«Annie, per pranzo, sta preparando dei poke al salmone. Preferisce la salsa piccante a parte?», mi scrive l’assistente di Anne Hathaway mentre mi dirigo verso il suo ufficio nell’Upper West Side. Cucina pure? Penso, quando mi ritrovo davanti un piatto preparato alla perfezione: salmone, riso, edamame e avocado, guarniti con cetriolo affettato sottile e una generosa spolverata di furikake. Hathaway mi racconta che lei e suo marito preparano salmone per cena tutti i lunedì, e non vede l’ora di mangiare gli avanzi a pranzo ogni martedì. «Non mi offendo se non le piace, o se preferisce qualcos’altro», dice. Ma più tardi, quando le dico quanto sia delizioso, è visibilmente sollevata. «In segreto speravo le piacesse», confessa.
Ci sediamo sul suo divano per parlare. Hathaway è senza trucco, con i capelli raccolti in una coda disordinata, indossa un maglione verde di Guest in Residence per il giorno di San Patrizio e un paio di jeans. È appena tornata da una sessione di pilates con la sua allenatrice Monique Eastwood. Normalmente, il suo ufficio è uno spazio tranquillo dove può concentrarsi, ma al momento è «una gigantesca cabina armadio», dice, con almeno dieci stand appendiabiti di vestiti firmati da stilisti come Loewe e Valentino, circa cento paia di scarpe con il tacco e una pila di cappelli, cinture e altri accessori dei tour promozionali degli ultimi film (Il diavolo veste Prada 2 e Mother Mary). Dice di essersi divertita a “giocare a travestirsi” con la sua stilista Erin Walsh. A un certo punto, Hathaway indossa degli stivali Rick Owens con un tacco 25 che spezzerebbero la caviglia a chiunque, ma sfila con la stessa disinvoltura di una modella in passerella.
In questi giorni, non può fare a meno di sorridere quando pensa a dove si trova nella vita. I suoi figli, di sei e dieci anni (il giorno della nostra intervista non aveva ancora rivelato di essere in attesa del terzo, ndr), sono «in questa fase molto divertente in cui tutti adoriamo stare insieme, anche se capisco che le cose potrebbero cambiare», dice. «Noi saremo sempre felici di stare con loro, il contrario non so», chiarisce ridendo. «Quindi, per ora, ci siamo dentro tutti. Adam e io ci godiamo ogni istante. Sto trascorrendo momenti meravigliosi con la mia famiglia, vivo nella città dei miei sogni, e il lavoro sembra andare davvero, davvero bene», continua. «E quindi, per me è un ottimo momento mentre tutto il resto va a rotoli, il che risulta decisamente stonato». Ci troviamo d’accordo sulla necessità di distrazioni allegre, nella situazione generale del mondo. «C’è quella famosa frase: abbiamo bisogno del pane, ma anche delle rose. E sarei così triste senza rose», dice Hathaway. «La vita chiede così tanto a tutti anche solo per restare al passo. Perché dovremmo fare tanta fatica se non per provare gioia, per contribuire alla bellezza o per sperimentarla? Penso che si debba imparare a tenere a mente tutte queste cose insieme».
Nonostante lavori nel settore da più di metà della sua vita, la sua scintilla non si è consumata. «Ha ancora il senso della meraviglia», dice Michael Showalter, che ha diretto Hathaway in The Idea of You e nell’adattamento di Verity di Colleen Hoover, in uscita il prossimo autunno. «È una persona che prova ancora entusiasmo per l’opportunità di fare questo lavoro, e non sembra essersi disillusa nonostante la fama, i riflettori e tutto quello che ne consegue». Hathaway mantiene quel senso di meraviglia e si rifiuta di dare la carriera per scontata. «Per esempio, lavorare con Chris (Nolan) – è la terza volta – non stanca mai», dice del regista di Odissea, che in passato l’aveva scelta per Il cavaliere oscuro – Il ritorno e Interstellar. «Provi una meraviglia ancora più grande scoprendo quanto sia raro. Vivere quell’esperienza una volta già lo è. Due volte, è un dono. Tre volte: non ho nemmeno le parole per descriverla. E quindi sono ben consapevole di quanto sia determinata a essere in armonia con tutto questo, perché guardi qui», dice, indicando la stanza piena di abiti eleganti. «Se non me la godessi, allora davvero mi chiederei: cosa c’è che non va in me? Se non riuscissi ad avere una visione positiva di tutto questo, sarebbe uno spreco». Sta vivendo un anno impegnato. A causa di ritardi, riprese e date di uscita, Hathaway ha cinque film in uscita nel giro di sei mesi. «È pazzesco che quattro anni di lavoro escano in sei mesi», dice.
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La primavera scorsa, l’ha vista protagonista di Mother Mary e Il diavolo veste Prada 2; quest’estate c’è Odissea. È anche protagonista di un thriller fantascientifico, The End of Oak Street, al fianco di Ewan McGregor, e di Verity. E sta lavorando a Yesteryear, un adattamento del romanzo di grande successo di cui la sua società di produzione, Somewhere Pictures, ha acquisito i diritti; ha firmato per una commedia senza titolo su «un’operazione sotto copertura dell’Fbi a un matrimonio», ideata da Jonathan Tropper, creatore di Your Friends & Neighbors; e si sta preparando a girare The Princess Diaries 3. Nel dramma psicologico Mother Mary, della A24, Hathaway interpreta una popstar determinata a tornare alla ribalta che si scontra con la sua ex migliore amica, una costumista interpretata da Michaela Coel. Oltre a cantare a squarciagola un intero album di canzoni di Jack Antonoff, Charli xcx e FKA twigs, ha dovuto anche ballare. All’inizio, dopo aver visto alcune riprese di se stessa, ha pensato: «È tremendo… Non so se potrò chiedere alla gente di andare a vederlo». È tornata a casa e ha detto a suo marito che avrebbe abbandonato il film. Ma alla fine, racconta, «Sono giunta alla conclusione che non sarebbe stata una vergogna se fossi stata licenziata, ma lo sarebbe stata se avessi mollato». Ha preso lezioni di danza per mesi e ha continuato a lavorare sul canto durante la post-produzione, dopo la fine delle riprese. Un anno dopo, quando finalmente le è piaciuto quel che ha sentito, è tornata in studio con Antonoff per registrare di nuovo quasi tutto, suscitando la sua ammirazione: «Hai lavorato sodo».
L’altra recente uscita di Hathaway, Il diavolo veste Prada 2, non ha bisogno di presentazioni. Quando le dico che non riesco proprio a farmi una ragione del fatto che il suo personaggio, Andy Sachs, lavori di nuovo a Runway e non, per esempio, al New York Times, lei risponde: «Ci abbiamo pensato tanto. Io dicevo: ma ho buttato il mio telefono nella fontana! Alla fine credo che Aline (Brosh McKenna, la sceneggiatrice) abbia centrato il punto… Possiamo essere tante cose insieme. Se lavori per una rivista femminile non significa che non sei una persona seria». Odissea è stato una sorta di ritorno a casa. «Non lavoravo su un set con Chris da dodici anni», dice. «E dato che ho lavorato così tanto negli ultimi dodici anni, sia come persona che come attrice, ero entusiasta di mostrargli quello che ho fatto». Nolan mi dice che se n’è accorto. «Ora c’è maturità nelle sue interpretazioni», sostiene. «Non è che prima mancasse qualcosa, è solo che si è evoluta, la vita ci fa evolvere tutti. Il suo lavoro trasmette un senso di calma serena che è davvero straordinario». E nonostante sia ormai una veterana, aggiunge, Hathaway cerca sempre di mettersi alla prova. «Non si accontenta mai di ciò che ha fatto in passato, né di ciò che sta facendo nel presente. Cerca sempre di raggiungere qualcosa che va appena oltre la sua portata».
In Odissea, Hathaway interpreta Penelope, che trascorre due decenni a respingere oltre cento pretendenti mentre aspetta che suo marito, Ulisse, torni dalla guerra. «Pensiamo a Penelope come a un modello di pazienza», dice Hathaway. «Ma mi interessava il suo lato più crudo. Mi interessavano la rabbia, l’emozione e la passione che doveva aver provato per lui in quei vent’anni». Lei e Damon, che interpreta Ulisse, hanno passato molto tempo a parlare del legame tra i loro personaggi. «In un’epoca in cui tanti matrimoni venivano contratti per convenienza politica, loro due si erano scelti e apprezzavano il valore di ciò che avevano, capivano che non tutti erano così fortunati», dice Hathaway. Il fatto che lei stessa viva una relazione simile fuori dallo schermo è di grande aiuto. «Del matrimonio penso che condividere la propria vita con qualcuno sia una cosa davvero impegnativa perché è la tua vita, tua al cento per cento e hai il diritto di farne ciò che vuoi», dice. «E quindi trovare qualcuno che ti faccia dire: per quanto sia fantastico viverla da sola, condividerla con te mi fa credere che potremmo arrivare a qualcosa di meglio… Immagino che sia raro, e sento davvero di averlo trovato, e non lo do per scontato».
Damon mi racconta di essere rimasto “sbalordito” dalla performance di Hathaway. Ricorda un giorno sul set in cui stavano girando una scena, ma le telecamere erano concentrate sulle comparse a una distanza di ottanta, novanta metri. «Annie ci stava mettendo tutta se stessa, con le lacrime che le scendevano sul viso. Le ho detto: non possono vederti, risparmia le energie. Ma lei aveva questa riserva inesauribile di emozione, e voleva che ogni attore con cui lavorava avesse la performance completa», racconta. «Ho sempre detto che quando l’attore con cui lavori è davvero grande, è grande abbastanza per entrambi, e tutto il resto scompare. Basta guardarlo per essere completamente trasportati. È come se nei suoi occhi avesse creato un mondo intero intorno a te, e ci foste solo voi due. Lei mi ha letteralmente trascinato». Parte della generosità di Hathaway, come attrice e come persona, è il risultato del lavoro su se stessa che ha fatto per superare gli anni dell’“Hathahate” e imparare a «fidarsi di più e a non cedere al panico così facilmente», dice. Ma questo non significa che ora sia immune dal chiacchiericcio su internet.
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iviamo in un’epoca in cui le persone si sentono molto sicure nel dare per scontato ciò che ritengono un fatto, e a volte ciò che pensano è esatto, altre volte no
La sera prima della nostra intervista, ha condiviso un video sul suo Instagram, mostrando il trucco che la sua parrucchiera usa per dare al suo viso un po’ di turgore in più (due treccine vicino a ciascuna tempia che vengono tirate indietro e fissate con delle forcine). Il trucco funziona così bene su di lei che negli ultimi mesi sono circolate voci secondo cui Hathaway si sarebbe sottoposta a un lifting. Le dico che mi sembra che pubblicare il video sia stata una smentita esplicita. «Non direi esplicita. Ma viviamo in un’epoca in cui le persone si sentono molto sicure nel dare per scontato ciò che ritengono un fatto, e a volte ciò che pensano è esatto, altre volte no», risponde con diplomazia. «Avrei preferito non commentare mai niente e vivere semplicemente nel mistero senza attirare l’attenzione su di me, ma le speculazioni sono diventate così insistenti che senti il bisogno di far conoscere la tua verità. E probabilmente mi chiederò sempre: avrei dovuto pubblicarlo o no? Avrei dovuto semplicemente andare avanti e fare quel che mi rende felice e mi fa sentire più sicura sul red carpet? Ma sentivo che la discussione stava diventando una distrazione. E, tra l’altro, si tratta di decisioni mediche importanti che la gente sta dando per scontate», aggiunge. «Volevo dimostrare che no, non avevo preso una decisione medica importante. Sono solo due treccine». Mi porta davanti allo specchio per mostrarmi il trucco sui miei capelli, e devo dire che i miei occhi sembrano subito un po’ meno stanchi. «E, per inciso, l’altra cosa che vorrei dire è che potrei comunque decidere di sottopormi a un lifting, un giorno», osserva. Se le voci fossero circolate all’inizio della sua carriera, forse non avrebbe preso la faccenda così bene. «Una delle caratteristiche della me più giovane era che aveva tantissima paura, e penso che quella paura mi abbia resa troppo severa con me stessa», dice Hathaway. «Rabbrividisco al pensiero che potrei essere stata inavvertitamente dura con gli altri quando ero dura con me stessa. Mi viene la nausea a pensarci».
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Hathaway racconta di essere stata un “disastro” sul set di Il diavolo veste Prada. Ma per fortuna era circondata «da queste persone straordinarie che si sono semplicemente prese cura di me, hanno capito che avevo ventidue anni e hanno sistemato tante cose», dice. Girare il sequel ha dato a Hathaway la possibilità di ricominciare da capo. «Sa quando hai certi ricordi o momenti della tua vita che vorresti poter rivivere perché pensi: Dio, vorrei poter tornare lì ed essere la persona che sono ora. È stato proprio così», dice. «Ho sempre provato un’enorme gratitudine per quel film e per come sono stata protetta, soprattutto dal regista David Frankel. Così è stato emozionante poter tornare indietro per dire grazie, mostrare tutto il lavoro che ho fatto su me stessa e cercare semplicemente di essere una persona deliziosa ogni giorno». Imparare a essere più gentile con se stessa l’ha resa più gentile anche con gli altri. «Ho lavorato così duramente nella mia vita per… scusi, mi commuovo davvero a pensarci», dice e gli occhi le si riempiono di lacrime, «per diventare una persona più positiva, più sana, più sicura; sono stata davvero felice di poter condividere tutto questo con le persone che sono state così formative e sono state responsabili di tante delle cose belle che ho nella vita». Quando le chiedo se teme ancora che tutto possa svanire da un giorno all’altro, ammette di sì. «Ma ciò di cui mi sento sicura ora è il modo in cui lo affronterò se dovesse svanire tutto domani. Se non mi dovesse mai più capitare nulla di importante, avrò comunque avuto più di molti altri. E la verità è che, ovviamente, voglio continuare a mettermi alla prova. Voglio continuare a fare questo lavoro. Voglio vedere che attrice sarò a cinquanta, sessanta, settanta e ottant’anni, adesso non mi sembra poi così lontano. Ma se non fosse nel mio destino, potrei certamente tenere la testa alta ed essere molto orgogliosa e molto grata per tutta la generosità che mi è stata dimostrata».
(Traduzione di Marta Barone)
(Foto Norman Jean Roy. Capelli Orlando Pita At Orlo Salon. Trucco Fulvia Farolfi At Ma + Group. Manicure Deborah Lippmann Per Deborah Lippmann. Set Design Marla Weinhoff At 11Th House Agency. Produzione Alexey Galetskiy Productions)


