Secondo il NyTimes Paesi esteri starebbero diffondendo dei contenuti destinati al pubblico statunitense, sfruttando i media statali per mettere in cattiva luce la costruzione di data center

Mentre lo Stato di New York impone una moratoria di un anno per fermare la costruzione dei nuovi data center, emerge la preoccupazione che molte delle posizioni di scetticismo manifestate dagli statunitensi nei confronti di queste grandi infrastrutture siano in realtà segretamente “pilotate” da attori stranieri. Le battaglie globali per l’egemonia tecnologica ed economica si giocano infatti anche sul terreno dell’informazione, con l’obiettivo di influenzare il dibattito pubblico e orientare le opinioni dei cittadini. Secondo quanto riporta il New York Times, Cina, Russia e in misura minore anche l’Iran, starebbero diffondendo una serie di contenuti destinati al pubblico statunitense, sfruttando i media statali allo scopo di mettere in cattiva luce la costruzione di data center nel Paese. Video, fumetti, post e articoli redatti in lingua inglese presenterebbero le infrastrutture che alimentano l’intelligenza artificiale come una minaccia per il benessere economico e fisico degli americani, simulando l’aspetto di notizie provenienti da notiziari locali o fingendo di esprimere il punto di vista della popolazione del luogo. In realtà, secondo quanto ricostruisce il New York Times, si tratterebbe di contenuti prodotti all’estero, costruiti appositamente per indirizzare l’opinione pubblica su una questione già di per sé divisiva. Si tratterebbe di vere e proprie operazioni di disinformazione, di cui però è difficile stimare l’impatto effettivo sulla popolazione.

Per il New York Times non sarebbe la prima volta che una strategia simile viene messa in atto. Le potenze straniere starebbero seguendo «un copione» già visto in occasione di grandi temi controversi, come la diffusione delle armi, le questioni razziali, i vaccini o disastri naturali che hanno un grande impatto sulla popolazione. Il giornale si basa su un’analisi realizzata dalla società Alethea, specializzata nel monitoraggio della disinformazione.



















































Il fumetto su X

«Il costo è ricaduto sulla popolazione» si legge in fondo a una vignetta realizzata con ChatGpt che ha circolato quest’anno su X. Il fumetto, costruito come se fosse stato realizzato da una testata giornalistica del Maryland, attribuisce ai data center la responsabilità dell’aumento delle bollette elettriche. Mostra infatti una famiglia che fatica a far fronte alle spese e, specularmente, l’immagine stereotipata di un ricco magnate industriale che fuma un sigaro stringendo sacchi di denaro. Secondo le ricostruzioni, il fumetto non sarebbe stato prodotto nel Maryland, ma sarebbe di origine cinese.
Un quotidiano statale cinese invece avrebbe recentemente pubblicato l’immagine satellitare di un data center americano a Gainesville, in Virginia, accompagnandola con un testo in inglese secondo cui lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rappresenterebbe una minaccia per il benessere fisico e finanziario degli americani.

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

Indebolire il Paese dall’interno

Questi sono solo due esempi di un piano più ampio che punterebbe a sfruttare l’atteggiamento, già diffidente, di parte della popolazione statunitense nei confronti dei data center. L’obiettivo, oltre ad alimentare le divisioni e indebolire il Paese dall’interno, sarebbe anche quello di minare la potenza americana nel campo dell’intelligenza artificiale, settore nel quale anche Pechino vuole dominare.

Il malcontento sui data center

Queste campagne diffamatorie fanno leva su un malcontento verso i data center già diffuso negli Stati Uniti. Sempre il New York Times cita un sondaggio realizzato dalla società Gallup condotto a maggio, che ha rilevato che il 71 per cento degli americani è in parte o fortemente contrario alla costruzione di un data center nelle proprie vicinanze. Si tratta di una percentuale di quasi 20 punti superiore a quella di chi si oppone alla costruzione di una centrale nucleare. C’è chi è spaventato all’idea di abitare nei pressi di un centro tecnologico di tale grandezza, chi teme che l’AI possa rubare il lavoro e chi sottolinea le questioni ambientali.

I numeri

Secondo l’analisi di Alethea, i media statali in Cina, Russia e Iran avrebbero menzionato i data center in media quasi quattro volte al giorno da gennaio a giugno, per un totale di 700 volte. Il numero rimane in realtà una cifra moderata se confrontata con tutti i contenuti complessivi pubblicati sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale. In Iran i media hanno evidenziato i rapporti tra le aziende americane dell’intelligenza artificiale e Israele, mentre le operazioni di disinformazione russe si sarebbero concentrate sui data center come tema di divisione sui social media. 

La risposta del governo cinese

Il governo cinese ha respinto le accuse tramite l’ambasciata a Washington, e ha a sua volta accusato gli Stati Uniti di star facendo la stessa operazione di disinformazione in Cina.
«Le accuse sono del tutto infondate e costituiscono calunnie e diffamazione», ha affermato il portavoce Liu Chang in risposta alle domande, sottolineando che gli Stati Uniti e la Cina devono «collaborare per promuovere lo sviluppo e migliorare la governance dell’intelligenza artificiale, al fine di garantire che contribuisca in modo più efficace al progresso sociale».

Per non perdere le ultime novità su tecnologia e innovazione
iscriviti alla newsletter di Login

16 luglio 2026