Adam Viacava, in arte Sayf, genovese classe ’99, è una delle voci più originali del cantautorato urbano italiano: la sua identità italo-tunisina, tra i vicoli di Santa Margherita Ligure e le radici materne tunisine, attraversa tutto Santissimo, il suo primo album, uscito a maggio tra collaborazioni importanti e brani più intimi. In vista del Santissimo Tour, che lo porterà anche al Santissima Fest da lui ideato — il 18 luglio all’Arena del Mare di Genova, già sold out — l’artista si è raccontato in un’intervista a Repubblica, ripercorrendo l’infanzia, il senso di giustizia coltivato fin da ragazzo, la perdita del suo migliore amico e il rapporto con la famiglia.
L’infanzia a Santa Margherita Ligure
Sayf racconta un’adolescenza serena, scandita da amicizie semplici e da estati che, dice, «sono luoghi che inseguo ancora oggi». Non rimpiange il paese in cui è cresciuto, nonostante il fascino che su di lui esercitava la vicina Genova, dove si recava spesso dalle zie: «Se quello che vuol sapere è se a Santa Margherita mi sia mancato qualcosa, direi di no: avevo tutto ciò di cui un ragazzino potesse aver bisogno». Il periodo più difficile, spiega, sono state le medie, segnate dalla scoperta della pressione sociale; il liceo ha invece rappresentato una svolta, quando è uscito dalla propria timidezza grazie ad amicizie che lo hanno aiutato a “tirarsi fuori da sé stesso”.
Proprio al liceo, racconta l’artista, ha iniziato a farsi carico delle battaglie altrui, intervenendo quando riteneva ingiusto il comportamento di un insegnante verso un compagno di classe: «Di fronte alle ingiustizie sentivo di dover fare qualcosa». Un istinto che ritrova ancora oggi nella scrittura, pur senza pretese di un ruolo guida: «Il mio è uno sguardo da artista, per cui non ho soluzioni: cerco solo di far notare un problema». Sayf rivendica principi di giustizia sociale ed equità, ma senza voler imporre agli altri artisti l’obbligo di schierarsi: «Ognuno ha la sua linea, ed è giusto che la segua».
«Chi sarebbe oggi?»
È uno dei passaggi più intensi dell’intervista, quello dedicato al “cerchio magico” di amicizie strette fin da bambino. Tra queste, il suo migliore amico, morto quando entrambi avevano circa vent’anni: «È stato un colpo durissimo, terribile. Penso a lui costantemente, e mi manca. È strano, è come se fosse cristallizzato nel tempo».
Sayf racconta di chiedersi ancora, oggi che lui e i suoi coetanei stanno diventando adulti, chi sarebbe diventato l’amico scomparso: «Noi iniziamo a essere adulti, e non posso fare a meno di chiedermi: chi sarebbe oggi?, chi sarebbe diventato?».
Il rapporto con i genitori, tra Italia e Tunisia
Il cantautore torna spesso, nei suoi testi, sulla separazione dei genitori e sull’assenza per un periodo del padre, raccontata nel brano Ricordi. Precisa però di non voler dare un’immagine distorta di quegli anni: «Non è mai mancato in modo pratico, c’era sempre se avevo bisogno di qualcosa». Della madre, che lavorava molto ma è sempre stata presente, dice di conservare «un legame stupendo». Sull’identità italo-tunisina, che intreccia le sue due famiglie, Sayf parla di una convivenza pacifica, evolutasi nel tempo insieme a lui, e riflette sul rapporto con i genitori come un progressivo «capovolgimento dei ruoli»: un processo lento, dice, che porta con sé «un senso di responsabilità nuovo».
L’amore e il sogno di una famiglia
Da ragazzino, racconta Sayf, tendeva a idealizzare le ragazze di cui si invaghiva, legandosi a figure con cui non aveva vere relazioni; l’eccezione è stata una convivenza avviata a vent’anni con una coetanea conosciuta al liceo. Oggi l’artista è fidanzato da qualche mese e, riflettendo sulla sua generazione, individua in internet un fattore che complica la capacità di godersi la felicità quando arriva. Alla domanda sui sogni per il futuro sentimentale, la risposta è diretta: «Vorrei una famiglia. Tutto qui».
Ultimo aggiornamento: venerdì 17 luglio 2026, 14:05
© RIPRODUZIONE RISERVATA