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Corriere Animali

La scomparsa dell’attore neozelandese che interpretò il dottor Alan Grant nel film di Spielberg è l’occasione di fare il punto sulle nuove conoscenze su dinosauri e paleontologia

Il volto di Sam Neill, l’attore neozelandese scomparso nei giorni scorsi in Australia, per la maggior parte degli spettatori è associato a quello del dottor Alan Grant, protagonista del Jurassic Park di Steven Spielberg. Un film spettacolare, che fu un trionfo di effetti speciali prima dell’avvento della computer graphic e quando ancora l’intelligenza artificiale non era neppure evocata. Un blockbuster al cinema, nell’home video e in tv, dove passa ancora periodicamente, e che ebbe il merito di accendere i riflettori sulla paleontologia, accrescendo l’interesse per i dinosauri. 

Il film uscì nel 1993 come trasposizione dell’omonimo romanzo di Michael Crichton. Nella stesura della sceneggiatura vennero coinvolti anche alcuni paleontologi. Ma oggi, a più di trent’anni di distanza e con più di trent’anni di progresso nella ricerca scientifica, molte delle scene e delle battute più iconiche di quella pellicola verrebbero probabilmente descritte in modo diverso, almeno dai paleontologi. Posto che un film resta un film e ed è quindi opera di fantasia, ci sono alcuni elementi di Jurassic Park che oggi verrebbero riletti in maniera differente proprio grazie alle nuove conoscenze che nel frattempo sono state acquisite.  



















































Prova a fare il punto sulla questione Michela Cogo, responsabile Education del Parco Natura Viva di Bussolengo, che nella sua area Jurassic Adventure racconta l’evoluzione della ricerca paleontologica attraverso 35 ricostruzioni di dinosauri a grandezza naturale, realizzate sotto la supervisione dei paleontologi Cristiano Del Sasso, uno tra i massimi esperti europei in materia, e Simone Maganuco. E lo fa partendo proprio dal ricordo affettuoso per Sam Neill che con il suo personaggio ha consentito, spiega l’esperta, «di trasformare la conoscenza paleontologica in una narrazione capace di raggiungere milioni di persone». E già solo per questo va reso merito a tutta la squadra per il lavoro di diffusione della conoscenza, oggi diremmo di divulgazione, compiuto. 

Ma cosa cambierebbe oggi? Secondo Cogo si può partire da una delle battute più celebri pronunciate proprio da Sam Neill, durante la fuga dal Tyrannosaurus Rex: «Se non ti muovi non ti vede». Le cose però non sembrano stare proprio così. «Oggi – spiega – sappiamo che il T Rex possedeva una visione binoculare estremamente sviluppata e di conseguenza quella scena non troverebbe riscontro nelle conoscenze scientifiche attuali». 

«Se non ti muovi non ti vede». La frase di Sam Neill e gli altri dettagli di Jurassic Park che oggi la scienza riscriverebbe

Tutti ricordano poi la corsa dei Velociraptor, che il film mostrava come grandi rettili dalla pelle squamosa. Oggi vengono invece ricostruiti, sempre in base ai dati resi disponibili dalla ricerca, come animali molto più piccoli e ricoperti non di squame bensì da un fitto piumaggio. 

Un altro dinosauro presente nel film è il Dilophosaurus, che «non sputava veleno né possedeva il caratteristico collare mostrato sul grande schermo». 

Arriva invece nel terzo capitolo della saga lo Spinosaurus, un gigantesco predatore che il dottor Grant si ritrova ad affrontare: «Le ricerche più recenti – spiega ancora Cogo – lo descrivono come un dinosauro con marcati adattamenti alla vita acquatica. A questa determinazione scientifica ha contribuito in modo determinante anche Cristiano Del Sasso, tra i paleontologi che hanno maggiormente ridefinito la conoscenza di queste specie». 

«Se non ti muovi non ti vede». La frase di Sam Neill e gli altri dettagli di Jurassic Park che oggi la scienza riscriverebbe

Infine c’è il dibattito, iniziato già ai tempi dell’uscita del film, sulla plausibilità della tesi alla base del racconto, ovvero la possibilità di riportare in vita i dinosauri partendo da tracce del loro dna ricavabili da reperti fossili. Nel caso del film tutto partiva da un insetto rimasto intatto all’interno di una bolla d’ambra. Anche oggi, nonostante i progressi della ricerca, quel recupero «è ritenuto scientificamente non verosimile». 

Ma come si ricordava, la fiction è un mondo a parte e non pretende di essere verità, tanto meno verità scientifica. «Con la scomparsa di Sam Neill – sottolinea però il Parco Natura Viva – scompare il volto che ha accompagnato milioni di persone alla scoperta dei dinosauri. Trentatré anni dopo è ancora viva la più grande intuizione di Jurassic Park. Ovvero rendere la paleontologia una storia capace di appassionare il grande pubblico». 

«Se non ti muovi non ti vede». La frase di Sam Neill e gli altri dettagli di Jurassic Park che oggi la scienza riscriverebbe

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14 luglio 2026 ( modifica il 14 luglio 2026 | 16:53)