di
Vittorio Savio
Il primo cittadino altoatesino: «Jannik non è solo un campione immenso; è lo specchio della nostra terra: silenzioso, instancabile, uno che davanti alle difficoltà non si lamenta mai e si rimette subito a lavorare»
C’è un filo invisibile, ma d’acciaio, che unisce la terra battuta rossa delle Dolomiti ai prati storici dell’All England Club. Un legame che domenica, per il secondo anno consecutivo, ha tinto di verde e d’oro la Val Pusteria. Jannik Sinner ha difeso il suo trono a Wimbledon, domando la potenza di Alexander Zverev e portando a casa il quinto Slam della carriera.
I tifosi a Sesto Pusteria e San Candido
A Sesto Pusteria e a San Candido, domenica, la tensione si tagliava con il coltello. Strade deserte durante la partita: tutti davanti alla tv per sostenere il campione. Chi incarna lo spirito di questa comunità è il sindaco Thomas Summerer. Lo trovi in municipio, con gli occhi ancora lucidi dietro gli occhiali, circondato dai telefoni che squillano senza sosta. È stanco ma radioso, ritratto perfetto di una valle che non ama le sfarzosità, ma sa come riconoscere la grandezza. «Non abbiamo dormito, lo ammetto senza problemi — esordisce il primo cittadino — Vincere una volta può sembrare un miracolo, ma confermarsi a questi livelli è la prova del nove. Jannik non è solo un campione immenso; è lo specchio della nostra terra: silenzioso, instancabile, uno che davanti alle difficoltà non si lamenta mai e si rimette subito a lavorare. Dopo la delusione del Roland Garros molti avrebbero vacillato, lui ha risposto sul campo».
Campione modesto
Per le vie di Sesto, l’entusiasmo è palpabile. Niente caroselli clacsonanti, nello stile sobrio del luogo, ma bandiere alle finestre e un orgoglio diffuso che si respira nei bar, dove la finale di ieri è già leggenda con cori da stadio in italiano e in tedesco. «Qui lo abbiamo visto crescere sui nostri campi, quando sciava e stringeva la racchetta con la stessa naturalezza» continua Summerer, lo sguardo che si volge verso le vette che circondano il paese. «La sua famiglia ci insegna ogni giorno il valore della modestia. Quando Jannik tornerà a casa, non ci saranno grandi cerimonie di Stato. Gli prepareremo però una piccola festa autentica, con i suoi amici d’infanzia e i giovani del tennis club, se lui avrà del tempo da dedicarci. Vogliamo solo fargli sentire il calore della sua gente. Per noi resta il ragazzo che firmò il libro d’oro del Comune con l’umiltà di sempre. È lui il nostro ambasciatore più bello nel mondo».
Il rientro in Alto Adige
Ieri intanto è rientrata in Alto Adige da Londra la famiglia di Sinner: mamma Sieglinde e papà Hanspeter, il fratello Mark e qualche membro dello staff, sono atterrati senza particolari clamori con un jet privato all’aeroporto di Bolzano, trasportando anche il prezioso trofeo di Wimbledon, custodito in una teca verde.
14 luglio 2026
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