di
Andrea Laffranchi
Stasera il primo dei due concerti a San Siro dell’artista: uno show tanto contemporaneo nei visual ridotti all’osso quanto sontuosamente vintage nella direzione musicale
Il giudizio non sarà divino, anche se c’entra una preghiera, ma quello del pubblico. «Grazie Dio per avermi concesso un altro giorno per fare ciò che amo. Proteggi il pubblico e tutti coloro che sono sul palco. Dona a me e alla mia band la forza di regalare a questa città uno spettacolo che non dimenticherà mai. Amen».
Segno della croce, cappello e camicia da cowboy, inginocchiato in chiesa, Bruno Mars prega dai megaschermi e la romanticheria mariachi di «Risk It All» introduce il primo dei suoi due show (stasera replica) a San Siro.
Due ore di concerto, uno spettacolo che è contemporaneo nei visual ridotti all’osso (sempre più concerti ne fanno a meno, meglio il faccione ripreso live per agevolare i selfie) e sostituiti da luci eleganti, quanto è sontuosamente vintage nella direzione musicale grazie a una band magistrale che in stile soul anni Settanta fa anche da cornice coreografica ai passi di Mars.
Il suo mondo ha confini chiari: dalla Motown a Michael Jackson passando per il funk e qualche influenza latina. Dove siano le radici è chiaro quando la popstar americana si esibisce in un medley di classici soul dal cofano di una Cadillac rosso fiammante.
L’albero ha rami rigogliosi, è stato il primo artista al mondo ad avere 5 canzoni oltre i 3 miliardi di stream, ma fatica a far spuntare rami senza innesto: ad ogni canzone si accendono lampadine che rimandano ad altri brani.
«On My Soul» ha lo stesso Dna di «Move On Up» di Curtis Mayfield, su «Something Serious» viene voglia di cantare «Oye Como Va» di Santana, la reference di «Locked Out of Heaven» sono i Police, fino ad arrivare a quella hit globale di «Uptown Funk» per la quale lui e Mark Ronson hanno dovuto riconoscere parte dei diritti d’autore alla Gap Band per evitare peggio.
La performance di Mars è sempre centrata, anche quando si attacca alla chitarra o al piano. La parte centrale si muove nel territorio più sperimentale quasi psichedelico del progetto Silk Sonic con quel genietto di Anderson Paak. Siparietto loca: se in Spagna aveva affettato un jamon iberico sul palco, qui si presenta a bordo di una Vespa in miniatura e con la sciarpa della nazionale al collo mentre Anderson.Paak sorseggia un gigantesco spritz.
Lui c’era, al posto di Lady Gaga per «Die With a Smile», invece, i cori dei 58 mila rendono chiaro quanto l’Italia abbia contribuito a farne la canzone arrivata più velocemente a 1 miliardo di stream.
È la parte più melodica dello show, accompagnata al pianoforte, che accompagna al finale di «Locked Out of Heaven», «Just the Way You Are» e «Uptown Funk».
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14 luglio 2026 ( modifica il 14 luglio 2026 | 23:56)
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