VENEZIA – Una vita a Noale, divisa tra le moto e i surgelati, quella del conte fiorentino Alessandro Nardi-Dei, 62 anni. Nipote del fondatore della Moto Benelli, fornitore esclusivo per decenni dell’Aprilia di Ivano Beggio, socio e amministratore della VIS-Industrie Alimentari, prodotti surgelati per la grande distribuzione. Noale e la sua zona industriale sono una sorpresa piacevole in un Veneto che, quasi senza preavviso, ha rallentato la produzione, il pil e le esportazioni, frenando la sua corsa di locomotiva dell’economia. Un Veneto che sembrerebbe, per ora, accontentarsi di un futuro ricco che parla le mille lingue del turismo e quelle del Prosecco, ma non quelle della meccanica, della manifattura e dell’artigianato. In qualche modo fa eccezione questo angolo che va da Noale a Trebaseleghe e unisce tre province. Non c’è soltanto una moto tornata ai vertici mondiali, non solo una fabbrica di bibite ormai famosissima e a ogni ora in uno spot tv. C’è anche un tessuto vivo in una piana nascosta che sbocca con strada dritta verso Trebaseleghe, dove un grande stampatore e un colosso della moda dialogano col mondo intero. Nardi-Dei guida la VIS, che ha anche un’altra azienda a Quinto di Treviso, la Salmon Club. Un gruppo con 130 dipendenti e 44 milioni di euro di fatturato. Cinquecento prodotti diversi, la metà a base ittica, il più richiesto è il fritto misto di pesce; poi formaggi, verdure, carni bianche, prodotti vegani. “Siamo un’industria che frigge”.
Una storia la sua che inizia con un nonno importante?
«Praticamente ho due storie parallele. Sono figlio di Maria Teresa figlia del fondatore delle Moto Benelli e della Benelli Armi di Pesaro, due aziende che hanno fatto la storia italiana per decenni. Mio nonno Giovanni con i sei fratelli ha fondato la Benelli Moto nel 1911, l’azienda è passata di mano nel 1971 da De Tommaso a Merloni, fino agli attuali proprietari di oggi, un gruppo cinese. Negli anni ’50 la Benelli era l’azienda di riferimento della città e della provincia marchigiana con un migliaio di dipendenti. Mio papà Innocenzo era un nobile fiorentino, un conte, che ha sposato la figlia di un industriale. Io ho rilevato, molto giovane, dalla famiglia una costola della Benelli che faceva componentistica meccanica e telai per moto».
Quando è arrivato a Noale?
«La mia esperienza con Noale incomincia nel 1985, avevo appena finito il servizio militare nei Carabinieri. Con la mia azienda ho iniziato a produrre i telai per l’Aprilia di Ivano Beggio a Noale: tutte le moto Aprilia avevano i telai Benelli. Dal 1994 al 2009, gli anni del boom e dei trionfi della grande industria motociclistica, ero il principale fornitore di telai: su 290 mila veicoli usciti dalla fabbrica nel 1999, io ne facevo 230 mila. Ho conosciuto allora Noale e ci sono venuto per 25 anni ed è stato ed è un rapporto importante. Quando l’Aprilia di Beggio ha avuto problemi sempre più rilevanti, ne ho chiaramente risentito: ero il più grosso fornitore. Lavoravo anche per la Piaggio che poi è diventata il mio unico cliente, e questo non è mai un fattore positivo negli affari: ho venduto a un’azienda metalmeccanica di Pontedera legata alla Piaggio. Il mondo della componentistica negli ultimi 15 anni si è trasformato, ora viene tutto da altre parti del mondo: le Benelli vengono assemblate in Italia, ma la componentistica arriva dalla Cina. Lo stesso avviene nel mondo dell’automobile, basta vedere come le auto si assomiglino tutte: nella carrozzeria, negli interni e nelle componenti elettroniche».
C’è la moto nella sua storia e in quella della famiglia.
«La moto ce l’ho nel sangue, metà del mio sangue è la moto: a sei anni avevo il motorino, a dieci anni facevo il motocross; da piccolo andavo col nonno a vedere montare le moto da corsa, poi con lui seguivo le gare. Era il tempo in cui con i miei cinque fratelli andavamo al mare a Pesaro; eravamo sei come i sei fratelli Benelli, sei come le sorelle di mia madre. E la Benelli aveva fatto le prime moto a sei cilindri. Sono un buon pilota di moto, nel mio garage ho una decina di motociclette: tra le altre, quella prodotta in soli 150 esemplari all’epoca di Merloni che era l’uomo della Indesit. È una malattia la moto, fare telai mi appassionava. Ho fatto a volte, in nome di questa malattia, scelte professionali legate più alla passione, ai marchi Benelli e Aprilia. Scelte di cuore, di fedeltà anche. Ho imparato questo da mio padre: il rispetto per le persone e per gli accordi. Viviamo tra Ancona e Osimo, mia moglie ha proprietà terriere nelle Marche ed è imparentata con la famiglia di Giacomo Leopardi. Lei è una principessa dei principi Hercolani di Bologna, con me è scesa un po’ di grado, da principessa a contessa».
Ma come il conte Nardi-Dei dalla moto è arrivato ai surgelati?
«Massimo Virgili negli Anni Settanta era un dirigente statale al quale la Efim, ente a partecipazione statale per il finanziamento dell’industria manifatturiera, aveva affidato ad Ancona un’azienda di surgelazione del pesce che si trovava in difficoltà. Lo ha fatto con grandi risultati: l’ha fatta crescere anche come dipendenti, ne ha fatto il primo fornitore della Findus. Nella strategia di sviluppo, a un certo punto, è rientrata una fabbrica di surgelati di Noale, la Demar’, della famiglia De Maria. È dentro la città, a un passo dalla ferrovia. Io avevo appena ceduto la fabbrica di telai, quando mi chiama Gabriele Virgili, figlio di Massimo, e mi chiede di salire a bordo dell’azienda di Noale per rilanciarla. Conoscevo bene la cittadina e il territorio e mi sono piazzato qui dal 2012, abbiamo fatto una ristrutturazione che purtroppo allora prevedeva anche licenziamenti, erano il prezzo per rimettere in sicurezza l’azienda che è cresciuta ed è passata da 15 a 44 milioni di fatturato. Con Gabriele siamo amici, ci lega la passione per le moto, lui aveva anche un team di superbike dove lavorava l’attuale direttore tecnico dell’Aprilia, Fabiano Sterlacchini. Nel 2012 sono diventato socio di minoranza e amministratore delegato».
Quello dei surgelati è un mercato sempre più complicato?
«Ammiro chi si impegna per un paese migliore. Se pensi solo ai soldi tante cose non tornano, se pensi alle persone, al territorio, all’amicizia allora pensi anche che vuoi essere testimone di dove vivi e dove lavori. Oggi occorre un percorso di rinascita, con energia, perché il momento è molto difficile: geopolitica, guerre, inflazione, aumento dei costi, il mercato, i trasporti, l’olio, tutto costa di più. Di olio di girasole, per esempio, noi ne consumiamo 100 tonnellate al mese, ma nel giro di poche settimane è aumentato molte volte. Oggi il sistema economico del nostro paese è fatto con una dinamica non gestibile, non programmabile. Oltre alla crescita e alle assunzioni, abbiamo come azienda tutte le certificazioni, a incominciare dalla parità di genere, diamo bonus a chi ha figli, abbiamo il bilancio di sostenibilità. Abbiamo compiuto come azienda 50 anni, non siamo una grande fabbrica ma facciamo le cose bene. Conosco i collaboratori tutti per nome. Qui il personale ha molta responsabilità nel lavoro, propone sempre la soluzione al problema, mostra una sua autonomia. C’è in questa parte del Veneto un’educazione al lavoro che si tramanda da generazioni. Abbiamo grande rispetto per chi lavora e nessuna preclusione: il responsabile dello stabilimento è un albanese arrivato con la moglie sul gommone in quell’esodo drammatico di 35 anni fa. Sono entrambi laureati, lei insegna. Quanto ai problemi, il primo è la burocrazia. La burocrazia mi rallenta e mi agita, mi fa arrabbiare. Richiede tanto coraggio e tanta pazienza oggi fare impresa in questo Paese».