Indossare una cuffia, svolgere alcuni compiti su un tablet e ottenere in circa un quarto d’ora una fotografia funzionale dell’attività cerebrale. È l’obiettivo di Hemispheric, startup fondata dal neuroscienziato computazionale Hagai Lalazar e da Gidi Littwin, cofondatore di RealFace e coinventore della tecnologia alla base di Face ID. L’azienda è appena uscita dalla fase riservata con 52 milioni di dollari raccolti e un’ambizione dichiarata: trasformare l’elettroencefalogramma da esame specialistico a strumento quantitativo di uso più ampio. Non si tratta di una risonanza né di una “lettura del pensiero”, ma dell’analisi dei segnali elettrici rilevati sulla superficie del capo.

Come funziona Descartes
Il cuore del progetto si chiama Descartes, un modello di NeuroAI da sei miliardi di parametri. Secondo Hemispheric, è stato addestrato su oltre 250.000 ore di registrazioni EEG e dati comportamentali raccolti da più di 100.000 volontari retribuiti in Asia, Tel Aviv e Boston. Durante le sessioni, i partecipanti hanno eseguito attività simili a giochi, progettate per coinvolgere differenti funzioni cerebrali. Nel test immaginato per gli ambulatori, una cuffia EEG con elettrodi asciutti registra l’attività per circa 15 minuti mentre il paziente interagisce con un’app. L’algoritmo dovrebbe riconoscere schemi utili al medico per orientare la diagnosi, scegliere un trattamento e monitorarne gli effetti. I dati, tuttavia, sono proprietari e non consentono ancora alla comunità scientifica di verificare in modo indipendente come il modello sia stato addestrato e validato.
Dal PTSD all’Alzheimer
Le applicazioni annunciate comprendono disturbo post-traumatico da stress, trauma cranico lieve, depressione, ansia, schizofrenia e malattia di Alzheimer; nelle interviste viene citato anche il Parkinson. L’azienda riferisce di avere sperimentato il modello su gruppi di persone con alcune di queste diagnosi e di stare lavorando a uno studio clinico sull’Alzheimer, ma non ha ancora pubblicato metriche complete di sensibilità, specificità e accuratezza su una rivista sottoposta a revisione paritaria. Il primo prodotto previsto riguarda il PTSD e dovrebbe essere presentato alla Food and Drug Administration all’inizio del 2027. Oggi, dunque, non è un dispositivo autorizzato per diagnosticare queste condizioni: il comunicato aziendale parla di una dimostrazione alla dirigenza del centro FDA competente e di un percorso regolatorio ancora in corso.
La prova decisiva
L’idea poggia su basi scientifiche plausibili. L’EEG è non invasivo, relativamente economico, mobile e capace di seguire l’attività cerebrale con una risoluzione temporale molto elevata. L’intelligenza artificiale può individuare combinazioni di segnali troppo complesse per una lettura manuale. Ma la psichiatria è un banco di prova particolarmente difficile: depressione, PTSD e schizofrenia possono condividere sintomi, comorbidità e alterazioni neurofisiologiche non specifiche. L’EEG, inoltre, ha una risoluzione spaziale limitata ed è sensibile a movimenti oculari, tensione muscolare, farmaci, qualità degli elettrodi e differenze individuali. Le revisioni scientifiche descrivono quindi biomarcatori promettenti, ma non ancora entrati nella pratica psichiatrica ordinaria. Per capire se quei “15 minuti” cambieranno davvero la medicina serviranno studi prospettici multicentrici, confronto con gli specialisti, validazione su popolazioni diverse e dati pubblici sui falsi positivi e negativi. Solo allora Descartes potrà passare da grande modello del cervello a vero strumento medico.

