Bologna, 13 luglio 2026 – “Li conoscevo sì Roberto e Gianna. Erano proprio due persone tranquille”. Giorgia abita al quinto piano del palazzo dove, sabato mattina, Roberto Rizzioli ha ucciso sua moglie con due colpi di pistola prima di rivolgere l’arma verso di sé e togliersi la vita. “Era l’alba, saranno state le 6 – racconta –. C’è stato un botto, un rumore forte, poteva essere un mobile che cade o un tuono, ero nel dormiveglia, non mi sono resa conto e mai avrei potuto immaginare si trattasse di spari. Mi ha svegliato il mio cane che si è spaventato talmente tanto che ha graffiato il pavimento”.

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“Non li ho mai sentiti litigare”

Giorgia, come la maggior parte degli inquilini del palazzo di via Shakespeare, conosceva bene quella coppia di pensionati: “Non li ho mai sentiti litigare, mai un tono sopra le righe da parte di entrambi. Erano legatissimi: una vita in simbiosi”, spiega la ragazza. Che racconta: “Una volta eravamo di sotto e la signora è caduta all’indietro. Lui è corso ad aiutarla ed era preoccupatissimo, si era spaventato molto. Continuava a chiederle se stesse bene, a ripeterle che l’avrebbe portata al pronto soccorso. È un piccolo episodio, ma dà l’idea del rapporto che c’era tra loro: sembravano vivere l’uno per l’altra. Almeno questa è l’idea che davano a vederli da fuori”.

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E quando sabato si è sparsa la voce di quanto era accaduto, quando nel palazzo sono arrivate le ambulanze e la polizia, anche lei non ci poteva credere: “Mai mi sarei aspettata una cosa simile. Mai l’avrei potuta immaginare. Perché, appunto, non c’erano mai stati litigi, mai evidenze che qualcosa non andasse bene tra loro. Siamo rimasti sconvolti, lo abbiamo detto alla polizia”.

Roberto si dava sempre da fare per il condominio

Nel palazzo tutti conoscevano Roberto, “perché si dava sempre da fare. Al massimo brontolava un po’ perché era molto attento al decoro del condominio, era lui a occuparsi delle piante e di tante altre piccole cose”.

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Il palazzo di via Shakespeare dove viveva la coppia

Fuori dall’appartamento della coppia, dove sul cancello chiuso campeggia il sigillo della Procura, c’è uno zerbino con un cagnolino disegnato: “Amavano entrambi gli animali – continua la vicina –. Roberto quando mi incontrava a spasso con il cane si fermava sempre a fargli le feste. Lui si chiama Cooper, ma Roberto lo ribattezzava ogni volta con un nome diverso. Così, per scherzare un po’. Loro non avevano animali in casa però”.

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“Voglio pensare che Roberto e Gianna lo abbiano deciso insieme”

Ed è incredibile, dalla descrizione che Giorgia e gli altri vicini fanno di un anziano così affabile, immaginare che lo stesso sia stato capace dell’orrore che, sabato, hanno trovato in casa i vicini: “Io non so se Gianna stesse male. Era una signora anziana, aveva qualche anno più di lui, ma stava anche benino per la sua età. Per questo voglio pensare che Roberto e Gianna lo abbiano deciso insieme – conclude la vicina –: abbiano scelto di andarsene insieme dopo una vita passata solo loro due. Magari è solo un pensiero romantico, magari la verità è un’altra. Ma lasciatemi sperare che davvero sia andata così”.