Girerà l’Italia da giugno a novembre, tra arene estive e Palasport in autunno. Quali emozioni hanno la meglio su un veterano?
«La condivisione con la gente che canta le tue canzoni è la cosa più bella. Vedere tante persone che condividono con te un’emozione che magari hai scritto anche trentacinque anni fa, e oggi viene cantata con la stessa passione, la stessa voglia e lo stesso entusiasmo. Ti fa capire che c’è stata sempre condivisione e che, alla fine, non hai raccontato solo le storie che hai visto, ma è come se avessi raccontato e scritto le storie di tutti».

L’emozione che non si aspettava?
«Quella di vedere cantare i ragazzi di vent’anni le mie canzoni, non me lo sarei mai aspettato. Sono nato come cantante generazionale negli anni Novanta, raccontando quello che stava succedendo in quegli anni. Oggi se un ragazzo di diciott’anni canta le mie canzoni, vuol dire che il mondo è cambiato, che sono cambiate tante cose, ma probabilmente altre cose sono attuali. E quindi per certi aspetti sono soddisfatto, invece per altri lo sono un po’ meno: perché quando ho parlato di cose serie da un punto di vista sociale ed esistenziale, probabilmente certi problemi sono rimasti e questo pianeta ha fatto poco per cambiare sé stesso».

Cos’è che le fa dire che ne è valsa davvero la pena?
«È proprio il fatto di vedere tanti giovani, a darmi la conferma di aver fatto bene a seguire un certo mio istinto nella ricerca, nel cambiamento, nell’allineamento e nell’ascolto. Per me la musica non è solo farla, è anche ascoltarla. Ho sempre vissuto di riferimenti, da quando ero piccolo avevo i miei supereroi musicali: dai cantautori ai grandi musicisti al centro di un’astronave di tastiere elettroniche, come Howard Jones, Kate Davidson e Steve Winwood. Sono sempre andato alla ricerca della scoperta. Prima scoprivo dai più grandi, adesso sono molto curioso di scoprire dai giovani. È stato un percorso sempre alla ricerca di un cambiamento e di un allineamento, anche attraverso il rischio e la follia. Però il rischio va corso, quindi sono soddisfatto di aver trovato una nuova generazione che canta come me».

Accanto ai cult, canterà per la prima volta dal vivo anche i nuovi brani. Cosa dobbiamo aspettarci in termini di arrangiamenti e di show?
«Io credo che gli arrangiamenti siano abbastanza intoccabili in una canzone. Una canzone ti deve riportare a quel momento, anche fosse di una settimana fa, figuriamoci una canzone di trentacinque anni fa. Gli arrangiamenti devono essere soltanto riportati a nuovo, ma un po’ come se prendi una fotografia ingiallita dalla scrivania di tua nonna e la metti nel computer: con lo scanner la devi riportare a lucido, la puoi fare in 4K, ma non puoi cambiarne i colori. In quel momento la canzone ti deve riportare indietro, a un amore che hai perduto, a un amore che hai iniziato… Però le puoi unire, e io mi sono divertito a fare dei medley con arrangiamenti speciali, per poterle inserire tutte in un contenitore solo».