Altvelox chiede di verificare i test sui 25 prototipi. Sul Tutor invece annunciato un ricorso al Tar del Lazio

La denuncia

La denuncia, 30 fogli e 16 allegati per 207 pagine, coinvolge anche «ogni altro dirigente, funzionario competente del Tavolo tecnico, tecnico, consulente o soggetto privato» che abbia formato, validato, trasmesso o utilizzato gli atti. Nel verbale sono richiamati, come ipotesi da verificare, l’omissione di atti d’ufficio, il falso ideologico e la truffa. Non sono accuse accertate: toccherà alla Procura valutare se gli elementi indicati abbiano fondamento penale. Altvelox chiede su quali prove sia stata dichiarata la conformità dei prototipi: rapporti di laboratorio, certificati di taratura, verifiche metrologiche e comparazioni sui modelli. L’associazione sostiene che gli accessi agli atti presentati il 9 giugno al Mit e al ministero delle Imprese, su 27 categorie di documenti, non abbiano consentito di individuare quei rapporti. Cita una risposta di Accredia del 13 luglio. L’ente – secondo quanto scrive Altvelox – avrebbe comunicato di non avere mai accreditato il laboratorio di taratura del Centro superiore del Mit e che nessuna struttura ministeriale risulterebbe accreditata per eseguire sotto accreditamento quelle verifiche. La circostanza, precisa la stessa associazione, non esclude il potere del Mit di omologare. Rende però necessario chiarire chi abbia svolto i test, su quali apparecchi e con quali metodi. Gli atti sono stati inviati anche alla Corte dei conti, all’Anac e alla Presidenza del Consiglio. «Non chiediamo conclusioni anticipate né processi mediatici», afferma il presidente di Altvelox, Gianantonio Sottile Cervini. «Se i test esistono, devono essere acquisiti e verificati».



















































L’altro versante

Intanto l’avvocato Angelo Pisani, legale dell’imprenditore Alessandro Patanè, indicato come autore originario del software Sicve/Tutor, annuncia un ricorso al Tar del Lazio. Il decreto, afferma, «non cancella le sentenze, né risolve i problemi sulla titolarità e sull’utilizzo del software». Un fronte diverso dall’omologazione, ma destinato ad alimentare il contenzioso. Il decreto nato per spegnere il caos rischia così di riaccenderlo su due tavoli: davanti ai magistrati penali e ai giudici amministrativi.

14 luglio 2026