di
Giulio De Santis
«Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato» le parole dell’ex parlamentare davanti ai pm. Ha poi negato lussi: «Courmayeur? Non so nemmeno sciare»
Mai un tentennamento, mai un passo indietro, mai neanche una scusa. Anzi. Mario Adinolfi, pokerista, giornalista ed ex parlamentare, ora agli arresti domiciliari con l’accusa di aver truffato decine di persone promettendo guadagno con le scommesse, è andato all’attacco nell’interrogatorio di garanzia davanti al gip: «Il gioco è aleatorio. Si vince e si perde. Con me almeno 90 persone hanno guadagnato. Notai, professori, giornalisti. C’è chi ha ricevuto indietro il doppio. Ci sono pure persone che mi devono dei soldi. Io non frego le vecchiette» ha detto, rispondendo alle domande del gip e del pm Arcuri.
I soldi versati alla madre
In certi momenti ha anche perso le staffe, come quando il gip gli ha fatto notare che alcune persone i soldi li hanno rivisti e altre no, facendo intendere che la scelta sia stata discrezionale in base all’importanza dello scommettitore: «Io non sono un vigliacco, e lo ripeto non frego le vecchiette. Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi». Allora il gip gli ha ricordato che risultano soldi versati alla madre mensilmente, 1.800 euro ogni 30 giorni per quasi quattro anni.
Le causali barche, orologi, Maldive: «Superficialità»
«Restituivo dei soldi prestati», ha ribattuto l’ex parlamentare, vestito con maglietta e pantaloncini, entrambi neri. Dress code che Adinolfi ha detto che lui veste sempre, anche a dicembre. E il gip ha chiesto più che rapporti aveva con i beneficiari di bonifici con la causale «barche, orologi, Maldive». Che la Procura ritiene siano le spese di lusso fatte con il denaro degli scommettitori: «Nessun lusso, le indicazioni delle causali erano indicative del lavoro fatto dai clienti, un segno di riconoscimento. Erano loro a chiederlo. Io non li ho mai visti, mai c’ho parlato. Con il senno di poi, quell’indicazione è stata un’imprudenza. Quello è stato un errore di superficialità».
«Mi cercavano perché grande pokerista»
Spiegazioni che il gip ascolta, premendo nota. E poi ancora affondando il colpo, quando fa rilevare che i soldi non sempre sono stati restituiti: «Dopo la trasmissione delle Iene ho avuto dei problemi, finché non c’erano loro le cose funzionavano». Il gip gli chiede come abbia conosciuto i clienti del gruppo. «Erano loro a cercarmi, mai visti di persona. Mi cercavano perché sanno tutti che sono un grande pokerista. Mi dai tremila euro, li faccio fruttare di almeno dieci volte». C’è il pm Maurizio Arcuri che gli fa notare il fatto che abbia avuto un ruolo politico in Parlamento, e come tale avrebbe dovuto essere accorto. Ma anche questa riflessione non strappa da Adinolfi parole più misurate: «In Parlamento mi sono alzato in piedi affinché il gioco venga regolamentato meglio. Quando c’è invece lo Stato che ruba i soldi con il Superenalotto».
Tasse inevase: «A poker paga il concessionario»
Considerazioni che fanno dire agli inquirenti che sembra che stia tenendo un comizio: «Non è vero- ribatte Adinolfi – Ricordo solo quanto fatto in Parlamento». E sulle tasse non pagate, quasi quattrocento mila euro come gli contesta il gip? Ecco la risposta di Adinolfi, difeso dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo: «Ho sempre rispettato con convinzione la legge. Se vinci a poker, le tasse le paga il concessionario. Penso che lo stesso discorso vada esteso alle scommesse online». Gli avvocati De Luca e Di Lorenzo hanno chiesto la revoca della misura.
«Conduco una vita morigerata»
«Non sono un lestofante – ha concluso -. Fra i miei clienti anche persone importanti, professori universitari, liberi professionisti e notai. Conduco una vita morigerata. Altro che Courmayeur, non so neanche sciare».
Vai a tutte le notizie di Roma
Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma
13 luglio 2026 ( modifica il 13 luglio 2026 | 13:35)
© RIPRODUZIONE RISERVATA