C’è anche Agrigento, con il tempio della Concordia ripreso con un drone, tra le immagini scelte dalla Rai per promuovere la nuova stagione delle fiction che accompagneranno il pubblico a partire dal prossimo autunno. Nel promo in onda in questi giorni su Rai Uno, infatti, compare un’immagine aerea del tempio della Concordia per ricordare che nel palinsesto c’è anche la miniserie “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”, una delle produzioni più attese.
Diretta da Michele Placido, racconterà la vicenda umana e professionale del giudice Rosario Livatino, assassinato dalla mafia il 21 settembre 1990 lungo la strada statale 640 mentre si recava al tribunale di Agrigento. La serie, composta da 4 episodi di circa 50 minuti ciascuno, sarà trasmessa in autunno in due serate su Rai Uno e rappresenta uno dei titoli di punta dell’offerta fiction 2026-2027 del servizio pubblico.
Secondo la sinossi ufficiale, la narrazione si sviluppa nell’Agrigentino degli anni Ottanta, dove si intrecciano i destini del giovane magistrato e di un gruppo di stiddari cresciuti nella povertà e attratti dalla criminalità come strumento di riscatto sociale. Da una parte Livatino, impegnato a colpire il potere mafioso attraverso il sequestro dei patrimoni e degli interessi economici; dall’altra l’ascesa della Stidda fino all’agguato mortale del 21 settembre 1990. La miniserie racconterà così il confronto tra legalità e violenza restituendo il profilo di un magistrato che la Chiesa ha poi proclamato beato, primo giudice nella storia a ricevere questo riconoscimento.
Nel cast figurano Giuseppe De Domenico nel ruolo di Rosario Livatino, Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido. La sceneggiatura porta la firma di Angelo Pasquini, Fidel Signorile e Michele Placido. Si tratta di una produzione Rai Fiction, Goldenart e Rai Com.
La presenza del tempio della Concordia nello spot, seppure per pochi secondi, cristallizza sullo schermo l’immagine della città preannunciando il racconto televisivo di una storia profondamente legata al territorio, quella del “giudice ragazzino” la cui testimonianza di giustizia continua ancora oggi a essere uno dei riferimenti più forti nella lotta alla mafia.