Incontro Franco Farina, direttore per circa un trentennio delle Gallerie Civiche del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, nel suo bell’appartamento di viale Cavour: un angolo di rara eleganza razionalista che fronteggia il Castello Estense, idealmente posto sulla medesima direttrice prospettica delle dechirichiane ‘Muse inquietanti’, mitiche icone ’rifatte’ anche da Andy Warhol nel 1982.
Si apriva con questo collegamento tra il padre della Pop Art, Andy Warhol, e il padre della Metafisica, Giorgio de Chirico, l’intervista fatta dal critico ferrarese Lucio Scardino al grande Franco Farina, direttore per 30 anni (dal 1963 al 1993) della Civica Galleria d’Arte Moderna di Ferrara, colui che ebbe l’intuizione di portare Warhol nelle sale di Palazzo dei Diamanti, nell’epocale mostra del 1975-1976.
L’intervista, ricca di aneddoti e dettagli, apparve nel 2008 sul catalogo dell’esposizione ‘Andy Warhol. Red Carpet’, curata dallo stesso Scardino presso la galleria Benini di Contrada della Rosa e ci è sembrata il modo migliore per ricordare che sono gli ultimi giorni per visitare l’attuale esposizione sull’artista americano: ‘Ladies and Gentlemen’, titolo che rievoca e omaggia l’esperienza di cinquant’anni fa, inaugurata lo scorso 14 marzo 2026, rimarrà allestita a Palazzo dei Diamanti fino a domani.
La prima domanda di Scardino, che all’intervistato dava del ‘tu’, riguarda la genesi dell’esposizione. Venne proposta a Farina da “un gallerista di Milano, Luciano Anselmino: era molto sensibile, aveva importanti legami internazionali. La rassegna – proseguiva Farina –, spiritosamente intitolata ‘Ladies and Gentlemen’, era monotematica, comprendendo solo immagini di travestiti negri, in serigrafia, ad olio e con qualche disegno. Non è costata una lira al Comune di Ferrara e poi è stata acquistata in blocco da un grande industriale lombardo”.
Affascinante, poi, è la domanda di Scardino sul rapporto tra Warhol e Ferrara: “alloggiava all’albergo ‘Astra’ di viale Cavour – rispondeva Farina – in una suite con un elegantissimo letto, sulla cui spalliera era intagliato un motivo neoclassico con una cetra. Mangiava pochissimo, barrette di cioccolato, pane e marmellata, biscotti: era un dandy quasi anoressico (astinenza che non riguardava, a quanto pare, l’appetito sessuale…). Ma al ristorante ‘La Provvidenza’ di corso Ercole I d’Este ha scoperto il ‘fritto all’italiana’ e ne è diventato un ghiotto consumatore. Nei tre giorni che è stato qui voleva mangiare soltanto quello”.
Interessante l’aneddoto del manager americano, molto protettivo: “è vero – così Scardino – che mentre gli facevi firmare alcune serigrafie, il suo manager americano lo ha bruscamente interrotto?”
“Sì – la risposta di Farina –, meno male che poco prima gli avevo fatto firmare il pannello reclamistico – di un bel color verde con uno schizzo per la Campbell’s – che dovevo collocare sul portale di Palazzo dei Diamanti”.
Lo stesso pannello oggi è in mostra a Ferrara, dove si racconta anche la performance di inaugurazione con “manifesti sbrecciati con calci e pugni: Warhol fotografava tutto e tutti con una polaroid. E con un registratore fissava le voci di chiunque”.
“La rassegna – così concludeva Farina – ebbe un grandissimo successo di pubblico: oltretutto allora ai Diamanti non si pagava il biglietto e abbiamo venduto tutte le copie del catalogo. Credo di poter affermare senza essere smentito che in Italia il mito popolare di Warhol come ‘principe della Pop Art’ sia nato grazie alla mostra di Ferrara”.
Ancora per questo weekend, il mito continua.