Che cos’è esattamente il fenomeno del ‘Cold Blob’?

“Il ‘Cold Blob’, anche chiamato ‘Warming Hole’ è un fenomeno che osserviamo anche analizzando il riscaldamento del passato. Il pianeta si è riscaldato praticamente ovunque, ma non in modo uniforme: ci sono regioni dove la temperatura sale di più. E poi esiste questa zona del Nord Atlantico che non si è riscaldata e che, anzi, ha registrato persino un leggero raffreddamento. Ci sono diverse possibili spiegazioni, ma quella più probabile è il rallentamento della circolazione profonda dell’oceano (AMOC). Il rallentamento di questo meccanismo comporta un minore trasporto di calore verso nord e, di conseguenza, un deficit di riscaldamento in questa regione del Nord Atlantico”.

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Perché se ne parla così tanto?

“È positivo che si parli sempre più di clima, ma per una qualche ragione specifica tutto ciò che riguarda il Nord Atlantico suscita grande interesse. Forse perché tocca l’Europa da vicino. Ci troviamo in un contesto di forte aumento delle temperature estreme nell’Europa occidentale. Per questo motivo vengono studiate tutte le possibili cause dinamiche, anche quelle più remote, come i fenomeni che si verificano nell’Atlantico e che, pur essendo molto lontani, possono influenzare il clima dell’Europa occidentale. L’obiettivo è capire se questo aumento delle temperature estreme sia in parte riconducibile anche a questi meccanismi”.

Esiste un chiaro legame tra il ‘Cold Blob’ e le ondate di caldo che colpiscono l’Europa?

” uno dei temi al centro del dibattito scientifico attuale: c’è chi ipotizza di sì e chi sostiene il contrario. Ed è così che procede la scienza. Esistono diverse teorie come quella per cui la presenza di acque più fredde favorisce la formazione di aree di bassa pressione e altera l’ondulazione del Jet Stream. Questo Jet Stream infatti non segue una traiettoria rettilinea, ma presenta dei meandri: può spostarsi leggermente verso nord e poi verso sud, proprio come il letto di un fiume. Questi meandri sono in realtà delle onde e, dal punto di vista matematico, li trattiamo come le onde elettromagnetiche. Quando uno di questi meandri si spinge verso sud, la corrente risale successivamente verso nord, delimitando un’area di bassa pressione. La presenza di acque fredde può favorire questo tipo di configurazione. Per questo motivo una parte della comunità scientifica ritiene che essa possa, a sua volta, favorire la formazione di aree anticicloniche, cioè di alta pressione, sull’Europa occidentale. E quindi creare le cosiddette situazioni di blocco, chiamate dalla stampa ‘heat domes’”.

Parigi, a caccia di refrigerio sulla Senna durante l'ultima ondata di caldo (Ansa)

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Si tratta però solo di una teoria. Perché?

Perché ciò che osserviamo è che, in alcuni casi – ma non sempre – quando si verifica un’ondata di caldo è presente anche questo tipo di configurazione atmosferica, di queste condizioni meteorologiche, in particolare della circolazione atmosferica del Jet Stream. Ma non accade sempre e quindi, dal punto di vista statistico, le prove non sono sufficientemente solide. Si tratta di teorie che hanno una plausibilità fisica, perché si basano sulla teoria della dinamica dell’atmosfera, ma la loro conferma attraverso le osservazioni non è ancora particolarmente robusta”.

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Ci sono altre cause che spiegano il riscaldamento più rapido dell’Europa?

Questo aumento particolarmente marcato delle temperature nell’Europa occidentale sappiamo spiegarlo solo in parte, non completamente. Un po’ è dovuto al fatto che il pianeta si sta riscaldando nel suo insieme. Ma, oltre a questo, bisogna considerare che le terre emerse si riscaldano più rapidamente degli oceani e che l’Europa ha una particolarità: la riduzione dell’inquinamento atmosferico, per cui la radiazione solare viene riflessa in misura minore verso l’alta atmosfera e si scalda di più la superficie. I modelli climatici riescono a riprodurre questo riscaldamento eccezionale dell’Europa, prevedono l’aumento delle ondate di caldo e delle temperature estreme, ma tendono ancora a sottostimarne l’intensità. Ci sono altri cambiamenti nella dinamica dell’atmosfera, cioè nei meccanismi che determinano il meteo, che stiamo ancora studiando”.

Fabio D’Andrea è direttore del Dipartimento di Geoscienze dell’École normale supérieure (ENS-PSL) di Parigi, specialista della dinamica degli eventi climatici estremi nel contesto del cambiamento climatico.