Han Solo, Rick Deckard (Blade Runner) e Indiana Jones. Cosa può volere di più dalla vita un attore, se ha interpretato magistralmente questi iconici personaggi del cinema Hollywoodiano? Forse, che una specie animale porti il suo nome? Nulla da fare, Harrison Ford è riuscito anche in quello. Sì, perché in America vivono la Pheidole Harrisonfordi (formica neotropicale), la Calponia Harrisonfordi (ragno californiano) e il Tachymenoides Harrisonfordi (serpente peruviano), chiamati così proprio grazie al lavoro magistrale nel dare vita a Indy.
L’attore statunitense avrebbe potuto, però, prendere parte a un ulteriore blockbuster di Steven Spielberg nella sua carriera e aggiungere un altro protagonista incredibile alla sua già ricca lista. Se non sai qual è, ti consigliamo di continuare a leggere perché questo film l’abbiamo visto tutti almeno una volta.
Ragni, serpenti e formiche non sono un problema, ma i dinosauri sì
Steve Granitz//Getty Images
Immagina di vedere Indiana Jones che dopo essere fuggito da formiche rosse, scorpioni e serpenti, riesce a scappare anche dai dinosauri. Sinceramente, noi riusciamo nemmeno a visualizzarlo chiudendo gli occhi, ma sarebbe potuto succedere. Spielberg, infatti, aveva proposto ad Harrison Ford il ruolo del Dr. Alan Grant, protagonista del franchise multimiliardario di Jurassic Park. La sua sarebbe stata una presenza che, indubbiamente, avrebbe cambiato l’inerzia e il senso della pellicola. Sarebbe stato il film di Harrison Ford, non di Jurassic Park, in quanto l’attore aveva già preso parte a capolavori come Star-Wars e collaborato con il regista per Indiana Jones. Ford rifiutò perché non sentiva suo il ruolo, ritenendosi più tagliato per altri personaggi, inoltre stava lavorando alle riprese di Il Fuggitivo (1993) e questo gli impediva di dedicarsi ad altri progetti. Come sostenuto da tanti esperti cineasti, forse questa decisione ha giovato a entrambe le parti.
Iniziare con un cast composto non da grandi nomi, ma da attori che si sono affermati successivamente ha permesso al franchise di evolversi e di fare spazio a nuovi protagonisti nel corso del tempo. Julianne Moore e Vince Vaughn si sono uniti a Jeff Goldblum per il primo sequel, Il mondo perduto, Téa Leoni e William H. Macy hanno affiancato Neill per il terzo film, e Chris Pratt e Bryce Dallas Howard hanno assunto il ruolo di protagonisti della trilogia più recente di Jurassic World. In questo modo, gli interpreti sono cambiati ma il focus è rimasto sempre sui veri protagonisti: i dinosauri fuori controllo.
Jurassic Park è un capolavoro che ha cambiato Hollywood
Cosa c’entrano gli Earth, Wind and Fire con Jurassic Park? Niente, se non fosse che Spielberg ha ideato la scena del bicchiere d’acqua che trema a causa dei passi del T-Rex, mentre stava ascoltando il gruppo funky a volume talmente alto da far vibrare i vetri della sua macchina. Solo uno dei tanti colpi di genio del Re Mida di Hollywood. Si può dire che l’uomo ha sempre mostrato curiosità verso i dinosauri, ma i blockbuster di Spielberg ha accesso ancora di più questo desiderio e l’ha portato in una nuova dimensione: il cinema.
Viste le difficoltà a cui andò in contro il regista per girare questo film, forse in pochi avrebbero pronosticato un incasso di 6 miliardi e il titolo di pietra miliare del cinema americano e non solo. Con i suoi effetti visivi rivoluzionari ha dimostrato di cosa era capace la CGI, cambiando per sempre il modo in cui Hollywood si avvicinava ai film fantasy, d’azione e d’avventura. E oggi, più di 30 anni dopo, il franchise è diventato un fenomeno multimiliardario che abbraccia sette film, serie televisive, attrazioni di parchi a tema, videogiochi e altro ancora. Un successo che ha ripagato i “soli” 3 anni impiegati per realizzarlo. Le riprese furono anche interrotte da un uragano, durante le scene ambientate a Kauai (isola delle Hawaii), che decimò l’isola da cui fuggì tutta la troupe, tranne Richard Attenborough (Jhon Hammond nel film), rimasto a riposare a letto. La produzione è stata rallentata anche dalla minuziosità nei dettagli che caratterizzavano i dinosauri di Spielberg. All’inizio, aveva pensato di usare solo effetti speciali pratici, tra cui Velociraptor in stop-motion e un T-rex animatronico. Poi, a riprese già avviate, si convinse a includere anche dinosauri interamente digitali dopo aver visionato i filmati di prova realizzati dallo staff della Industrial Light & Magic. Il film presenta circa 50 inquadrature di creature preistoriche interamente digitali, tra cui la prima scena a figura intera di un dinosauro (il Brachiosauro) in mezzo a un gruppo di Gallimumus, e il T-rex che insegue una Jeep. Spielberg è stato un vero e proprio pioniere di questo uso della tecnologia nel cinema, e oggi anche svariate produzioni televisive sono ricche di animali e persone generati al computer con un realismo impressionante. Jurassic Park riuscì a rivoluzionare il cinema e a riaccendere il fascino del pubblico per i dinosauri, proprio mentre la paleontologia stessa viveva un periodo di grande fermento e nuove ricerche. E proprio come ha descritto nella sua autobiografia, il protagonista recentemente scomparso, Sam Neill, gli effetti visivi del film “sono una perfetta fusione tra immagini generate al computer, in fase di formazione… e marionette all’avanguardia“.

Classe 2002, mi sono trasferito da un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia a Milano nel 2021, dove mi sono laureato in comunicazione, media e pubblicità e poi specializzato in comunicazione sportiva. Sono un ragazzo riservato, ma solare e con senso dell’umorismo. Ritengo che una battuta debba avere un tempo d’inserimento giusto e preciso in un discorso, proprio come un attaccante che entra in area di rigore per segnare il gol decisivo, un centrale che salta per un attacco vincente in primo o un passaggio smarcante per il compagno davanti al canestro. Come si può dedurre, sono un grande appassionato di sport. Più precisamente, dall’età di 6 anni quando ho dato i primi calci al pallone su un prato verde, per poi passare alla palestra dei campi da pallavolo. Con il mio trasferimento nella grande città ho avuto l’opportunità di poter continuare a inseguire il mio sogno di diventare giornalista sportivo, interessandomi sempre di più allo storytelling e alle sue varie declinazioni, sia in ambito sportivo che più generale. Un percorso iniziato con l’esperienza nella redazione della mia università, proseguito da stagista nell’Ufficio stampa del Vero Volley Monza e attualmente work in progress