In un tour volutamente ristretto, soltanto dieci date, quella di Siena è quella del (gradito) ritorno: i Negrita saranno protagonisti alla Fortezza Medicea il 29 luglio, data nel calendario dell’Estate dei Propositivi con l’Amministrazione Comunale. Intanto come non intervistare uno dei componenti del gruppo, Enrico “Drigo” Salvi, in anteprima ci racconta questo tour: “E’ una nostra scelta – comincia Drigo – di scegliere poche ma importanti date, con città e località scelte o per particolare bellezza o per storia. Quella sul palco è una formula inedita con il trio che può giocare su differenti arrangiamenti del repertorio”.
E il repertorio che farete?
“Ci stiamo ancora lavorando. Non mancheranno i nostri brani storici, ma qui abbiamo la possibilità di riproporre il tutto in una formula inedita”.
C’è la possibilità con un tour così particolare possa diventare un prodotto discografico?
“Noi registriamo sempre tutto ma per il momento non prevediamo nulla. Avevamo pensato alla creazione di un documentario, ma il tour sarebbe diventato troppo complesso. In autunno, quando cominceremo a registrare l’album nuovo”.
Una considerazione di fondo sulla discografia…
“Oggi non esiste più. Un tempo nascevano le rock star perché l’informazione aveva pochi canali. Oggi è a disposizione di tutti con i risultati che tutti possono vedere!”.
Il legame con Siena dalla fine degli anni ottanta, il Cambio di Pantaneto con Dario Di Prisco e Alessandro Fanetti, i vostri primi tempi…
“E’ un legame fortissimo con questa città. Sarebbe tutto da raccontare. Qui siamo nati e cresciuti. Qui abbiamo avuto un palco dove sperimentare, qui avevamo creato una sorta di comunità. Suonavamo al Cambio almeno due volte alla settimana, il pubblico stava dentro e anche fuori, con le lamentele dei residenti! Qui ci siamo formati sera dopo sera, si imparava a suon di cover dal blues al funky. Qui abbiamo creato la scaletta del nostro primo album registrato al tempo di Spirito dei Litfiba con cui dividevamo la sala di registrazione. Siena è sempre nel cuore e qui siamo tornati altre volte ed è una esperienza sempre particolare!”
Massimo Biliorsi