di
Simona Marchetti
Diventata mamma sei anni fa, la 48enne attrice ha spiegato a “Vanity Fair” di considerare la gravidanza come una vera e propria «psicanalisi in atto», che ogni giorno mette di fronte a traumi e questioni irrisolte
Un percorso che mette a dura prova, questa è la maternità per Francesca Inaudi che, dopo aver vissuto in prima persona un parto difficile e la depressione post partum, un anno e mezzo fa ha scelto di diventare doula (la figura che accompagna le donne durante la gravidanza, il parto e i primi mesi dopo la nascita di un figlio, ndr) e di entrare a far parte di un’associazione, a cui si dedica nei momenti di pausa dal lavoro («posso dare sostegno anche virtuale, a distanza»). Intervistata da “Vanity Fair” per la promozione del film “Il Mondo Oltre” di Dario Germani, la 48enne attrice non usa mezzi termini quando le viene chiesto di descrivere l’esperienza di diventare madre. «La verità è che avere un figlio ti mette di fronte a te stessa bambina, ma vale anche per gli uomini, con i tuoi traumi, tutte le questioni irrisolte – spiega Inaudi – . Ti trovi tantissime volte a un bivio: devi decidere se fare delle scelte per servire te stesso o l’altro da te. È psicanalisi in atto. Ogni giorno, attraverso ogni gesto, ogni parola, scopri che avere un figlio significa rispecchiarsi in lui e questo ti catapulta dentro ciò che hai vissuto e ti dà la possibilità di replicarlo o di cambiarlo. Il motivo per cui tanti non fanno più figli, secondo me, è che si tratta di un confronto terrificante. Però se ci passi attraverso è anche liberatorio».
Eppure attorno alla maternità continuano a ruotare troppi luoghi comuni, una battaglia che l’attrice combatte da tempo. «Siamo piene di falsi miti che ci tengono lontane dalla consapevolezza del potere profondo che abbiamo come donne, non solo come madri – spiega non a caso nell’intervista -. Non sappiamo come funziona il nostro corpo, quali siano le differenze fisiologiche tra noi e gli uomini e in che modo si riflettano sul nostro modo di essere. Penso che una delle grandi fregature del femminismo sia stata il fatto che, quando è esploso, c’era la necessità di agire e l’azione è sempre maschile. Abbiamo indossato i pantaloni dimenticandoci un po’ per strada la comprensione di che cosa ci renda diverse. Per arrivare alla parità non si può perdere l’essenza di ciò che siamo in quanto femmine, il rapporto col nostro corpo, con l’idea di bellezza e così via».
Diventata mamma a 42 anni, oggi Inaudi ha un bambino di 6, ma anche se le viene fatto notare che «ormai avere un figlio intorno ai 40 anni è considerato normale», la sua posizione sull’argomento è tutto fuorché “politically correct”. «Resto dell’idea che sia tardi – replica infatti senza esitazione – ed è un altro furto che in qualche modo la società ha fatto alle donne. Perché vivi la maternità in maniera del tutto diversa. L’ho visto accadere con i miei genitori. Mia madre mi ha avuto a 24 anni, mentre quando è nato mio fratello ne aveva 40. Stessa donna, due madri opposte. Con gli anni l’energia fisica non è più la stessa. Magari con l’età guadagni in saggezza, ma perdi altro: il disincanto, la capacità di giocare».
15 luglio 2026 ( modifica il 15 luglio 2026 | 15:43)
© RIPRODUZIONE RISERVATA