Non solo barbabietola rossa, fichi d’India e melograno. Anche l’esercizio aerobico fa aumentare in modo significativo la betaina, aminoacido atipico con un ruolo chiave nel rallentamento dell’invecchiamento. Lo conferma uno studio pubblicato su Cell da scienziati cinesi e americani, che rilancia e rafforza la ricerca condotta nei mesi scorsi a Napoli dal Ceinge Biotecnologie Avanzate con Federico II, Vanvitelli, Salerno e Pavia.

Lo studio internazionale: betaina come “mimetico dell’esercizio

 

Il team sino-americano ha analizzato con approccio multi-omico (le scienze omiche sono un insieme di discipline biologiche che studiano vaste raccolte di molecole cellulari (come DNA, RNA, proteine e metaboliti) nel loro insieme) la complessità dei sistemi biologici e sviluppare terapie altamente personalizzate.

Gli effetti dell’attività fisica su maschi sani distingue tra esercizio acuto massimale ed esercizio a lungo termine aerobico. Se il primo induce risposte transitorie, l’allenamento costante innesca invece nel nostro organismo cambiamenti adattativi: riduce senescenza cellulare e infiammazione e uno dei segnali di questa attività è il potenziamento del metabolismo della betaina.

La betaina, in parte prodotta dai reni durante lo sforzo, esercita dunque effetti geroprotettivi: nei topi contrasta il declino legato all’età. Il suo meccanismo? Si lega e inibisce TBK1, una chinasi coinvolta nell’invecchiamento, rallentandone la cinetica. Risultato: la betaina si candida a “mimetico dell’esercizio ficio aerobico” per promuovere una longevità sana. Già nota come trimetilglicina e usata contro l’eccesso di omocisteina (a sua volta fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e degenerative) è disponibile come farmaco e integratore.

La scoperta internazionale si sposa con quanto già emerso a Napoli nei mesi scorsi da uno studio guidato dal prof. Alessandro Usiello del Ceinge e dall’Università Vanvitelli a cui hanno partecipato Francesco Errico della Federico II, Anna Maria D’Ursi e Carmen Marino di Salerno, Enza Maria Valente e Alberto Imarisio della Fondazione Mondino di Pavia. Questo gruppo di ricercatori aveva individuato proprio nella betaina un biomarker per intercettare l’invecchiamento degli organi e pianificare interventi. “La betaina compare infatti quando l’invecchiamento inizia ad essere patologico – spiega Usiello – come sistema protettivo di riserva. Con un prelievo di sangue si può intercettare questa condizione di prefragilità e intervenire. La Betaina in questi casi rappresenta solo la spia di un adattamento compensativo dell’organismo che cerca di contrastare la senescenza caratterizzata da un aumento generalizzato ma sotto traccia dell’infiammazione che in maniera cronica logora ed esaurisce, con la produzione di radicali liberi dell’ossigeno i sistemi di ossido riduzione preposti alla loro neutralizzazione. L’aumento della Betaina in questi casi è solo la spia che si accende in quanto è uno dei principali sistemi di protezione cellulare dall’invecchiamento ma va sostenuta a lungo termine per ottenere effetti anti aging. Uno dei sistemi migliori per invecchiare in Salute – conclude il ricercatore – è dedicarsi almeno tre volte a settimana ad una attività fisica aerobica ma la supplementazione di Betaina è addirittura in grado di mimare i benefici dell’esercizio fisico.

 

Lo studio italiano, pubblicato su NPJ Aging del gruppo Nature, ha dimostrato che basta un prelievo di sangue per misurare livelli di betaina che risultano elevati sia nei soggetti sani sia nei pre-fragili, crollano invece nei fragili conclamati.

La betaina è un aminoacido atipico fisiologicamente presente che ferma lo stress ossidativo e riduce il rischio cardiovascolare. Il nuovo studio ne arricchisce il significato molecolare: ha azione gerontoprotettiva, antiinfiammatoria, antiossidante e aumenta con l’esercizio fisico e ne mima anche gli effetti quando non è possibile dedicarsi allo sport aerobico.invecchiamento