, e già dire questa cosa dà l’idea dell’eccezionalità della sua progressione. Non ci stupiamo del fatto che un 19enne sia atteso come grande protagonista di una semifinale Mondiale”.

Lamine cresce così velocemente che non stupisce che a 19 anni sia atteso da protagonista in una semifinale del Mondiale

Rodri

Abbiamo ricordato l’estate del 2015, quella dei suoi 19 anni. Andate in Grecia e vincete l’Europeo Under 19. Semifinale con la Francia, 2-0. Lei in campo con Mikel Merino, Unai Simon in panchina. Il primo torneo di Luis De la Fuente.

“Sì. Vista 11 anni dopo, è la prima pietra di questo gruppo. Vincemmo il nostro primo titolo importante e iniziammo a costruire qualcosa che ci ha portato fino a qui. La forza è che non siamo cambiati, né noi giocatori né il mister. Sono cambiati i compagni, ma l’essenza è stata seminata lì in Grecia, abbiamo preso una strada che 11 anni dopo dobbiamo continuare a seguire”.

Francia-Spagna, partidazo.

“Non vedo l’ora. È la grande prova per noi, contro la squadra più in forma del Mondiale”.

Miglior attacco contro miglior difesa.

“Sul primo dato non ci sono dubbi. Sul secondo ok, noi abbiamo incassato una sola rete, ma loro due… Per questo mi sembra la squadra più completa. Ha un enorme potenziale offensivo ma io sottolineerei le virtù difensive. Quando si mettono in blocco basso è difficile entrare, sono molto aggressivi”.

Spain's Lamine Yamal celebrates with teammate Rodri, left, after scoring his side's opening goal during the World Cup Group H soccer match between Spain and Saudi Arabia in Atlanta, Sunday, June 21, 2026. (AP Photo/Erik S.Lesser)

Li avete battuti nella semifinale dell’Europeo del 2024, 2-1, e in quella della Nations League del 2025, 5-4. Diciamo che sapete come prenderli.

“Sì, è chiaro. La Francia è un ‘equipazo’, ma la Spagna lo stesso. Abbiamo dimostrato di poterli battere ma questa è una semifinale Mondiale, entrano in ballo tante altre cose a livello emotivo”.

Si aspetta di nuovo un match da 9 gol?

“No. Quella dello scorso anno è stata una cosa strana, difficilmente si vede un 5-4 in una sfida tra nazionali tanto forti. Prevedo una partita di spazi ridotti, di studio reciproco. Non penso che un match a campo aperto con un continuo scambio di colpi sia la migliore opzione per noi. La nostra idea è provare a controllare il più possibile palla e gioco”.

Il fatto che un anno fa a un certo punto vi siate trovati 5-1 può essere pericoloso?

“Il rischio c’è, sì. Per quello sto insistendo con i ragazzi sul fatto che il Mondiale è un’altra storia. Non penso che domani avremo così tante occasioni, mi aspetto una partita dura, spinosa. Magari riuscire a segnare tanto, ma io penso che il cammino della gara sarà un altro”.

A lei il calcio piace parecchio, siamo arrivati a 101 partite del Mondiale, quante ne ha viste? 

E le ha guardate da tifoso o da avversario? 

“Dipende. Quelle di squadre che non avremmo potuto incontrare da tifoso, quelle di possibili rivali con un occhio diverso”. 

Ma tipo con carta e penna? 

Rodri ride. “No no, sono malato di calcio, ma non fino a quel punto. Niente taccuino, ancora”. 

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Il capitano saluta, sembra di vederlo già come allenatore. Per continuare a far crescere una Spagna che ha appena vinto l’ennesimo Europeo Under 19. Gli anni passano, le basi restano solide.