di
Andrea Pasqualetto
La sentenza sul disastro del viadotto Polcevera, a Genova, il 14 agosto 2018. Morirono 43 persone. La procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi
DAL NOSTRO INVIATO
GENOVA – L’ex ad di Aspi Giovanni Castellucci è stato condannato a 12 anni di carcere per il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018. La procura aveva chiesto 18 anni e 6 mesi. Castellucci è stato condannato per crollo colposo e omicidio stradale. Assorbito il reato di omicidio colposo semplice.
Per Castellucci la condanna odierna si aggiunge ai quella già definitiva a 6 anni ricevuta nel 2025 per l’incidente del viadotto Acqualonga (Avellino), quando morirono 40 persone su un autobus precipitato nel vuoto.
L’ex direttore della vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Mauro Coletta è stato condannato a 5 anni (Nei suoi confronti la procura aveva chiesto la condanna a 10 anni).
Tra le altre condanne, undici anni per Michele Donferri Mitelli (ex numero tre di Aspi): il pm aveva chiesto 15 anni e sei mesi. Condanna a 5 anni e sei mesi per Paolo Berti (ex numero due Aspi), erano stati chiesti 12 anni e sei mesi e, infine, condanna a cinque anni e sei mesi per Antonino Galatà (ex ad di Spea) per il quale il pm aveva chiesto 7 anni.
In totale sono state 32 le condanne per quasi 200 anni. Venticinque tra assolti e prescritti. Tutti sono accusati a vario titolo di omicidio semplice,
omicidio stradale, crollo colposo. Esclusa l’aggravante lavoristica.
Alla lettura della sentenza ha assistito anche la sindaca di Genova Silvia Salis: è arrivata a palazzo di giustizia pochi minuti dalle 14, La prima cittadina è andata a stringere la mano ai parenti delle vittime che erano in attesa del verdetto.
I familiari delle vittime hanno subito commentato l’esito del processo: «Dodici anni? Direi che per Castellucci va bene». Questo il commento a caldo di Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime di Ponte Morandi.

Di «sentenza profondamente sbagliata» parla invece Carlo Alleva, legale dell’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci. «Credo nelle ragioni che abbiamo esposto in sede difensiva, faremo tutto quello che occorre per andare avanti: il processo non finisce qui, siamo solo al primo grado».
Il verdetto arriva a otto anni di distanza dalla tragedia del 14 agosto 2018 costata la vita a 43 persone. Per Castellucci, alla guida di Aspi dal 2005 al 2019, la procura aveva chiesto 18 anni e sei mesi. Castellucci sta già scontando una condanna per la strage del viadotto di Monteforte Irpino (Avellino) del 2013.
Gli imputati erano 57, fra ex vertici, manager e tecnici di Autostrade per l’Italia (Aspi) e Spea (la società satellite di Aspi delle manutenzioni) ed ex dirigenti e consulenti del Ministero delle Infrastrutture e trasporti. Per la Procura i vertici di Aspi avrebbero attuato una politica sistematica di tagli alle manutenzioni con l’obiettivo di massimizzare profitti e dividendi, mentre il Ministero non avrebbe fatto i dovuti controlli sulla struttura.
Secondo l’accusa il crollo non ci sarebbe stato se il progetto di rinforzo della pila 9 del ponte, quella che ha ceduto, non fosse stato ritardato. Per le difese invece alla base c’era un difetto costruttivo del ponte che ha favorito la corrosione e che nessuno avrebbe visto per il semplice fatto che era impossibile scoprirlo. Un vizio occulto degli stralli, quei giganteschi tiranti che sostenevano la struttura.
I pm avevano ricordato che lo stesso progettista del ponte, Riccardo Morandi, aveva invitato a prestare un’attenzione costante sulla struttura con verifiche ad hoc. Se i controlli fossero stati fatti secondo le regole – hanno concluso i pm Walter Cotugno e Marco Airoldi – avrebbero certificato l’insicurezza del ponte.

L’ex a.d. Giovanni Castellucci era l’imputato principale, per il quale i pm avevano chiesto la condanna a 18 anni e 6 mesi di carcere. «Sono responsabile ma non colpevole», aveva replicato lui sostenendo che in una struttura complessa come Aspi non poteva occuparsi personalmente delle singole ispezioni.
Castellucci è in carcere dall’aprile dell’anno scorso quando è diventata definitiva la condanna a sei anni per la strage di Avellino, dove un autobus volò giù da un viadotto autostradale causando 40 morti. Ora si trova recluso a Opera. Nelle ultime dichiarazioni l’ex supermanager ha ribadito di non aver mai voluto attuare una politica di risparmi e che il crollo è stato come «un tumore senza sintomi».
Fra gli uomini di vertice di Autostrade Michele Donferri Mitelli, ex responsabile manutenzioni, per il quale l’accusa aveva chiesto 15 anni e 6 mesi per aver garantito sulla sicurezza della pila poi crollata; 13 anni erano stati chiesti per Maurizio Ceneri, ex dirigente di Spea, la società satellite di Aspi addetta al monitoraggio; 10 anni erano stati chiesti invece per il dirigente del ministero delle Infrastrutture Mauro Coletta, accusato di non aver eseguito controlli e ispezioni pubbliche. «Eravamo senza uomini — ha detto lui —. E poi i controlli spettavano unicamente ad Aspi e Spea».
Articolo in aggiornamento…
16 luglio 2026 ( modifica il 16 luglio 2026 | 16:12)
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