Due capolavori. Due maestri del Rinascimento. Due modi opposti di raccontare la passione: da una parte il silenzio mistico della Pietà di Giovanni Bellini, dall’altra il dramma scolpito nel corpo del San Sebastiano di Andrea Mantegna. A Rimini le due opere si guardano negli occhi nelle stanze del Museo della Città, dando vita a un confronto artistico di rara intensità. E così dopo undici mesi di assenza, la Pietà di Bellini torna a Rimini, restaurata a Venezia e reduce dal soggiorno alla Morgan Library and Museum di New York, l’opera sarà protagonista da oggi fino al 10 gennaio 2027 della mostra Il codice della Passione. Bellini e Mantegna allo specchio. Ad accoglierla c’è un ospite d’eccezione: il San Sebastiano di Mantegna, arrivato dalla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia. Un dialogo che mette a confronto due tra i più grandi interpreti del Rinascimento italiano, uniti da un legame familiare, Mantegna sposò la sorella di Bellini, ma capaci di esprimere una visione profondamente diversa del dolore, del sacrificio e della redenzione cristiana.

“Oggi è una giornata speciale – sottolinea l’assessore Michele Lari – perché dopo undici mesi la Pietà torna a Rimini con un ospite straordinario”. Un confronto che, secondo l’assessore, rappresenta “una delle mostre più importanti e interessanti del 2026 riminese”. Il ritorno dell’opera coincide con la conclusione di un delicato intervento conservativo, realizzato dalla restauratrice Lucia Tito nei laboratori della Ca’ d’Oro sotto la supervisione della Soprintendenza. Ha riguardato principalmente la rimozione della vernice applicata nel 1969, ormai fortemente ingiallita, che alterava la lettura dell’opera. L’intervento non ha cancellato le tracce lasciate dal tempo ma ha restituito luminosità, profondità cromatica e unità all’immagine. “Il restauro ha permesso una piena leggibilità dell’opera”, spiega Sonia Revelant della direzione regionale Musei nazionali del Veneto. Le indagini diagnostiche hanno inoltre restituito informazioni preziose sulla tecnica pittorica di Bellini, facendo emergere il disegno preparatorio e l’estrema cura riservata a ogni figura e dettaglio.

La mostra rappresenta il punto d’arrivo di un articolato percorso di valorizzazione iniziato proprio con il restauro della Pietà. L’arrivo del San Sebastiano di Mantegna, reso possibile anche dalla temporanea chiusura della Ca’ d’Oro, amplia ulteriormente la lettura dell’opera belliniana. Entrambi i dipinti affrontano il tema della passione, del sangue versato e del sacrificio cristiano, ma lo fanno seguendo strade opposte. Mantegna costruisce una scena di forte tensione drammatica, quasi scolpita nella pietra, dove il martirio diventa monumentale. Bellini sceglie invece una dimensione raccolta e contemplativa: il dolore si trasforma in silenzio, meditazione e speranza, conducendo lo sguardo oltre la sofferenza verso il mistero della redenzione. “Si tratta di due capolavori del Rinascimento ritrovati e riscopeti in un dialogo serratissimo. Un confronto che racconta anche il legame personale tra i due artisti e le reciproche influenze”, dice il direttore dei Musei di Rimini, Alessandro Giovanardi.

L’apertura della mostra coincide anche con quella del Museo della Città. Tornano così visitabili tutte tutte le sale e anche il Giudizio Universale di Giovanni da Rimini.

Federico Tommasini