Luce caraibica, anima mediterranea, mood metropolitano. Lontana dai cliché del lusso esotico, Patricia Urquiola ripensa una villa fronte oceano di 380 metri quadrati alle Isole Cayman, trasformandola in un paesaggio domestico fluido e materico, dove gli interni dialogano naturalmente con ciò che accade fuori.

«Le Cayman hanno già una presenza molto forte, un’intensità naturale, e non volevamo tradurla in modo diretto o decorativo». Non una casa ‘caraibica’, ma un luogo stratificato e personale, che guarda il mare e lo fa entrare attraverso la luce, la trasparenza, la temperatura dei materiali. «Mi interessava questa relazione atmosferica: lasciare che il luogo si sentisse, senza doverlo raccontare troppo».

Patricia Urquiola ripensa una villa ai Caraibi: «Non la classica casa tropicale, ma un luogo stratificato e personale»Uno scorcio del living: di Patricia Urquiola l’avvolgente Sengu Sofa per Cassina e il tavolino organico Gogan di Moroso; sopra, vaso Serie Seta di Aldo Londi e coppa Bolo di Christoph Radl, entrambi di Bitossi Ceramiche. Sgabelli Tabouret Berger di Charlotte Perriand, Cassina. Sulla boiserie, appeso come un arazzo, il tappeto Nuvola disegnato per cc-tapis; a terra, il modello Sahara Grid di Cassina reinterpreta in chiave contemporanea i tappeti berberi. Foto Adrianna Glaviano

Urquiola parla di vibrazioni cromatiche, di toni freddi – verde e grigio azzurro, che citano le acque dell’arcipelago – e delle nuances calde di legno, pietra e sabbia. «Ci voleva più luce, più fluidità. La casa aveva già una posizione straordinaria e grande potenzialità, ma lo spazio non respirava ancora come avrebbe potuto, servivano più connessioni e continuità con l’esterno».

A partire dall’outdoor inteso come salotto a cielo aperto, non secondario, ma parte integrante di un racconto ininterrotto: un altro living, più aperto e più esposto, ma ancora profondamente domestico. Gli interni si allungano verso l’esterno, e l’esterno mantiene la stessa cura, l’attenzione al comfort, alla materia e alla qualità tattile.

Lo spiega ancora la designer che riassume il senso del progetto, aperto e dinamico: «In generale si può parlare di relazioni, ma il termine attraversamento mi piace di più perché contiene l’idea di movimento. Mi interessa cosa succede tra una cosa e l’altra: tra un materiale e un altro, tra un oggetto e il corpo, tra una stanza e il paesaggio, tra una memoria personale e una cultura più ampia».

Patricia Urquiola ripensa una villa ai Caraibi: «Non la classica casa tropicale, ma un luogo stratificato e personale»L’open space della zona giorno è caratterizzato da colonne e pavimenti in marmo di Ostuni, Alimonti. Per il dining, intorno al Sengu Table, poltroncine Dudet, tutto di Urquiola per Cassina. Libreria su disegno a tutta altezza in rovere naturale. Foto Adrianna Glaviano
Patricia Urquiola ripensa una villa ai Caraibi: «Non la classica casa tropicale, ma un luogo stratificato e personale»Il letto, su disegno come il comodino, è rivestito con un tessuto della manifattura tedesca Rohi. Sospensione in vetro Knot di Chiaramonte Marin, Brokis; tappeto Brun Abeille di Charlotte Perriand, cc-tapis. Foto Adrianna Glaviano

Insieme allo stile inconfondibile, Patricia Urquiola porta ai Tropici il design made in Italy e una selezione di essenze e marmi italiani, scelti per dare carattere alla struttura. «Ho voluto che lo spazio fosse costruito attraverso pochi elementi forti: le boiserie in rovere naturale, le colonne in marmo di Ostuni, i portali, i volumi più pieni e quelli più leggeri. Elementi che aiutano a dare ordine e continuità».

Di contrappunto al su misura sartoriale, le curve sensuali dei suoi pezzi più rappresentativi (firmati per Cassina, Moroso, Budri) stemperano l’eleganza rarefatta delle camere-suite e i volumi monolitici del living open space, scandito da colonne gemelle in marmo dal carattere scultoreo, che per Urquiola richiamano l’essenza minerale dell’arcipelago caraibico.

L’effetto materico della pietra torna nella nicchia bar, una parete rivestita di marmo Verde Antigua dalle venature evocative dei riflessi marini sulle rocce. Sospeso a parete come un frammento di cielo, l’arazzo in lana himalayana è una nuvola soffice e stilizzata. «Dialoga con i panorami delle Cayman senza descriverli. C’è qualcosa di morbido, galleggiante, che rimanda al cielo, all’umidità della luce, alle variazioni dell’acqua. Più un’eco che una citazione».

Patricia Urquiola ripensa una villa ai Caraibi: «Non la classica casa tropicale, ma un luogo stratificato e personale»In terrazza, panche customizzate con cuscini e tappeti della serie tessile Mangas Space per GAN. Sul tavolino di Charlotte Perriand, Cassina, vassoi Isola di Ferm Living. Foto Adrianna Glaviano

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