Arezzo, 15 luglio 2026 – Fissa l’asticella di un anno in salita al 31 dicembre. Poi dovrà decidere: andare avanti riducendo i collaboratori e tagliando le spese, oppure chiudere. Spegnere i forni da dove ogni giorno escono venti tipologie di pane, oltre alla pasticceria secca. Mastica amaro Nico Vanni che nel 2027 porterà il suo panificio di Castiglion Fiorentino al mezzo secolo di vita «e vorrei tanto festeggiarlo, per i miei genitori e per la mia famiglia», sospira guardando il plico di bollette del gasolio sulla scrivania.
L’apertura nel 1977, i dipendenti, i 23 punti vendita
Un traguardo raggiunto sulle orme del babbo Mario che con la moglie lo mise in piedi nel 1977 e da allora è cresciuto fino a diventare l’azienda che dà lavoro a sette dipendenti, oltre a quattro familiari che lo affiancano da mezzanotte fino a sera. Porta il pane con sette furgoni in 23 punti vendita nella provincia aretina e senese, fino a sconfinare in Umbria, a Castiglion del Lago.
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Le conseguenze della guerra
Pane prima per passione per per lavoro: è il motto di Nico che ora fa i conti con i conti che non tornano da quando è scoppiata la guerra in Iran e Medioriente i cui effetti si sommano a quelli del conflitto in Ucraina. «I nostri sette furgoni partono ogni giorno dal nostro panificio per fare le consegne ma il costo del gasolio è schizzato alle stelle aumentando i costi ogni mese. Avanti di questo passo, il rischio è non arrivare a fine mese…».

Il panificio di Nico Vanni fu aperto dal babbo Mario e dalla moglie nel 1977
I costi che continuano ad aumentare
Lui non si rassegna, è abituato a resistere e, da imprenditore, a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno, eppure «questa volta è difficile: i costi aumentano senza fermarsi e i nostri listini prezzi sono fermi al 2023». Snocciola i numeri che meglio di tante parole descrivono il quadro nel suo panificio e nel resto dei settanta disseminati in provincia. «Se prima della guerra in Iran il carburante costava 1,60 euro al litro, ora è salito a 2 euro e il fatto di togliere le accise non ha sortito benefici perché la lieve flessione e del tutto temporanea, è calcolata sul prezzo aumentato, non su quello precedente al conflitto. Chiaro che così non c’è margine per le imprese».
Il potere d’acquisto delle famiglie è sempre lo stesso nonostante i rincari
Rincari anche per il metano che a Nico serve per alimentare i forni: «è passato in breve tempo da 0.90 al metro cubo a 1,20 euro a metro cubo. Mi salvo con la bolletta dell’energia elettrica lavorando con un gestore che ha bloccato i prezzi a prima del conflitto. E non posso nemmeno scaricare gli aumenti che devono sostenere sul cliente finale perché chi l’ha fatto, ha avuto un calo di vendite: il potere d’acquisto delle famiglie è sempre lo stesso nonostante i rincari». Un piccolo surplus lo applica alle consegne a domicilio «ma rappresentano il 10 per cento del nostro fatturato, il resto lo facciamo con la grande distribuzione e dunque non bastano ad ammortizzare le spese». Nico è stato il paladino della battaglia contro le aperture nelle feste comandate perché «la qualità della vita, il valore del tempo dedicato alla famiglia non hanno prezzo». Ragion per cui a Ferragosto niente pane.
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Anche i camionisti a rischio
I rincari di carburante sono la spina nel fianco anche per il migliaio di camionisti aretini che trasportano merci da un capo all’altro della Penisola. E anche qui i prezzi alle stelle pesano sui bilanci. Giuseppe Brasini, mostra i numeri: «Siamo passati da un costo di circa 800 euro alla settimana prima dello scoppio dei conflitti a 1600 euro per ognuno dei nostri 35 camion e ora siamo a 1400 euro. Così non si può andare avanti, una piccola tregua c’è stata a maggio ma ora siamo tornati ai picchi di marzo. È a rischio un’intera filiera che dal trasporto arriva fino alla tavola».