
Un’immagine dalla serie tv
Il titolo Stuart fails to save the universe sembra uno scioglilingua, invece è “semplicemente” uno spoiler. Sì, perché quel genio del creatore della serie – dal 24 luglio su Hbo Max – ha voluto mettere le cose in chiaro fin dal primo fotogramma. Ha riassunto in poche parole il senso dello spin-off di The Big Bang Theory.
La trama di Stuart fails to save the universeLa storia ruota attorno a Stuart (Kevin Sussman), il proprietario della fumetteria frequentata da Sheldon e soci. Ogni puntata esplora un universo parallelo al nostro, attraverso un portale aperto nel negozio inavvertitamente quando il protagonista distrugge un dispositivo creato proprio dagli amici scienziati. Per riportare il mondo alla realtà conosciuta, viene aiutato dalla fidanzata Denise (Lauren Lapkus), dal geologo Bert (Brian Posehn) e dal fisico quantistico Barry Kripke (John Ross Bowie). In questo viaggio surreale incontra versioni alternative di personaggi cult della serie-madre.
L’intervista a Chuck Lorre e al castAttenzione, però, stavolta si gioca con generi diversi, fantasy incluso, per creare un prodotto capace di vivere anche indipendentemente da The Big Bang Theory. O almeno questo racconta il suo creatore Chuck Lorre in collegamento via Zoom per l’incontro con la stampa estera assieme al cast.

Le prime immagini della nuova serie tv “stuart fails to save the universe”
Com’è nata l’idea?
Chuck Lorre: «Mi è venuta in mente 10 o 12 anni fa, prima che finisse The Big Bang Theory. Ho immaginato un portale aperto su varie dimensioni e mi sono elettrizzato all’idea di espandere l’universo della serie al di là dei confini della sitcom, usando effetti speciali che oggi ti permettono di fare tutto. Beh, non tutto: la tecnologia di certo non può rendere divertente qualcosa che non lo è».
Come ha convinto Kevin Sussman a riprendere il ruolo?
Chuck Lorre: «Ho monitorato i suoi spostamenti».
Kevin Sussman: «Lo ha fatto davvero. Pensavo che la sua fosse solo educazione quando mi ha chiesto di tenerlo aggiornato sui miei progetti. Ne avevo parlato anche con mia moglie dopo la sua telefonata. Invece ci siamo parlati durante la pandemia. Per mesi non ne ho saputo più niente quindi a un certo punto pensavo me lo fossi immaginato».
È vero che ha lavorato in una fumetteria?
Kevin Sussman: «Verissimo! Per un’assurda coincidenza era quello il mio lavoro fisso mentre tentavo di diventare attore. Ho anche provato a fare il cameriere ma nessuno credeva che avrei avuto la forza di reggere i piatti. In pratica il lavoro di The Big Bang Theory era come stare in fumetteria: mi trovavo sullo sfondo, facevo gli inventari e cose del genere. Ma niente mai nella vita ti prepara a un’esperienza come questa».
Come siete riusciti a ingaggiare il composito di Tim Burton, Danny Elfmann?
Chuck Lorre: «L’ho chiamato al telefono con fare supplichevole, dicendogli che sapevo avrebbe risposto di no ma anche che dovevo provarci. Che abbia accettato va al di là della mia più vivida immaginazione».

Le prime immagini della nuova serie tv “stuart fails to save the universe”
La cosa più incredibile che possa capitare?
John Ross Bowie: «Magari viaggiare nell’universo di The Big Bang Theory?».
Kevin Sussman: «D’altronde la serie finisce proprio quando Stuart inizia una relazione. Non è incredibile? Anzi no, è proprio da lui».
C’è già chi paragona questa serie a Get Smart di Mel Brooks. Cosa ne pensate?
Chuck Lorre: «Provo un senso enorme di gratitudine verso Get Smart, se ne abbiamo fatto un omaggio è stato inconsapevole ma sono onorato del paragone».
Come reagiscono i fan quando vi incontrano?
Lauren Lapkus: «Io sono entrata in The Big Bang Theory relativamente tardi e solo per otto episodi, di certo non pensavo che qualcuno mi avrebbe riconosciuta per quello e invece è pazzesco, è successo davvero».
Chuck Lorre: «Christine Baranski una volta mi ha detto: “Ho fatto centinaia di episodi di The Good Wife e di The Good Fight, oltre ai film di Mamma mia!, eppure in Germania una persona ha urlato: “Oddio, quella è la mamma di Leonard”. Lo trovo incredibile”».
Kevin Sussman: «Io una volta ero in un Paese del Medio Oriente quando una donna con il burka mi ha detto: “Com’è lavorare con Sheldon? Nelle situazioni della serie mi ci riconosco”. Ecco, queste sono le gioie di far parte di un progetto simile».
Chuck Lorre: «Io lo comprendo: a parte Sheldon, la storia è su un gruppo di outsider che sono geniali a livello accademico ma una frana nelle relazioni sociali, che desiderano disperatamente. In questo tutti ci si possono riconoscere, quindi non etichettiamoli come nerd».