Leonessa Brescia è la nuova squadra di basket della città. Una settimana fa Brescia si svegliava senza il basket, e otto giorni dopo sorge un nuovo progetto. La città non accetta di perdere uno dei simboli sportivi costruiti negli ultimi diciassette anni e reagisce. Sponsor, imprenditori, istituzioni e professionisti si rimettono subito al lavoro: viene acquisito il titolo sportivo della Power Basket Nocera, nasce una nuova società e si completa la corsa contro il tempo per garantirne l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B Nazionale. Un’operazione che restituisce a Brescia una squadra, ma soprattutto getta le basi per un modello pensato per durare.

Tra i protagonisti della ripartenza ci sono gli sponsor storici della Pallacanestro Brescia. A2A ha confermato il proprio impegno diventando il title sponsor della nuova società, mentre Centrale del Latte di Brescia ha scelto di proseguire il percorso iniziato negli anni scorsi. Insieme alle altre aziende del territorio, al Comune e ai professionisti coinvolti nell’operazione hanno dato vita al gruppo di lavoro che ha costruito la nuova Leonessa. Sul piano giuridico l’intera operazione è stata seguita dallo studio legale Zaglio&Orizio, che hanno curato la costituzione della società e il complesso iter necessario al trasferimento del titolo sportivo.

Una città che fa squadra

Il Comune non entra nella proprietà della società, ma ne accompagna la nascita, favorendo il dialogo tra sponsor, professionisti e istituzioni e accelerando i passaggi necessari alla costituzione del club. È anche da questo lavoro che prende forma una Leonessa pensata per appartenere alla città: una proprietà diffusa, nessun socio con più del 5% delle quote e un modello costruito per evitare che il futuro del basket bresciano dipenda ancora dalle scelte di una sola persona. “I veri protagonisti siete voi”, dice l’assessore allo Sport Alessandro Cantoni rivolgendosi agli imprenditori. “Avete dimostrato la capacità di questa città di ripartire e di cogliere l’occasione per costruire qualcosa di ancora più serio”.

La macchina si muove senza sosta. “Abbiamo lavorato tutti in un modo incredibile, con un telefono in mano e telefonate a fiume che non finivano mai”, racconta Graziella Bragaglio. Il momento decisivo arriva alle 8.58 del 7 luglio, quando giunge il via libera definitivo al trasferimento del titolo sportivo. “Ma l’aspetto più importante di tutto questo è stata la carica emotiva che si è creata attorno al progetto. È la stessa che avevamo quando siamo partiti nel 2009 e quando abbiamo conquistato la Serie A nel 2016”. Una spinta che convince la storica presidente a rimettersi in gioco. “Mi sono chiesta se fossi pronta ancora a rimboccarmi le maniche e a mettermi in trincea. Ma questa è una trincea diversa, con tante figure vicino, tante aziende, tanto amore e tanto sentimento”. Le fa da contrappunto il racconto del presidente di Centrale del Latte Franco Dusina. “È una giornata di festa, nonostante quello che abbiamo passato”. Le telefonate, racconta, sono arrivate da tutta Italia: ex allenatori, ex giocatori, dirigenti e tifosi hanno chiesto come poter dare una mano. “Un papà mi ha detto: mio figlio ha otto anni, gli avevo comprato la maglia. Mi ha proposto di contribuire con mille euro”. Lo strappo, dice ancora, è stato forte, come un uragano che ha divelto un albero. “Però l’abbiamo medicato. Se le radici sono profonde, non crescrà una pianta, ma un cespuglio. È meno alto, ma cresce insieme”

Anche la sindaca Laura Castelletti legge nella nascita della nuova società la capacità della città di reagire. L’invito rivolto ai bresciani è semplice: “Affezionatevi al basket, affezionatevi a Brescia”. Perché il progetto, sottolinea, potrà crescere solo se tutta la comunità continuerà a sentirlo come proprio.

Un modello pensato per durare

Se l’urgenza era ridare una squadra alla città, il lavoro svolto in questi giorni guarda soprattutto al futuro. L’obiettivo dichiarato è costruire un modello che renda la pallacanestro bresciana più solida e meno dipendente dalle decisioni di un singolo proprietario. “Questa realtà nasce con l’idea di creare un modo per radicare positivamente la squadra a Brescia”, spiega il vicepresidente Enrico Zampedri. “Abbiamo cercato di prendere tutto quello che di buono è stato fatto in questi anni, imparando anche dagli errori per non ripeterli”. 

La nuova Leonessa nasce infatti con una struttura completamente diversa da quella del passato. Lo statuto conterrà un vincolo che legherà la società alla città, mentre la proprietà sarà diffusa: nessun socio potrà detenere più del 5% delle quote. Il primo nucleo è formato dagli sponsor e dalle persone che negli anni hanno sostenuto il basket bresciano, ma il progetto resterà aperto a chiunque voglia partecipare. “Non sarà la realtà di nessuno, sarà la realtà di tutti quelli che a Brescia vogliono sostenere questo progetto”, sintetizza Zampedri.

La società sarà costituita come Srl Benefit, senza scopo di lucro: gli eventuali avanzi di gestione non verranno distribuiti, ma reinvestiti per far crescere il club. Alla guida ci sarà la presidente Graziella Bragaglio, affiancata da un consiglio di amministrazione composto da Enrico Zampedri, Mirko Busi, Giovanni Mazza e Davide Peli. A occuparsi dell’area sportiva sarà invece un comitato tecnico formato da Matteo Demaio, Matteo Bonetti e Paolo Franceschetti, chiamato a costruire la squadra partendo dalla scelta dell’allenatore e delle figure tecniche. “Si spenderanno i soldi che abbiamo – assicura il nuovo vicepresidente – se avremo le risorse per fare una squadra di un certo livello lo faremo, se ne avremo di meno saremo più cauti. Come nelle public company, non si spendono i soldi che non si hanno”.

Le parole chiave: sostenibilità e trasparenza

È da qui che prendono forma anche i principi sui quali sarà costruita la nuova società. “La sostenibilità è la prima cifra di questa realtà, perché non possiamo trovarci a un certo punto ad accorgerci di non poter reggere quello che stiamo facendo”. Attorno a questo principio ruotano gli altri valori indicati da Zampedri: la trasparenza, “perché i numeri, i conti e le scelte saranno di pubblico dominio”; la condivisione, con il coinvolgimento costante di soci, sponsor, tifosi e istituzioni; l’efficacia e l’efficienza, perché “la macchina deve essere particolarmente efficiente”; infine il rispetto, “che i nostri tifosi ci hanno insegnato: sono conosciuti in tutta Italia per essere tra i più rispettosi nei confronti degli avversari”.

Il nome scelto dai tifosi

Anche l’identità della nuova società nasce dallo stesso principio. Il nome non viene deciso a tavolino, ma affidato ai tifosi attraverso un contest e poi sottoposto a una verifica più ampia, con un sondaggio realizzato dalla società demoscopica SVG su un campione rappresentativo della città e della provincia. Il risultato conferma la scelta: Leonessa Brescia supera nettamente le altre proposte, dimostrando, come sottolinea il presidente di A2A Renato Mazzoncini, che “il sentiment dei tifosi è anche uno specchio che funziona bene della nostra collettività”.

Da quel nome prende forma anche la nuova immagine del club. Al centro del logo c’è una leonessa che guarda dritto negli occhi chi la osserva. “Una leonessa che non ha paura di niente”, la definisce Mazzoncini, anticipando che la nuova maglia è già pronta e sarà presentata nei prossimi giorni insieme alla nuova brand identity. Un simbolo che vuole rappresentare una società capace di ripartire senza dimenticare la propria storia.

Il sogno dell’A2 e di un palazzetto pieno

La prudenza economica non cancella l’ambizione sportiva. Il progetto guarda ai prossimi tre anni, ma il traguardo è già chiaro: riportare il basket bresciano in A2 il prima possibile. “Sarei bugiardo se non dicessi che vorremmo farlo già dalla prossima stagione”, ammette Zampedri.

Accanto al risultato sportivo c’è un altro obiettivo, forse ancora più importante. “Avere ancora 4.000-4.500 persone al palazzetto sarebbe il sogno di questa operazione”. La sfida, adesso, non è soltanto vincere un campionato, ma ricostruire un senso di appartenenza: restituire a Brescia una squadra che sia davvero della città e della sua comunità.