zendaya method dressing

Zendaya alla première inglese di Odissea.

ZENDAYA E IL METHOD DRESSING: due facce della stessa medaglia. Lo Yin e lo Yang, il bianco e il nero, la cioccolata e la panna. Insomma, sono inseparabili da quando lo stylist Law Roach ne cura i look, rendendola di fatto una star completa. E non tanto per l’incredibile trasversalità, ma più perché le bastano un abito spettacolare, il giusto make-up e qualche accessorio coerente per attirare l’attenzione della stampa internazionale e degli utenti social. Il tappeto rosso e la giusta première non sono fondamentali quando c’è lei.

Se il method dressing ci stesse stancando (anche) per colpa di Zendaya?- immagine 3

Zendaya alla première inglese di Spider-Man.

Cos’è il method dressing

Il merito va a un espediente stilistico molto in voga negli ultimi tempi. Oggi, infatti, si parla di method dressing sui tappeti rossi di Hollywood, anche se solo qualche decennio fa sarebbe stato impensabile. Perché, si dice, che le scelte delle star fossero più spontanee, ben lontane dall’essere costruite a tavolino. Nel ventunesimo secolo non si può dire lo stesso, anzi.

L’espressione spiega il modus operandi dietro gli outfit di attori e attrici quando devono sponsorizzare i progetti a cui hanno preso parte: più sono coerenti con l’estetica del film o della serie tv e in linea con il personaggio interpretato, meglio è. Il cosiddetto “metodo” sta nello studio attento su cosa indosserebbe, e come lo farebbe, il personaggio in questione sul piccolo o grande schermo.

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Tom Holland e Zendaya.

Zendaya e il method dressing

Possiamo dire che prima di Margot Robbie in Barbie e in Cime Tempestose, c’era Zendaya. Lei, insieme a Law Roach, ha sdoganato il method dressing nel mondo del cinema, rendendolo più sofisticato di prima. Di fatto, si tratta di vestirsi a tema, rispettando l’estetica del film, il periodo storico in cui è ambientato, lo spirito di chi si interpreta, e via discorrendo.

Così, però, ogni mossa diventa prevedibile. Tutti immaginavano che avrebbe sfoggiato abiti e accessori ispirati al binomio blu e rosso, o ai ragni e alle ragnatele, per il nuovo film di Spider-Man con suo marito Tom Holland. E lo stesso vale per Odissea, la pellicola di Nolan ispirata al poema di Omero. Tinte neutre, silhouette morbide e dettagli preziosi erano necessari affinché Zendaya venisse associata ad Atena dal grande pubblico. Eppure, qui lei e Roach hanno commesso un errore.

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Zendaya alla première inglese di Odissea.

Il caso degli orecchini da museo

Alla prima londinese del film omerico, Zendaya ha sfoggiato un paio di orecchini in oro giallo 18 carati e diamanti, risalenti al I millennio a.C. e venduti da Barron London. Perfettamente in linea con l’immaginario di Odissea, rappresentano il periodo che ha segnato la rinascita e la massima fioritura della civiltà greca.

Basti ricordare che il I millennio a.C. è suddiviso in due fasi: l’Età Arcaica (VIII – VI secolo a.C.) e l’Età Classica (V – IV secolo a.C.). La prima caratterizzata dalla nascita della polis, la seconda è contraddistinta dalle guerre persiane e dall’egemonia di città-stato come Atene e Sparta.

Ma questa lezione di storia non è bastata a Zendaya per convincere l’opinione pubblica. Ha, sì, aggiornato il method dressing portandolo a un livello superiore, decisamente storico. Ma, per alcuni, non avrebbe dovuto utilizzare dei preziosi da museo, che non dovrebbero stare su un red carpet. Colpa che, però, non è dell’attrice perché gli orecchini, a priori dalla sua apparizione a Londra, sarebbero stati sfoggiati da altri. Se non, addirittura, venduti a qualcuno che vuole mettere le mani su un pezzo di storia.

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Zendaya con gli orecchini “da museo” che hanno fatto discutere.

La rottura tra Zendaya e il method dressing

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Polemiche a parte, è evidente che questa pratica consolidata a Hollywood, ormai adottata da chiunque, debba ridimensionarsi. Gli eccessi, si sa, storpiano. E anche le ripetizioni, a lungo andare, stancano chi osserva look dopo look una diffusa festa in maschera. Siamo spettatori di un enorme e continuativo Carnevale della moda e del cinema, che porta a chiedersi se ci siamo stufati del method dressing.

E se la “colpa” (passatemi il termine) sia anche di colei che l’ha reso prima curioso, poi coinvolgente e infine pesante. Ovvero Zendaya, con l’aiuto di Law Roach. Il duo che ricorderemo quando, tra qualche decennio, sembrerà necessario fotografare – in una mostra, un talk o qualsiasi altro format – il momento esatto in cui il modo di vestirsi di attori e attrici si è allineato fin troppo con l’immaginario dei film, esasperando qualcosa che un tempo era divertente e adesso appare come stantio. Rischiando di diventarlo veramente.