di
Monica Colombo

Marotta: «Nello sport non vige la regola: chi più spende vince, dobbiamo avere successo in maniera sostenibile». Chivu rilancia: «Ho la pazza idea di trasformare Diouf in un quinto, abbiamo fame di rivincere»

In un clima ovattato, e con pochi tifosi fuori dal centro sportivo, inizia la stagione 2.0 di Cristian Chivu. Il campionato della riconferma, dopo lo scudetto conquistato a dispetto dell’iniziale diffidenza nei suoi confronti. In prima fila assistono Ausilio, Baccin e l’avvocato Capellini. Al presidente Marotta il compito del fischio d’inizio del nuovo anno.

«È un privilegio iniziare oggi la stagione dopo aver vinto campionato e Coppa Italia. Due successi ottenuti con la cultura del lavoro dell’allenatore e dei giocatori. Ringrazio tutti i dirigenti e lo staff medico che aiuta quotidianamente il team. Inseguiamo gli obiettivi prefissi: partecipiamo a quattro competizioni, Champions, Supercoppa, Coppa Italia e campionato. Dobbiamo performare meglio nella Champions, la competizione dove ci si confronta con corazzate per fatturati e tecnica. Partecipiamo consapevoli di affrontare difficoltà ma con cultura del lavoro. Nello sport non vige la regola, chi più spende vince. Per ora la Champions per noi è un sogno: è un torneo dove nel cammino ci sono elementi che possono incidere, in A alla lunga vince chi merita».



















































E proprio pensando al campionato, il dirigente aggiunge: «Per lo scudetto siamo campioni in carica. Dal 2020 nessuno ha vinto due campionati consecutivi: se riuscissimo sarebbe traguardo storico. In genere la vittoria porta appagamenti, noi non dobbiamo sentirci sazi. Dobbiamo essere bravi a inseguire i traguardi con la filosofia di avere successo in maniera sostenibile. La nostra proprietà è arrivata quando eravamo in difficoltà, ci è stata al nostro fianco, siamo usciti dal settlement agreement. Ha ampliato le strutture che servono per attività sportiva. La proprietà è silente ma al nostro fianco. Raggiungere gli obiettivi è difficile, ma non vogliamo caricare di pressione il mister. Serve provarci. Ricopriamo con orgoglio la posizione di essere la squadra da battere. Arrivare fra i primi quattro è il minimo. Altri club sono in difficoltà per avere i quattro giocatori che provengono dal settore giovanile, noi invece lo valorizziamo. Siamo contenti del modello che rappresentiamo».

Nel frattempo arriva la comunicazione temuta. «Khalaili non ha superato le visite di idoneità del Coni. Ci crea dispiacere, ora valuteremo come operare».  Riguardo al resto del mercato, ecco il punto: «Abbiamo un vuoto sulla fascia destra per soddisfare le richieste di Dumfries. Ritorniamo ai nastri di partenza nella ricerca, sono ottimista anche se ora nel mercato circolano cifre pazzesche. L’Italia sembra condannata a un ruolo di comprimaria. Non dobbiamo avere fretta: Akanji lo scorso anno è arrivato il 31 agosto. Non escludiamo investimenti ma in base al nostro modus operandi».

Infatti «delle 20 di A tredici hanno proprietà stranieri: alle spalle non ci sono più imprenditori italiani. Oaktree sta garantendo continuità. In questa stagione due obiettivi importanti. Con creatività si può competere con le forze economiche: si può cercare giocatori meno conosciuti o puntare sui giovani. Però serve pazienza. Dobbiamo contenere i costi: gli agenti hanno peso sempre più rilevante. Condizionano i trasferimenti: facciamo nome e cognome. Palestra al Chelsea ad esempio: è venuto meno all’impegno preso nel mese precedente e l’agente ha favorito questa decisione. Con l’Atalanta avevamo già raggiunto un accordo, mica noi ci siamo tirati indietro». 

Juventus e Milan lanciano il guanto di sfida. «Sono due club che hanno segnato la storia in termini di vittoria. Entrambe non partecipano alla Champions e non lo sottolineo polemicamente. Siamo forti e consapevoli del nostro ruolo. Sappiamo come gestire le competizioni».

Sul fronte azzurro c’è grande fermento. «Il 70% dei diritti al voto hanno stabilito che il presidente deve essere Malagò, dall’alto della sua esperienza ha dato mandato a due persone come Maldini e Leonardo. Faranno scelte intelligenti per Nazionale che deve essere rivalutata. Fra le quattro semifinaliste del Mondiale tre sono europee, dobbiamo spingere per fare ancora meglio. Noi ancora più disponibili rispetto a prima. Vogliamo che la Nazionale che ha vinto tre mondiali possa di nuovo avere lustro».

Chivu si presenta sorridente (anche perché nel frattempo è arrivato il rinnovo di contratto): «Dobbiamo ritrovare la motivazione ma serve qualcosa in più. Non ho più 13 partite alle spalle, ma più di 50. Abbiamo una rosa competitiva che si è mantenuta negli anni facendo vedere le qualità che ha. Mercato è sempre funzionale, vogliamo mantenere livello di competitività elevato. I nostri azzurri avrebbero preferito essere in America a giocare il Mondiale. Ho pranzato insieme a loro, stanno bene, sono motivati». Tanti senatori hanno lasciato. «Abbiamo perso giocatori che hanno fatto la storia e dato il contributo. Voglio ringraziarli per ciò che hanno fatto. Abbiamo mix di esperienza e gioventù. La nostra rosa è competitiva, faremo di tutto per mantenere livello alto di competitività».

Ci saranno nuove strade tattiche da percorrere? «Cambieremo strada facendo, adattandoci se serve agli avversari. Già l’anno scorso non abbiamo fatto solo il 3-5-2. Mi interessa la flessibilità, in base alla partita e al momento. Non temo l’appagamento, ci sono grandi giocatori, abbiamo fame di rivincere».

Con quale spirito ricomincia? «Non devo dimostrare nulla, devo essere me stesso. Ripago la fiducia che la società mi ha dato. Ho grossa responsabilità, riparto sempre da zero. Dalle mie certezze, dai doveri e dai miei giocatori. Io voglio sempre migliorarmi, non voglio cullarmi sul fatto di aver vinto due trofei. So di che pasta sono fatti i miei giocatori. Sono ambiziosi e hanno fame di trofei». Anche se la fine del mercato è lontanissima, le avversarie si stanno rinforzando. «Non temiamo nessuno, solo noi stessi. Sono sicuro delle nostre motivazioni».

La coppa è il grande sogno della società. «A Madrid abbiamo perso all’ultimo e così con il Liverpool. Forse ho sbagliato qualcosa nello spareggio ma siamo sempre stati coraggiosi. Abbiamo l’obbligo di essere competitivi su tutti i fronti. Se potessi migliorare un aspetto direi ai giocatori di essere più coraggiosi e di non speculare». Pavard che destino avrà? «È giocatore nostro, è tornato. Lo vedremo lavorare e prenderemo una decisione. Ho la pazza idea di trasformare Diouf in un quinto: ha cambiato delle partite, come contro il Como in Coppa Italia. Dovrò convincerlo a fare determinate cose. Se la squadra è stata dominante negli ultimi anni ciò è avvenuto anche per la forza della società. Esperienza, professionalità, umanità, lo sprone a essere competitivi: ciò ha fatto la differenza».

13 luglio 2026 ( modifica il 13 luglio 2026 | 15:59)