di
Virginia Nesi
La scoperta nella zona di Frasassi, le foto dell’alpinista Tiziano Cantalamessa morto nel ’99 e l’appello sui social per dargli un nome. L’emozione della moglie
Renata Nardinocchi fatica a non commuoversi. Dice: «Di solito, se uno trova un rullino vecchio e malmesso gli dà un calcio. E invece io ho ritrovato mio marito Tiziano, morto nel 1999». Questa storia inizia ad aprile 2026 quando il geologo Lorenzo Rossetti scova nei pressi della Torre di Jesi, in zona Frasassi, un vecchio rullino chiuso dentro una scatolina. Lorenzo scatta una foto al reperto e la manda al regista Paolo Bacchi. Si ricorda che l’amico ha fatto un documentario in quella zona 12 anni prima e nel suo gruppo c’era chi usava l’analogico.
Il rullino non è di Paolo, ma lui vuole comunque sviluppare le foto. «Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ho cercato di migliorare la qualità delle immagini e poi ho pubblicato un video-appello su Facebook per chiedere se qualcuno riconoscesse i protagonisti degli scatti», racconta Bacchi. Il video diventa virale: 4 milioni di visualizzazioni. Il passaparola aiuta a identificare l’uomo fotografato: è l’alpinista marchigiano Tiziano Cantalamessa (1956-1999). Le foto risalgono al 1986-1987 quando Cantalamessa si addestrava. «Nelle immagini riconosco Franco Farina, suo amico intimo. Penso: se c’è lui, l’unico che può avergli fatto le fotografie è Tiziano», ricorda Renata. Sotto il video, commenta anche lei: «Ciao Paolo, sono la moglie di Tiziano Cantalamessa e penso proprio che il rullino sia suo perché sono presenti delle persone con cui scalava. È stato presidente del soccorso alpino, siamo di Ascoli Piceno. (…). Grazie per questo revival nello spazio temporale. Una carezza sul cuore».
Se lo aspettava?
«Mio marito è dirompente, si manifesta prepotentemente quando vuole, continua a mandarci messaggi».
Per esempio?
«Il giorno del diciannovesimo compleanno di mio figlio Riccardo, abbiamo ricevuto dalla Regione Marche cinquemila euro perché avevano selezionato cinque famiglie che avevano perso un famigliare sul lavoro».
Un altro messaggio?
«Il perito che aveva seguito la tragedia del Gran Sasso del 1998 dà a me i 900 euro che aveva guadagnato. All’epoca, mia figlia Valentina doveva fare la comunione».
Morirono tre escursionisti. Tiziano Cantalamessa guidò quella cordata.
«Sì, lui non si è mai ripreso da quell’incidente. Dopo disse: basta, lascio. Tiziano era lì, a un centimetro dalla slavina che travolse le vittime».
Come vi siete conosciuti?
«Io studiavo Lingue all’Università di Bologna. Tiziano aveva avuto un incidente gravissimo. Era precipitato da 14 metri. L’ho visto per la prima volta in ospedale. Lo andai a trovare con una mia amica, fidanzata del suo amico».
Quando vi siete sposati?
«Qualche anno dopo, nel 1981. Insieme a una coppia di amici mettiamo su un allevamento di mucche a Sant’Egidio della Vibrata. Producevamo il latte e convivevamo tutti e quattro insieme. Tiziano era metalmeccanico, lasciò l’impresa e avviò l’attività come guida alpina: faceva gli esami e lavorava in campagna. Nel 1983 nasce la prima figlia, Martina, morta dopo 20 giorni per una malformazione. Nel 1984 Riccardo, nel 1992 Valentina».
Quando l’alpinismo diventa un lavoro per suo marito?
«Quasi subito. Ha fatto imprese molto importanti come quella con Massimo Marcheggiani in Patagonia. Voleva andare anche sul Nanga Parbat».
Lei come viveva quelle imprese?
«Io ero come Penelope che lo aspettava a Itaca. Nel mentre lavoravo. Mio padre aveva un negozio d’ottica. Ho fatto anche l’insegnante. Quando mio marito partì per la Patagonia, Riccardo aveva un anno e mezzo. Seppi da Marcheggiani che Tiziano piangeva a dirotto, era inconsolabile, temeva non potesse rivedere suo figlio in caso di incidente. Ci scrivevamo le lettere».
È morto a 43 anni. Ne avrebbe compiuti 70 quest’anno.
«Quel giorno ero nel negozio di ottica. Arrivò un’amica trafelata a darmi la notizia. Andammo a Pioraco dove Tiziano precipitò da una parete. Ma lui è Ulisse, ha vissuto mille avventure, anche se smettessi di aspettarlo, trova sempre il modo di farsi vivo».
14 luglio 2026
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