Firenze, 17 luglio 2026 – Aveva accumulato debiti fino a un milione e 300mila euro. Compensi di film, sia come attore che come regista, completamente dilapidati nel gioco. Una dipendenza che per anni ha strozzato Massimo Ceccherini.

L’attore dovrà versare ora 500 euro al mese per i prossimi quattro anni all’Agenzia delle Entrate. Fondamentale anche l’aiuto della compagna che lo ha salvato da una vita tra alcol e droghe
La bestia del gioco
La “bestia”, come l’ha chiamata lui stesso nelle pagine della sua autobiografia, ‘L’uomo Guasto’, si nutriva di fiches e scommesse. Migliaia di transazioni, ripetute ogni giorno per decenni. Un buco nero che ha inghiottito i guadagni di una vita spesa davanti e dietro la macchina da presa, tra successi nazionali, regie importanti e collaborazioni con maestri del cinema italiano.
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La decisione del tribunale di Firenze
Ora questa spirale autodistruttiva ha trovato un punto di arresto. Non sul set, ma nell’aula del Tribunale di Firenze, dove il giudice Cristian Soscia ha dato il via libera a un “concordato minore“. Un verdetto che cancella un debito monstre da un milione e 300mila euro – quasi interamente accumulato nei confronti dell’Erario – grazie all’aiuto di un amico, il regista Matteo Garrone, che ha versato 300mila euro.

500 euro al mese per 4 anni
Il resto del debito, invece, l’attore lo ripianerà pagando all’erario 500 euro al mese per 4 anni. Il ‘concordato minore con assuntore” è infatti uno strumento che consente a professionisti, autonomi e piccoli imprenditori in sovra indebitamento di saldare tutto grazie all’intervento di una terza persona. Ed è qui che arriva la salvezza di Ceccherini.
Il successo col “Ciclone”
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Negli anni d’oro, Ceccherini ha prestato il volto a pellicole di successo, basti solo pensare al “Ciclone” diretto dall’amico di una vita Leonardo Pieraccioni. Ma quel compenso del 1996 finì in gran parte tra alcol, donne e vita sregolata. Fu lo stesso attore toscano a rivelarlo in “Roma, santa e dannata”, documentario di Roberto D’Agostino e Marco Giusti andato in onda nel 2023 sulla Rai. In quell’occasione Ceccherini raccontò la sua vita romana dopo il successo del film: “Debole, fragile e sensibile, con tutti quei soldi finisco per crollare in tutto. I soldi del film li ho spesi con le donnine del Jackie O”. “Nessuno mai vuole andare a letto a Roma. Perché è tutta gente che si sente sola e vuole viverla fino in fondo, fino alla fine”. “Io che venivo da Scandicci, mi ritrovo con i soldi a Roma. Tanti soldi. Sempre di più, che poi ho finito tutti. Il mio giro era sempre lo stesso. Abitavo in Piazza Mazzini, facevo aperitivo, poi andavo al Matriciano, da Celestina e già lì io vedevo i vip di tutte le razze, quelli marci. E via di bevanda, bevanda, bevanda. Pagavo con la carta, offrivo cene a tutti”.

In alto, Leonardo Pieraccioni. Sopra, una foto con i protagonisti del «Ciclone»
La ludopatia 
Massimo Ceccherini a Laterina per la festa del Ciclone
Oltre alle spese folli in donne, alcol e droghe si aggiunge la ludopatia che lo spingeva a dilapidare somme enormi. Nei soli estratti conto del 2006 si rintracciano prelievi per 32 mila euro in tre mesi; tra il 2018 e il 2024, le sole giocate sulle piattaforme Snai hanno superato i 160 mila euro. Un buco nero in cui l’attore è stato trascinato per anni. Le preoccupazioni finanziarie e i pignoramenti avevano finito per paralizzare la carriera dell’artista.
Il ruolo della compagna
A salvarlo dal baratro finanziario e personale è stato un argine affettivo. La compagna, al suo fianco dal 2015, ha elaborato insieme a lui una vera e propria strategia di sopravvivenza: la “somministrazione controllata” del denaro. L’artista le bonificava i compensi professionali per sottrarli alla propria immediata disponibilità; lei glieli restituiva in micro-ricariche quotidiane sulla Postepay per evitare che spendesse tutto in un colpo solo. Un meccanismo di protezione familiare che il Tribunale ha ritenuto pienamente lecito, escludendo qualsiasi intento di frodare i creditori.
Percorso al Serd
Inoltre, tra le motivazioni a favore del concordato, il tribunale ha dato importanza al percorso terapeutico di Ceccherini intrapreso al Serd dove appunto gli sarebbe stata giudicata la patologia del disturbo del gioco di azzardo (Dga). La condizione clinica, afferma il Tribunale “ha inciso sulla capacità di autodeterminazione nelle scelte economiche e la crisi non è derivata da “colpa grave, malafede o frode”.
La solidarietà del cinema: l’intervento del regista-assuntore
E infine il concordato che non sarebbe stato possibile senza una straordinaria prova di solidarietà interna al mondo dello spettacolo. A fare da “terzo assuntore” nel piano di ristrutturazione del debito è stato infatti Matteo Garrone, celebre regista cinematografico, che ha messo sul piatto 300mila euro di tasca propria per liquidare l’intera massa dei creditori.

