di
Maria Teresa Meli
Un’ora di incontro fra i due. Pd, M5s e Avs spingono sulle «battaglie comuni» in Parlamento
Intensificare le battaglie parlamentari comuni: è questo l’obiettivo che si è dato il centrosinistra. L’idea è stata condivisa da tutti i leader perché lo scopo è quello di rinviare all’esterno l’immagine di uno schieramento compatto, che si propone come alternativa di governo. Pd, M5S, Avs e non solo, perché, come ricorda sempre Elly Schlein «la coalizione bisogna allargarla, non restringerla»
Ieri infatti al Senato sono state presentate le risoluzioni del centrosinistra sull’autonomia differenziata firmate anche da Italia viva. Alla Camera, sempre sullo stesso argomento, lo schema si ripeterà: quattro testi comuni. Ancora non c’è un coordinamento ufficiale dei gruppi parlamentari del centrosinistra, ma, nei fatti, è come se ci fosse. Del resto, anche sulla richiesta di voto segreto sulla riforma elettorale alla Camera si è agito così. I primi a proporre a Conte e Schlein di utilizzare questo strumento sono stati Bonelli e Fratoianni, i leader si sono mossi, i capigruppo si sono parlati ed è scattata quella richiesta che ha fatto bocciare l’emendamento sulle preferenze di Fratelli d’Italia.
Dopo la pausa estiva — lo ha ripetuto anche ieri la segretaria del Pd — questo lavorìo si intensificherà e lo schieramento si allargherà. Ma Dario Franceschini ritiene che bisognerebbe avere già adesso un quadro di quello che sarà il percorso e vorrebbe che Schlein e Conte, soprattutto dopo i fatti di Napoli, avessero un faccia a faccia e si chiarissero sulle mosse future, anche perché in ballo c’è ancora la questione della leadership. Di questo ha parlato con il leader 5 Stelle ieri a Montecitorio per quasi un’ora. Un incontro che doveva restare segreto ma che un cronista dell’Huffington Post ha rivelato.
Franceschini voleva capire anche le reali intenzioni di Conte sulle primarie e sull’allargamento a Renzi, che, secondo l’esponente dem, il centrosinistra non può permettersi di tenere fuori dall’alleanza. E a proposito di Renzi e dei movimenti al centro, un emendamento di Forza Italia, approvato alla Camera dei deputati, prevede che, nel 42% necessario a una coalizione per ottenere il premio di maggioranza, non vengano conteggiati i voti delle liste alleate che non hanno raggiunto il 3%. Eccezion fatta per la lista che, tra quelle escluse, sarà riuscita a raccogliere il numero più alto di consensi. Questa modifica obbliga quindi i moderati e i riformisti a mettersi insieme, pena il rischio di far perdere la coalizione di centrosinistra. L’idea di Goffredo Bettini era quella di unire il centro grazie a Gaetano Manfredi che avrebbe fatto da garante dell’operazione. Ma Renzi quello che pensa di questa ipotesi lo ha fatto capire bene pur non nominando il sindaco di Napoli: «Il garante serve se c’è qualcuno che vuole essere garantito, ma la politica non è per i garantiti».
Del resto, Renzi è forte del fatto di avere alle spalle un partito, due gruppi parlamentari e di non essere costretto, come prevede la nuova legge elettorale, a raccogliere le firme per presentare le sue liste. Il suo obiettivo è quello di accogliere le forze che non fanno parte del tridente Pd-M5S-Avs nella sua Casa riformista. Ma non è affatto detto che ci riesca.
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16 luglio 2026
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