Il tumore del pancreas resta una delle sfide più difficili dell’oncologia. Nelle fasi iniziali può non provocare sintomi riconoscibili e, quando compaiono dolore, perdita di peso o ittero, la malattia può essere già avanzata.

Secondo le stime internazionali dello IARC, nel 2022 sono stati diagnosticati nel mondo più di 500 mila nuovi casi, con quasi 470 mila decessi. Pur non essendo tra le neoplasie più frequenti, rappresenta quindi una delle principali cause di morte per cancro. (IARC)

La nuova speranza arriva dall’intelligenza artificiale: non un test capace di diagnosticare da solo il tumore, ma uno strumento che analizza milioni di dati sanitari per riconoscere le persone nelle quali il rischio sta aumentando.

I segnali nascosti nelle cartelle cliniche

Uno degli studi più importanti, pubblicato su Nature Medicine, ha utilizzato le informazioni cliniche di circa 6 milioni di persone in Danimarca e di altri 3 milioni di pazienti negli Stati Uniti.

L’algoritmo non cercava direttamente un nodulo nel pancreas. Analizzava invece la successione temporale di diagnosi, ricoveri e condizioni cliniche registrate negli anni, individuando combinazioni associate a una probabilità più elevata di sviluppare il tumore entro determinati intervalli di tempo.

Il modello è riuscito a identificare gruppi a rischio fino a circa tre anni prima della diagnosi. Il risultato non significa che l’IA sappia prevedere con certezza chi si ammalerà, ma indica che potrebbe aiutare a restringere la popolazione da controllare, rendendo sostenibili esami costosi e invasivi come risonanza magnetica ed ecoendoscopia.

Diabete improvviso, un campanello d’allarme

Una delle condizioni più studiate è il diabete di nuova insorgenza, soprattutto quando compare dopo i 50 anni ed è accompagnato da perdita di peso o da un rapido peggioramento della glicemia.

Nella grande maggioranza dei casi il diabete non è causato da un tumore. In una piccola quota di persone, tuttavia, può rappresentare uno dei primi segnali indiretti di una neoplasia pancreatica ancora non diagnosticata.

Per questo il National Cancer Institute ha sostenuto studi prospettici che utilizzano algoritmi basati sull’andamento della glicemia e su altri dati clinici per selezionare i pazienti da sottoporre agli approfondimenti. L’obiettivo è anticipare la diagnosi senza sottoporre milioni di persone a esami non necessari.

Dai dati sanitari agli esami mirati

Il principio è quello di una piramide. Alla base ci sono milioni di cittadini apparentemente sani. L’intelligenza artificiale analizza cartelle cliniche, esami di laboratorio, diagnosi pregresse, variazioni di peso e prescrizioni farmacologiche.

Una prima selezione individua un gruppo più ristretto, che può essere valutato con biomarcatori del sangue. Solo le persone con un rischio sufficientemente elevato vengono indirizzate verso esami specifici del pancreas.

Negli Stati Uniti è attivo anche il trial AI-PACED, che studia un programma di sorveglianza rivolto a persone considerate ad alto rischio di sviluppare un tumore pancreatico sporadico. La ricerca dovrà chiarire se questa strategia sia realmente capace di individuare più tumori in fase iniziale e, soprattutto, di migliorare la sopravvivenza.

Nessun test fai da te e nessuno screening di massa

La prudenza resta essenziale. Attualmente non esiste un programma di screening raccomandato per il tumore del pancreas nella popolazione generale. La bassa frequenza della malattia renderebbe infatti molto elevato il rischio di falsi allarmi, accertamenti inutili e interventi non necessari.

La sorveglianza con risonanza magnetica o ecoendoscopia è riservata soprattutto a persone con particolari mutazioni ereditarie, forte familiarità o specifiche lesioni pancreatiche.

L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare questo scenario creando un nuovo livello intermedio: non controllare tutti, ma riconoscere nei dati sanitari chi merita un approfondimento.

La sfida decisiva sarà dimostrare che gli algoritmi funzionano anche fuori dai centri di ricerca, in popolazioni differenti e senza aumentare le disuguaglianze. Il futuro della prevenzione del tumore pancreatico potrebbe iniziare non da un nuovo esame, ma dalle informazioni già presenti nelle nostre cartelle cliniche.