di
Ilaria Sacchettoni
L’ad della società pubblicitaria Urban Vision Gianluca De Marchi con Lavitola e Ranucci. L’obiettivo avrebbe dovuto essere attrarre nuovi investitori in un affare legato al green washing aziendale. Ma ora l’ad minimizza
Incontri della Terza Repubblica. L’imprenditore. Il faccendiere. Il giornalista. Come anticipato da Il Fatto Quotidiano, l’autunno scorso – pochi giorni dopo l’attentato a Sigfrido Ranucci – a un tavolo del Cefalù di Valter Lavitola si trovarono tutti a parlare di affari, riepiloga ora l’amministratore delegato della società pubblicitaria Urban Vision Gianluca De Marchi.
L’obiettivo avrebbe dovuto essere quello di attrarre nuovi investitori in un affare nuovo di zecca che aveva a che fare con il green washing aziendale al quale lo stesso De Marchi era molto interessato. «Ero uscito dal lavoro e questo ragazzo (Giuseppe Lavitola, figlio di Valter, ndr) che lavora per tutt’altra cosa mi fa: “mio padre ha un ristorante di pesce”». Noi siamo vicini al Vaticano, dovevamo mangiare e quindi gli ho detto «va bene andiamo». Così l’incontro tra Valter Lavitola, De Marchi e il presidente Fabio Mazzoni. L’argomento principale avrebbe dovuto essere il business del Carbon Credit che aveva stregato il faccendiere e il suo factotum di origini camerunensi Gomes Clesio Tavares. A quel tavolo del Cefalù sedeva anche Sigfrido Ranucci, il popolare conduttore di Report.
«Incontro durato pochissimo, parlammo della mia dieta»
De Marchi parla ora di incontro «durato pochissimo». E soprattutto dice di non ricordare di cosa abbiano parlato. Vediamo, De Marchi, parlaste di Carbon Credit? «Più che altro di carboidrati – minimizza, sorridendo, l’amministratore delegato di Urban Vision- in quel periodo mi sottoponevo a una dieta per dimagrire e parlammo di questo, ricordo. Trovai Ranucci e fui contento. Era il giornalista del momento».
Nessuno stupore per quella frequentazione eterogenea tra un pluripregiudicato della seconda repubblica e un giornalista di inchiesta famoso? «Non mi sembrò di cenare con un delinquente (Ranucci, ndr) ma con un giornalista quotato». E qui si precisa che certo non è Ranucci il problema ma forse l’amico Lavitola che deve ancora scontare una parte delle sue pendenze con la giustizia italiana e molte ne ha già scontate, inclusa una condanna per estorsione ai danni dell’ex premier Silvio Berlusconi.
«Il figlio di Lavitola ora si sente in colpa per quella cena»
«Allora – prosegue De Marchi -io non sapevo neppure così bene che Lavitola fosse un pluripregiudicato, dico la verità. Sapevo dei suoi problemi con Berlusconi ma nulla più. Era un’eco del passato. Mi dispiace molto per suo figlio, un ragazzo di vent’anni, brillante e straordinario che ora si sente in colpa per quell’incontro. Ventidue anni. Ogni giorno lo teniamo su…».
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14 luglio 2026 ( modifica il 14 luglio 2026 | 15:43)
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