La proposta lanciata nel 2025 dall’Uruguay e fortemente avversata sia dalla Uefa che dal Concacaf Nord America, sembra continuare a essere valutata da Infantino. Vantaggi e svantaggi
A volte ritornano. Ritornano idee che sono come i personaggi di Stephen King, maestro dell’horror, e fanno un po’ paura. Tipo il Mondiale a 64 squadre. Quello a 48 ci può stare, il mondo s’è “allargato”, 16 finaliste non erano proponibili, 32 sembrava un numero equilibrato, 48 ha dimostrato di essere sostenibile e spettacolare malgrado l’aumento di tempi e partite. Bello vedere piccole sconosciute che mettono in difficoltà le grandi. Ma siamo al limite. Il torneo oggi prevede 8 partite massimo lungo 40 giorni, ed è già compresso. Per rendere giocabile una fase finale a 64 squadre (sempre 8 partite per chi arriva in finale) ci vorrebbero almeno 7 settimane e 128 partite invece di 104. Quante se ne giocherebbero di più al giorno? Non parliamo dei campionati, delle ferie dei giocatori, degli infortuni, di un calendario che scoppia… Ma, se anche il mondo si dedicasse improvvisamente alle nazionali, che cosa sarebbe della sacralità del Mondiale?
le parole di infantino—
Il Mondiale è bello perché è un appuntamento che ogni quattro anni, per tradizione, accoglie le migliori del mondo. Lotteremo sempre per difendere più posti per l’Europa, ma dopo una qualificazione. Non per la wild card per chi ha vinto il Mondiale. Non per strade privilegiate. Meritocrazia. Andare al Mondiale semplicemente perché c’è il posto fisso non sembra una buona idea. Dalle parole del presidente Infantino a Blue Sport, l’altro giorno, la prospettiva di una fase finale a 64 non sembra morta e sepolta come si pensava, potrebbe tornare in pista. Chissà se dalla prossima edizione del 2030 che si svolgerà in Spagna, Portogallo e Marocco con prologo in Uruguay, Argentina e Paraguay per il Centenario del Mondiale. “Una questione che sarà esaminata dalle commissioni dopo questo Mondiale. Quando si organizza un Mondiale, è importante organizzarlo per il mondo intero, non solo per l’Europa e il Sud America, ma di fatto per il mondo intero”.
proposta nel 2025—
L’idea era nata da un dirigente uruguaiano, Alonso, al Consiglio Fifa del marzo 2025. Secondo la Fifa, la proposta era stata sollevata “spontaneamente” verso la fine della riunione. Resta qualche dubbio sulla spontaneità, come era “spontanea” la proposta dell’Arabia Saudita di rendere il Mondiale biennale, altro attacco alla tradizione e al senso del torneo che è bello perché è anche irraggiungibile. Qualche mese dopo, Alejandro Dominguez, presidente della Conmebol, Sudamerica, disse che sognava un torneo a 64 squadre nel 2030 per “unire il mondo, almeno una volta”. Il che fa rima con le altre parole di Infantino più recenti qui in America: “Ogni nazione dovrebbe avere la possibilità di sognare di partecipare alla Coppa del Mondo. Si vede che la qualità delle squadre è altissima, e sta migliorando sempre di più. Se non si dà ai paesi più piccoli la possibilità di partecipare alla Coppa del Mondo, mancherà loro l’incentivo a continuare a migliorare”.
la formula—
Come sarebbe il Mondiale a 64? Niente di ufficiale, non se n’è mai parlato pubblicamente. Probabilmente con 16 gruppi da 4 squadre, niente più ripescaggi, le prime e le seconde qualificate ai sedicesimi. Otto partite per vincere. E la distribuzione? Rispettando le proporzioni americane, ci sarebbero 20 europee, 13 africane, 12 asiatiche, 9 sudamericane (su 10 paesi…), 8 nordamericane, 2 oceaniche. Più o meno. Uno spareggio interzona qui, un aggiustamento là, ma sarebbe più o meno così. Se si rispettassero le proporzioni del torneo a 32, invece, l’Europa ne dovrebbe avere 26, ma dubitiamo che questo alla Fifa interessi. Non tutti sono d’accordo. Il presidente della Concacaf, Nordamerica, Victor Montagliani, teme che la proposta “possa danneggiare l’intero ecosistema calcistico”. Anche i costi aumenterebbero: un 33 per cento di squadre in più comporta un 20 per cento in più. Questo è costato 3,7 miliardi di dollari circa. Bisogna vedere se i ricavi aumenteranno in proporzione.
patto infantino-ceferin—
E l’Europa? All’Uefa l’idea non piace per niente come non piaceva il Mondiale a 48. Ceferin e Infantino avevano stipulato un gentlemen’s agreement per mettere da parte il tema, ma le parole del numero uno Fifa potrebbero far saltare la tregua. Il timore è che, allargando il Mondiale, sia le qualificazioni sia i tornei continentali perdano di interesse, come sarebbe successo con il Mondiale biennale che avrebbe trasformato l’Europeo in una fase di qualificazione. “Esageri, esageri pure”, dicevano in quel film. Questo gigantismo che minaccia il calcio spaventa. Nel 2022 c’erano 32 finaliste, ora sono 48, nel 2030 potrebbero essere 64. A questo punto tanto vale chiamare tutto il mondo per un happening che con il Mondiale non ha niente a che vedere. Bella è anche una cosa difficile da raggiungere. Se il Mondiale è un’abitudine, sai che peccato.
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