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Lara Sirignano

Fermate 22 persone: tra le attività colpite anche l’autonoleggio «Sicily by Car». A guidare l’organizzazione era il 35enne Salvatore Verga: «Non gli interessa far soldi, gli interessa farsi un nome», ha detto di lui il pentito dalle cui rivelazioni sono scaturite le informazioni decisive. Meloni ringrazia forze dell’ordine e magistrati

Dal carcere per mesi ha commissionato intimidazioni ai suoi «picciotti» . Salvatore Verga, 35 anni, una lista di precedenti per traffico di droga, mandava il menu quotidiano degli attentati a colpi di kalashnikov, detti «pocket coffee», a commercianti e imprenditori palermitani con uno smartphone entrato in cella grazie ai suoi contatti. 

I suoi uomini avevano memorizzato il numero e accanto avevano messo emoticon raffiguranti due bombe. «È una personalità molto forte. Io lo descrivo un pazzo… Non gli interessa fari soldi, gli interessi farsi un nome. Tutta la cocaina allo Zen la dà lui», ha raccontato di Verga agli inquirenti della Dda di Palermo il neopentito Alessio D’Agostino, che con le sue rivelazioni ha consentito di accertare il ruolo del detenuto nell’escalation criminale che da mesi terrorizza Palermo e di fermare 22 persone, 7 già in carcere (di cui 11 per traffico di droga)



















































Il collaboratore di giustizia ha riferito anche che le armi usate in decine di attentati alle vittime del pizzo verrebbero dalla Puglia. Le avrebbe acquistate Verga che era detenuto a Trani. «Li ha fatti arrivare – ha raccontato D’Agostino – borsoni si… penso avrà stretto legame con quale personaggio che lo invoglia, i K47 sono come…7.65». 

A Verga in cella sono stati sequestrati due telefonini e un foglio con un elenco di attività commerciali, con associate delle somme di denaro. «Che il manoscritto – scrivono i pm palermitani nella richiesta di fermo per 11 indagati per mafia e estorsioni – rappresentasse un vero e proprio «libro mastro» delle attività estorsive riconducibili a Verga e alla sua rete criminale sul territorio, è pienamente desumibile dagli ulteriori esercizi commerciali menzionati. Tra questi figurano, infatti: la Pizzeria Ulisse, i ristoranti Delfino, Temptation, Frontemare, Brigantino e Grecale, il parcheggio Natoli e l’autonoleggio Sicily by Car» e il ristorante La Barca. 

La premier Giorgia Meloni, arrivata a Palermo per presiedere il comitato per l’ordine e la sicurezza col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e per partecipare al Museo del presente «Giovanni Falcone e Paolo Borsellino», alla cerimonia dello svelamento della Fiat Croma su cui viaggiavano Falcone e la moglie Francesca Morvillo il 23 maggio del 1992, ha detto: «Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce» ribadendo il ringraziamento a magistratura e Forze dell’ordine per l’operazione contro la banda dei kalashnikov. 

I carabinieri, che hanno eseguito i fermi, hanno ricostruito decine di estorsioni e un redditizio traffico di droga. Solo due delle vittime, tutte della zona del mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale, hanno denunciato le richieste estorsive. Una delle due, un imprenditore, sentito a sommarie informazioni a fine giugno, ha confermato i sospetti degli investigatori raccontando di aver ricevuto una richiesta iniziale di 5.000 euro, successivamente ridotta a 3.000, somma che aveva dato in due rate. La vittima ha descritto gli estortori e ha consegnato le immagini dei due mentre gli chiedevano il pizzo. Questo ha rafforzato le prove a carico di Andrea Perugia e Massimiliano Clemente, tra i fermati di oggi. Sarebbero andati nell’esercizio commerciale dell’imprenditore dicendogli di «mettersi a posto» e minacciandolo che se non l’avesse fatto avrebbe subito la sorte di altre vittime. «Sai cosa sta succedendo agli altri», gli avrebbero detto. 

Tra gli attentati finiti sotto la lente degli investigatori anche quello alla Sicily by car dell’imprenditore Tommaso Dragotto. A ordinarlo sarebbe stato sempre Verga. Il 25 maggio 2026, hanno accertato i carabinieri, aveva detto a Piazza di colpire la sede della società autorizzandolo ad avvalersi della collaborazione di complici. «Prenditi questo impegno fra», scriveva. «Prenditi ki vuoi. L’importante ke bruciaaa tuttooo», aggiungeva nel messaggio whatsapp

E a chi materialmente portava a termine atti intimidatori come l’incendio di stazioni di servizio di carburanti o depositi di auto andavano 400 euro. Questa la cifra per Gian Mattia Celestino per l’incendio del distributore Eni di Capaci mentre al suo accompagnatore sono andati 100 euro, 400 euro ciascuno a Rosario Piazza e Baldassare Rizzuto per l’incendio della sede di rivendita di auto usate della compagnia di autonoleggio Sicily by car a Villagrazia di Carini. A chi rubava un’automobile che serviva per compiere un attentato intimidatorio andavano 200 euro.

13 luglio 2026 ( modifica il 13 luglio 2026 | 18:32)