di
Andrea Camurani
Due sottufficiali a processo per l’omicidio di Rachid Nachad, 32 anni, che fu ucciso il 10 febbraio 2023 nei boschi di Castelveccana, raggiunto alla schiena da un proiettile di gomma sparato a distanza ravvicinata
È un quadro definito «agghiacciante» quello che emerge nel processo per l’omicidio di un 32enne di origini maghrebine ucciso a colpi di fucile nei boschi di Castelveccana, in provincia di Varese. Il legale di parte civile della famiglia, l’avvocato Marco Romagnoli, a margine dell’udienza con rito abbreviato, parlando coi giornalisti ha fatto riferimento a specifiche chat che i carabinieri utilizzavano «per andare a caccia di marocchini nei boschi». A processo ci sono due sottufficiali dell’Arma accusati uno di aver sparato con un fucile da caccia «portato illegalmente in luogo pubblico» e di aver sparato con due cartucce di gomma di per sé «non letali», una delle quali invece ha colpito a morte il giovane alla schiena; l’altro militare è accusato di favoreggiamento personale nel tentativo di coprire il collega.
Nel giorno in cui è stato sentito il perito delle difese, che ha consegnato un’analisi balistica nella quale emergerebbero anomalie nel munizionamento, l’affondo arriva dall’avvocato della famiglia della vittima, Rachid Nachat, cittadino marocchino. «C’era addirittura una chat che si chiamava “Mao Hunting”, ovvero “caccia al marocchino”. Questo è il contesto nel quale è maturato l’omicidio del mio assistito. Tutto questo getta un’onta indelebile sull’Arma dei carabinieri», ha spiegato il difensore.
L’omicidio avvenne nel tardo pomeriggio del 10 febbraio 2023 nei boschi delle cascate della Froda a Castelveccana, ai tempi zona di spaccio a cielo aperto nelle montagne che sovrastano il Lago Maggiore. Lunedì mattina si è tenuta l’udienza di fronte al gup Marcello Buffa per analizzare la relazione del consulente balistico della difesa Ruggero Pettinelli, durata oltre tre ore. La tesi del consulente, ha spiegato l’avvocato Lucio Lucia, difensore del carabiniere che ha esploso diversi colpi, due dei quali andati a segno, uno mortale alla schiena, con proiettili di gomma calibro 12, «ha dimostrato che purtroppo questo tragico evento è stato determinato solo e soltanto dalla problematicità di questo tipo di munizionamento, caratterizzato da difetti di costruzione tali da provocare velocità del proiettile imprevedibili, quasi doppie rispetto a quelle che ci si aspetterebbe da questo tipo di armi».
Sono stati inoltre chiamati a testimoniare sempre dalle difese quattro colleghi dei due imputati, la cui audizione è stata però rinviata al 24 settembre dopo un’eccezione sollevata dalla parte civile. «Emergono oggi particolari che si conoscono da mesi», spiega l’avvocato Luca Marsico che difende uno dei due carabinieri, «la questione sarà affrontata in aula nel corso del processo. In realtà il vero dato di novità è rappresentato oggi dalle risultanze della perizia di parte, dove sono riportati elementi di straordinaria importanza».
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13 luglio 2026
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