“Wonderwall” o la tanto discussa “La Cuarta Estrella”: cosa risuonerà dopo il triplice fischio al Mercedes Benz Stadium di Atlanta? Inghilterra e Argentina non è una sfida come le altre. Storia, tradizione e rivalità, anche extracalcistiche: tra i Three Lions e l’Albiceleste c’è questo e tanto altro. Due Paesi che vivono di calcio, dove si impara a palleggiare con il pallone tra i piedi ancor prima di scrivere. Leo Messi e la sua banda cercano l’impresa di pochi: vincere due volte consecutive un Mondiale, come solo Italia (1934-38) e Brasile (1958-62) sono riuscite. Gli inglesi vanno a caccia di un titolo iridato che manca da 60 anni.
“It’s coming home”, cantano in patria, ma da qui alla finale c’è un ostacolo non da poco. Perché gli argentini, al contrario di quanto visto quattro anni fa, dove erano sembrati invincibili e trascinati da un destino divino che ha voluto la definitiva incoronazione della Pulga, hanno mostrato di essere vulnerabili. Ma la loro forza risiede nel gruppo. Nessuno è più squadra dell’Albiceleste di Lionel Scaloni, nessuno “morirebbe” per il suo capitano come gli argentini per Messi ed è per questo che, nella battaglia di trincea, per gli inglesi non c’è (quasi) speranza.
E allora la truppa di Tuchel proverà a spuntarla con la forza di Harry Kane, la velocità di Gordon oppure con l’autorità di Bellingham. “Hey Jude”, cantava il tifo britannico dopo i quarti con la Norvegia, perché il fenomeno dei blancos si è preso la squadra sulle spalle come atlante e, con due lodevoli doppiette, ha spinto i suoi verso la semifinale.
E se dovesse confermarsi anche in semifinale, Paul McCartney potrebbe perdere i diritti d’autore sulla storica canzone dei Beatles. Jude è pronto a prendersi la scena, ma lo scettro è ancora di Leo. Colpo di Stato? O l’egemonia della Pulce regnerà ancora?