Il 17 luglio del 1976 la Rai trasmette la cerimonia di inaugurazione dei Giochi adottando il sistema Pal, che diventa la tecnologia prevalente in Europa per la trasmissione a colori
Cinquant’anni fa, tra stupore ed entusiasmo, la televisione italiana iniziava a riempirsi di colori. Un momento atteso a lungo dopo anni di trasmissioni in bianco e nero, che segna una svolta nella storia del piccolo schermo e nel modo di vivere gli eventi più importanti. La grande occasione arriva con le Olimpiadi di Montreal: è il 17 luglio del 1976 e la Rai trasmette la cerimonia di inaugurazione dei Giochi adottando il sistema Pal, che diventa la tecnologia prevalente in Europa per la trasmissione a colori. Per la prima volta un evento viene trasmesso dall’inizio alla fine interamente a colori.
In realtà per gran parte dell’Europa la Tv a colori era già una realtà consolidata: l’Italia accumula un notevole ritardo e finisce per diventare uno degli ultimi Paesi a vedere i propri schermi colorati. Negli Stati Uniti la tecnologia necessaria per le trasmissioni a colori si è già diffusa a partire dal 1954, mentre nazioni europee come Francia, Germania e Regno Unito iniziano a lasciarsi alle spalle lo schermo in bianco e nero intorno al 1967. Bisogna attendere fino al 1° febbraio 1977 perché nel nostro Paese le trasmissioni a colori inizino regolarmente. Un avvio in ogni caso graduale: le programmazioni a colori vanno in onda per sei ore al giorno, distribuite sui due canali Rete 1 e Rete 2.

Continui ritardi
L’annuncio arriva il 5 luglio del 1976: dal 17 del mese fino al 1° agosto le Olimpiadi di Montreal saranno trasmesse tutte a colori. Si tratta di una fase sperimentale, mentre la data per l’inizio della trasmissione regolare a colori viene fissata per l’8 agosto. È la prima volta che un evento viene mandato in onda integralmente a colori. Per far fronte alla concorrenza straniera, la Rai elabora un piano ambizioso: 137 ore di teletrasmissioni, con collegamenti fino alle due di notte, e l’evento sarà trasmesso in parte su Rete 1 e in parte su Rete 2. Una volta finita la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi però, gli schermi tornano in bianco e nero e l’inizio ufficiale fissato per l’8 agosto viene rimandato di nuovo. I programmi a colore tornano in Tv saltuariamente, seguendo la raccomandazione del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni, che chiede di limitare le trasmissioni a colori a programmi culturali, giornalistici e educativi. Grande escluso è il calcio: la prima partita a colori sarà Italia-Inghilterra, giocata il 17 novembre.
Continui rinvii ritardano per anni l’adozione della trasmissione a colore, benché la Rai avesse a disposizione la tecnologia necessaria già dal 1961. Le ragioni dei ritardi sono diverse, prime tra tutte le questioni tecniche: quale sistema adottare tra lo standard di trasmissioni francese (Secam) e quello tedesco (Pal)? Quest’ultimo finisce per prevalere, ma il dibattito va avanti per anni, c’è anche chi sostiene che bisognerebbe sviluppare una nuova tecnologia tutta italiana. E poi c’è la questione dei costi, che viene strumentalizzata dalla politica. Tra i partiti di maggioranza c’è chi sostiene che i dispositivi a colori siano troppo costosi, e che gli italiani si sarebbero indebitati pur di acquistarli. Per il partito Repubblicano, i sindacati e le forze di opposizione di sinistra l’introduzione della Tv a colori potrebbe portare a un eccessivo aumento dei consumi.
Il televisore a colore viene considerato un apparecchio “da ricchi”, se non un modo per ostentare il proprio benessere economico. Su un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 19 luglio del 1976, si legge: «Lo status symbol dell’estate 1976 è il televisore a colori. Dopo barche, moto straniere di grossa cilindrata, fuoristrada da spiaggia californiane è la volta del video policromo (costo medio 600 mila lire) ad essere di moda in barba a politici, economisti e moralizzatori in genere che per anni si sono battuti contro la “vergognosa” pratica della tivù a colori in Italia». Sono 5 milioni gli italiani che hanno seguito la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi da un televisore a colori.
Il costo elevato si riflette anche sul canone rai: nel 1977 gli utenti che posseggono la vecchia Tv, quella che trasmette in bianco e nero, devono pagare un canone annuo di 24.645 lire, mentre per chi vede la Tv a colori il canone è il doppio: 48.650 lire.
Nel 1972 il primo annuncio di Rosanna Vaudetti
Un primo annuncio a colori c’era già stato molto prima del 1976: il 26 agosto del 1972 la «Signorina buonasera» (così venivano chiamate le storiche annunciatrici della Rai, che introducevano i programmi Tv esordendo con «Signore e signori, buonasera») Rosanna Vaudetti saluta il pubblico a casa e dà l’annuncio della trasmissione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Monaco di Baviera: «Signore e signori, buon pomeriggio. Ci colleghiamo in Eurovisione con Monaco di Baviera per la telecronaca di apertura dei giochi della ventesima Olimpiade. Telecronisti: Paolo Valenti e Paolo Rosi. La trasmissione viene diffusa su tutt’e due i canali. Sul secondo, a titolo sperimentale, anche a colori, con il sistema Pal». Sono pochissimi gli italiani dotati di un televisore adatto a seguire l’annuncio a colori. In occasione delle Olimpiadi di Monaco, vengono usate entrambe le tecniche di trasmissione a colori: un giorno le gare vengono trasmesse con il sistema francese e un giorno con quello tedesco. Il direttore della Rai guarda tutte le trasmissioni per vedere quale rende meglio sullo schermo, ma non si arriva ancora a una decisione.
Negli anni Settanta la Rai riprende a colori diversi eventi, per trasmetterli all’estero. È il caso dei Mondiali di sci di Selva di Val Gardena del 1970 e del Festival di Sanremo del 1973, che gli italiani continuano a vedere in bianco e nero. Le Tv private, nate dopo la fine del monopolio statale del 1976, nascono direttamente a colori. Ma è solo tra il 1979 e il 1980 che tutta la programmazione Rai diventi a colori.
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16 luglio 2026
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