di
Luigi Ippolito

Oggi l’ex sindaco di Manchester è diventato leader del partito, lunedì prenderà il posto di Starmer. Però non mancano le incognite

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Le porte ormai girevoli di Downing Street si sono riaperte: fuori uno, dentro un altro. Oggi Andy Burnham, l’ex sindaco di Manchester, è stato proclamato nuovo leader del partito laburista britannico: e lunedì prenderà il posto di Keir Starmer come primo ministro — il settimo in questi dieci anni di Brexit.

Ma le circostanze dell’arrivo al potere di Burnham sono senza precedenti: e rappresentano per la Gran Bretagna un autentico salto nel buio.
Quella di «Andy» è stata una incoronazione senza rivali: non si è svolta nessuna sfida per la leadership, nessuna corsa alla successione, perché Burnham, dopo tante manovre e posizionamenti in seno al Labour, si è rivelato alla fine l’unico candidato a prendere il posto di Starmer, costretto alle dimissioni da un partito terrorizzato dall’ascesa della destra populista di Nigel Farage.



















































Questo vuol dire che non c’è stato nessun confronto di idee o di programmi: e il nuovo premier resta un grande punto interrogativo, una specie di lavagna bianca sulla quale ognuno proietta le sue aspettative o aspirazioni. Lo stesso Burnham ha fatto ben poco per chiarire le sue intenzioni: non ha tenuto nessuna conferenza stampa, non si è sottoposto a nessuna intervista degna di questo nome, e mentre il suo entourage aveva promesso una serie di discorsi per fargli enunciare il programma di governo, alla fine il premier in pectore ne ha pronunciato solo uno, nel quale si è limitato a propugnare, in termini per di più assai vaghi, un maggiore decentramento amministrativo.

Un po’ poco, considerate le sfide da affrontare. E non ci sarà neppure un dibattito in Parlamento: da oggi Westminster è chiuso per ferie e il nuovo primo ministro avrà ben 43 giorni durante i quali non dovrà rendere conto alle Camere. I conservatori hanno provato a forzare un rinvio delle vacanze parlamentari, per chiedere al neopremier di presentarsi in aula, ma sono stati respinti. Come ha scritto ieri il Times in un editoriale, tutto ciò ha «un’aria distintamente nordcoreana»: e ha affibbiato a Burnham il titolo di «caro Leader», come Kim Jong-il.

Al di fuori della «bolla» di Westminster o di Manchester, in pochi conoscono il nuovo primo ministro, che non ha mai ricoperto incarichi di rilievo, a differenza dei suoi predecessori: lui ha detto che ad agosto farà un tour del Paese per presentarsi alla gente, ma saranno eventi strettamente coreografati.

Il timore è che tutta questa circospezione nasconda in realtà un vuoto: come ha detto la leader dei conservatori, Kemi Badenoch, che Burnham sia solo «un paio di ciglia e una maglietta nera»? («è blu scuro, in realtà», ha replicato lui in un video, sbattendo le ciglia). Perché senza dubbio è un abile comunicatore (e già questo è un passo avanti rispetto al robotico Starmer), ma i tempi che corrono richiedono sostanza.

Quello che è chiaro è che il nuovo primo ministro intende dedicarsi in primo luogo all’agenda interna: anche perché di politica estera, difesa e sicurezza capisce poco (e sono cose che non lo hanno mai interessato). Ma davvero potrà fare il «sindaco della Gran Bretagna», con l’attuale quadro internazionale? E non dimentichiamo che da lunedì avrà il dito sul bottone nucleare di una potenza che siede al Consiglio di Sicurezza.

Pare che lo stesso Burnham avrebbe preferito un passaggio di consegne a fine settembre, per avere più tempo per prepararsi ad assumere la guida del Paese. Ma la svolta ha subito una accelerazione: e la sensazione è che a Downing Street stia arrivando un primo ministro che non ha avuto il tempo di fare i compiti a casa. Il guaio è che gli esami cominceranno già da lunedì.

17 luglio 2026 ( modifica il 17 luglio 2026 | 14:11)