di
Andrea Laffranchi
L’attesa per i due show all’Ippodromo La Maura della star portoricana, protagonista dell’ultimo Super Bowl
Anche l’Italia si è accorta di Bad Bunny. Per il doppio appuntamento live della star portoricana, venerdì 17 e sabato 18 all’Ippodromo La Maura di Milano, si sono mobilitate 157 mila persone, 78 mila e 500 a data. Nessun artista di lingua spagnola era mai arrivato a questi livelli da noi. E nel mondo.
L’ultimo lavoro «Debí Tirar Más Fotos» (2025), prima opera in spagnolo a vincere il Grammy come miglior album in assoluto, è arrivato al numero 1 anche in Italia. Ma già nel 2020 «El Último Tour del Mundo» era stato il primo album interamente in spagnolo in vetta alla Billboard 200, la classifica ufficiale statunitense. Certo, la comunità latin è molto ampia negli Usa, ma passo dopo passo Bad Bunny ne ha superato i confini e tra il 2020 e il 2022 (con replica nel 2025) è stato l’artista più ascoltato su Spotify.
È arrivato lassù con un percorso diverso da quello delle superstar latin che lo hanno preceduto. Le sue canzoni sono tutte in spagnolo. Nessun compromesso con l’inglese o lo spanglish, porta del successo anni Novanta e Zero di Shakira, Ricky Martin ed Enrique Iglesias. Una scelta identitaria quella del portoricano, favorita dall’assenza di barriere geografiche sulle piattaforme di streaming. Così Benito Antonio Martínez Ocasio, questo il suo vero nome, ha spostato il centro linguistico dell’universo pop.
La sua identità non è solo e genericamente latin. Porto Rico non è solo sul passaporto, ma è il centro della sua narrazione. «Debí Tirar Más Fotos» è geolocalizzato. Nei testi emergono le radici, il tema dell’emigrazione e il timore che la gentrificazione porti alla cancellazione di una cultura e di un tessuto sociale. Anche nei suoni, trap e reggaeton dialogano con salsa e musica jibara. E a breve Ocasio sarà protagonista del film Porto Rico con Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem.
Lo scorso febbraio la performance all’halftime show del Super Bowl – quintessenza dell’americanità – ha incanalato simboli e suoni nella costruzione di un messaggio contro il razzismo e la politica migratoria di Trump. Come politica è stata la scelta di non suonare negli Stati Uniti per paura che i concerti diventassero obiettivo dei raid anti-immigrazione dell’ICE.
Il 21 novembre ha debuttato a Santo Domingo il tour mondiale che arriva a Milano: 57 date e 2,5 milioni di biglietti venduti. Progetto che, nel bene e nel male, ha simbolo: la casita, replica di un tipica abitazione portoricana piazzata in mezzo alla platea: tetto piatto che diventa un secondo palco, intonaco rosa, un patio. È la copia della villetta di un ultra 80enne di Humacao, che ha fatto causa a Bad Bunny: se l’era vista chiedere solo per le riprese di un video e ora se la trova sotto assedio dei fan a caccia di selfie.
Memoria, origini, tradizione, ma la casita è diventata il bersaglio di polemiche social. La struttura rosa accoglie gli ospiti vip – si sono visti Penélope Cruz e Javier Bardem, Leo Messi e Kylian Mbappé – e gli influencer.
Da simbolo di tradizioni che scompaiono per la gentrificazione a club esclusivo riservato a un’élite che quei fenomeni spesso li genera. Zona vip e sky box ci sono ad ogni evento, qui la differenza sociale diventa ostentazione. Alla casita hanno accesso anche alcuni fortunati fan reclutati da un collaboratore con un evidente debole per ragazze particolarmente carine. Ma come? Uno che difende gli ultimi e apre le porte di casa a pochi? Uno che sul tema ha costruito parte della sua credibilità pur arrivando da due mondi, reggaeton e trap, legati a un’idea di mascolinità tossica? Seppure qualche caduta nei cliché machisti l’abbia avuta anche lui, soprattutto agli esordi, Bad Bunny ha mostrato un altro modello possibile: brani contro la violenza domestica, video en travesti che lo hanno avvicinato al mondo LGBTQ+, dichiarazioni contro la violenza di genere. Lo sbilanciamento di rappresentatività ha attirato accuse di non inclusività e lo staff è corso ai ripari allargando i canoni. La casita riapre le porte venerdì. Chi ci sarà? L’elenco è riservato. E chi rimane fuori? Se la goda in compagnia di altri 78 mila
15 luglio 2026 ( modifica il 15 luglio 2026 | 07:13)
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