ODISSEA. Nelle sale

L’epica? Sì, c’è. Eccome, se c’è. L’ombra di Omero? Più di un’ombra: c’è il tessuto drammatico-romance del poema dei poemi, l’Odissea. I dialoghi, le parole, la definizione psicologica dei personaggi – l’astuzia, la forza, il male, la sofferenza, il dolore – sono la spina dorsale del film più delle battaglie furiose, delle vendette, della furia del mare e degli dèi dell’Olimpo, delle streghe, delle ninfe, delle sirene, dei ciclopi. «Un viso, un uomo, una flotta, una guerra un dono». Christopher Nolan è rispettoso del testo di Omero, più attento a coniugare la storia di Ulisse (Matt Damon) alle esigenze di uno spettacolo moderno, dinamico, molto chic che a dare quell’interpretazione visionaria del poema che pure molti supporter aspettavano. Nolan unisce il meraviglioso ariostesco all’epos omerico. Adegua, adatta, sottolinea. Rende accessibile la mitologia. Sangue, sudore e polvere sui cimieri dei re greci all’assedio di Troia, nel ventre del Cavallo prima delle fiamme o sul veliero del ventennale ritorno a casa del signore di Itaca, atteso dalla moglie Penelope (Anne Hathaway) che con la sua tela infinita di devozione e pazienza tiene a bada i principi usurpatori e dal figlio Telemaco (Tom Holland), debole e dubbioso, mentre Atena, la dea protettrice, sembra un’accogliente psicanalista. 

Sotto la volta di un kolossal che ricorda più Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg che Troy di Wolfgang Petersen, Nolan si concede un unico, vero colpo d’ala assegnando il ruolo di Elena di Troia all’attrice nera Lupita Nyong’o. Scelta ampiamente condivisibile, certo utile alla promozione del film, chiara concessione hollywoodiana al politicamente corretto. E il Nolan touch? C’è, si vede. E alla fine appaga: l’avventura ha momenti alti / altissimi di cinema-cinema e meta/cinema, sequenze da cineteca e anche fasi da blockbuster duro e puro. Con tutto questo, si può dire che l’Odissea ha il piglio del Ben Hur degli Anni Venti. Nolan conferma la sua grandezza e la sua visione politica, pacifista, eco – sentimentale, umanistica. E sviluppa come meglio non si potrebbe i temi omerici. Il senso di colpa, anzitutto. Ulisse affronta tutte le sfumature del tormento: 1) per aver vinto la guerra con uno stratagemma che ha accelerato la caduta della civiltà, 2) per aver sfidato gli dèi, 3) per aver consegnato al massacro i fedelissimi, 4) per avere abbandonato Penelope e Telemaco, il figliolo mai visto, a una vita di sacrificio, 5) per essersi consegnato al demone della vendetta. 

Odisseo è schiacciato dalle responsabilità, si sente sconfitto, protagonista di un fallimento personale e storico, travolto dallo stress post traumatico ma trascinato (e salvato) dal desiderio irriducibile di tornare a casa. Dunque, in quasi tre ore di film acceca con un tizzone ardente l’unico occhio di Polifemo (Bill Irwin), affronta i guerrieri Lestrigoni che sembrano intelligenze artificiali, viola più volte la legge di Zeus, assistito dal riluttante ma devoto Euriloco (Himesh Patel), scegliendo l’umanità ammalorata dal dubbio alla devozione senza domande al paradigma divino. Neutralizza i sortilegi di Circe la manipolatrice (Samantha Morton), resiste al canto delle sirene. Arriva nell’Ade di Tiresia (James Remar) e Sinone (Elliot Page), vede quel che resta del suo esercito spazzato via tra Scilla e Cariddi, passa sette anni di oblio insieme a Calipso, la ninfa innamorata (un’emaciata Charlize Theron), tenta con gli effetti allucinogeni dei fiori di loto di sanare ferite non rimarginabili. 

Torna nella reggia mentre i proci di Antinoo (Robert Pattinson, un cattivissimo di stampo shakespeariano) stringono i tempi per il matrimonio della regina e l’eliminazione dell’erede legittimo al trono di Itaca. Sistema la pratica da vero supereroe: è solo contro tutti, come la Sposa nella satira parossistica di Kill Bill. Nolan si concede particolari pulp, western e fantasy, compone le immagini dando gas con la forza dinamica della cinepresa, lo stantuffo del ritmo, la potenza dell’Imax 70 millimetri. Un viaggio immersivo, enciclopedico di quasi tre ore che non si sentono: elastiche, pastose, avvolgenti. Mai un raggio di sole in quel mondo cupo, sull’orlo dell’abisso dove pure si intravede l’alba di una nuova civiltà. Il cast e come Nolan lo dirige sono due punti di forza del film. Tutti sono al di sopra del loro standard. Damon restituisce con molta efficacia lo sgomento di Odisseo. Pattinson è un esempio di perdizione degno della saga di Batman. Hathaway ha la maturità regale di Penelope. Tom Holland è più bravo nella versione Gen Z di Telemaco con elmo e calzari che con le ragnate ai polsi di Spider-Man. 

ODISSEA di Christopher Nolan 
(Usa-Gran Bretagna, 2026, durata 172’, Universal Pictures) 

con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Charlize Theron, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Samantha Morton, John Leguizamo, Mia Goth, Benny Safdie 
Giudizio: 4+ su 5 
Nelle sale